E se la piantassimo qui?

Cara G,

fra circa un mese festeggiamo il nostro primo anniversario. Come in ogni buon rapporto di coppia, siamo partiti alla grande, dopo che la scintilla fra noi era scoppiata in maniera casuale, il classico colpo di fulmine, se la nostra unione fosse stata reale.
Abbiamo aperto la nostra brava pagina su FB, con un po' di presunzione abbiamo fatto anche progetti, ma invece a poco a poco la carica iniziale è andata smorzandosi ed oggi scrivere un post costa tanto, probabilmente ad entrambi.

Un collega una volta mi ha detto: il segreto perché una coppia duri non è accettarsi come si è, ma come si diventa.
In questi mesi ci siamo confrontati, fra noi e con i nostri lettori e le nostre lettrici. Più di una volta abbiamo suscitato un dibattito vivace che, spero, abbia portato una qualche utilità a tutti noi.
Ma le cose cambiano, forse non tanto per colpa nostra quanto per fattori esogeni più importanti di un passatempo fatto di parole. Finché una vocina dentro chiede: e se la piantassimo lì?

Ho sempre trovato patetici quegli sportivi – ma anche gente di spettacolo – che non si arrendono quando comincia l'inevitabile declino e si ostinano a calpestare i campi di calcio o i palcoscenici di categoria sempre più bassa. Meglio ritirarsi da campioni che tentare di cavalcare l'onda che non c'è più.
Non so se anche per noi è arrivato quel momento. Se lo fosse, non c'è niente di male nel prenderne atto. A te la parola.
Con affetto.

/M

Caro M,

mi sono fatta anch'io questa domanda ogni tanto. La mia lunga defezione ha inciso pesantemente sullo scorrere della nostra attività comune, e mi dispiace moltissimo. Tuttavia non so, mi dispiace davvero mollare qui. Forse perché ogni tanto trovo delle cose e la prima cosa che penso è "devo mettere questa roba su LG", per esempio. Per esempio ho un libro da recensire e non avrebbe senso farlo sul mio blog – l'altro -, per dire. Oppure certe notiziette stuzzicanti, se non finiscono sulla nostra pagina FB dove vanno?

Perciò ti faccio una proposta, spero non troppo indecente. Il vantaggio dei letti gemelli è che, diversamente dal letto matrimoniale, se ci dorme una sola persona alla volta non lo si manda per aria tutto quanto. E se facessimo così anche noi? Se semplicemente scrivessimo autonomamente, ciascuno con i suoi tempi, senza legarci ad argomenti, soggetti e modi dell'altro? Insomma, quando tu hai qualcosa da scrivere scrivi e pubblichi, e se io ho qualcosa da aggiungere lo faccio subito a ruota, se no il post rimane con la tua sola firma. E viceversa.

Insomma, non un accanimento terapeutico, piuttosto un adattamento ad una mutata situazione. Con la massima libertà, per conservare entrambi uno spazio a cui ci siamo affezionati (suppongo valga anche per te, per me è così) ma senza essere così legati.

Se ti va, se ci stai dentro.

Con affetto

/G

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Il triangolo no, non l’avevo considerato

NdR: questo post è stato pubblicato su Genitori Crescono circa un mese fa, nell'ambito del tema del mese. Di là c'è stata una bella discussione, vediamo se anche di qua qualcuno ha qualcosa da dire.

In questi anni di pratica genitoriale mi sono convinta che il fatto che nessuno ti racconti “prima” un sacco di cose sia legato ad una questione di conservazione della specie: se sapessi tutto tutto tutto, col cavolo che faresti dei figli. Una questione demografica, insomma. Ha un senso.

Una di queste è come cambia il sesso. Dove “cambia” è un eufemismo, poiché quello che succede è in realtà una specie di reset dei tempi e dei modi di fare sesso nella coppia, come imparare di nuovo. In un certo senso diventare genitori ci fa tornare vergini.

Prima di tutto cambia il corpo. Poiché dopo che un ordigno di circa 3 chili è uscito di là, l’idea di farci entrare qualcosa non è esattamente rilassante (la parola piacevole non viene neanche considerata. Avete presente la visita ginecologica al momento delle dimissioni dall’ospedale, dopo il parto? Ecco, in quel frangente, dopo aver scongiurato la dottoressa di non usare lo speculum, alla sua domanda su quale prodotto usassi per l’igiene intima, io ho risposto con un clamoroso lapsus, declamandole il nome di una pillola anticoncezionale. Per dire). Se ti tocchi, in quel periodo là, è tutto diverso, una zona di guerra, praticamente, con la quale devi familiarizzare ma… il più tardi possibile. E poi c’è il seno, che da parco giochi diventa mensa dei poveri, per ricca che sia. Dov’è finita la zona erogena? Chi ha detto erogena?

Poi cambia lui, il padre. Che se è uno sensibile ti vede come un tempio – non si fa l’amore nei templi, è risaputo – e se non lo è, sensibile, e avanza delle richieste, non fa che irritarti peggiorando la situazione.

Infine c’è il pupo. E quindi non c’è più una coppia, ma c’è un triangolo. Che, come dice il maestro, non avevi considerato (o, se l’avevi considerato, presumeva un terzo alto un metro e ottanta, non 60 centimetri).

Come in tutti i triangoli che si rispettino, la discrezione è la prima cosa. Lasciamo da parte i primi tempi (il sonno, l’allattamento, gli ormoni, ma anche il colpo di tosse che sentite dalla camera vicina e che prelude sicuramente ad una bronchite e si presenta puntuale proprio sul più bello: troppo facile questo terreno, ovvio che il sesso diventa l’ultimo dei pensieri): la faccenda della discrezione rimane finché costui, il terzo, non va all’università.

Da allegri compagni di baldoria che si uniscono in amplessi rumorosi in ogni angolo della casa e in ogni momento della giornata vi trasformate in clandestini. Il sesso trova spazio solo in camera da letto e solo la sera, quando la prole è a nanna. Sono banditi i suoni che potrebbero svegliarlo, e anche quelli, più cauti, che potrebbero fargli pensare che siete svegli e quindi pronti ad accoglierlo tra le (vostre) coltri. Vi ritrovate a consumare in un’atmosfera di deprivazione sensoriale che nulla ha a che fare con le fantasie di occhi bendati e tappi nelle orecchie che hanno l’obiettivo di amplificare le sensazioni (avete presente “Il danno”? quella roba lì), al buio e in perfetto silenzio, cosa che a volte ci sta e altre volte risulta un po’ frustrante. E a meno che non siate veramente bravi, lui c’è anche quando non c’è – che magari è dalla nonna, o al campeggio, o chessò – perché ormai questa modalità è la vostra nuova modalità, quella imparata nel momento del reset, nella vostra revergination. Dai e dai, una noia mortale.

Quindi non se ne esce? Come no, ognuno a modo suo. Io ho scelto una via un po’ lunga, che però tutto sommato ha dato i suoi frutti. Ho fatto un altro reset, costringendomi a buttare fuori la mamma dalla camera da letto e a reintegrare il sesso nella mia vita. Liberandomi dei segni della maternità, come prima cosa: della biancheria intima monacale, del linguaggio tutto pisellini e patatine che non rendeva giustizia… a niente, dell’idea di non poter/saper essere sexy. Ri-cominciando a parlare, leggere, scrivere di sesso, sfidando quotidianamente i dubbi sull’annosa questione “ma è lecito?”. Ho deciso che sì, lo è. Aiuta. All’inizio sembra una terapia, poi ci ritrova a spacchettare sex toys regalati dal marito. Ed è una grande vittoria.

/G

Premetto che il mio punto di vista con molta probabilità non rispecchia la maggioranza del pensiero maschile, ma spero che lo diventi quanto prima.
Ho vissuto le gravidanze di mia moglie come se fossi incinto anch'io: Il nuovo bambino, splendido volume del compianto Marcello Bernardi, l'ho imparato si può dire a memoria, soprattutto con la prima maternità/paternità. Ed avendo avuto una sorella ostetrica, è facile intuire che da sempre ho saputo che nell'ultimo mese di gravidanza e nei primi quaranta giorni post partum è buona regola igienico-sanitaria non avere rapporti, diciamo così, intensi.
Fuori di questo periodo a cavallo del parto tutto il resto è permesso e possibile. Salvo le eccezioni.

La prima è che il parto, pur non essendo una patologia ma un evento fisiologico, ha delle conseguenze prima di tutto sul piano pratico. Anche nell'ipotesi migliore, qualche punto di sutura viene dato, e prima che i tessuti della puerpera tornino alla normalità occorre un po' di tempo… e pazienza. Senza ingigantire problemi che non esistono.

Ma le difficoltà principali vengono soprattutto dal cervello.
I miei figli sono alla vigilia di tappe fondamentali della loro vita. Uno sta per aprire il suo ristorante a Parigi, l'altra inizia proprio oggi la sessione estiva degli esami universitari. Sono entrambi nei miei pensieri in ogni momento, sia che faccia saltare una pasta sia che impiatti delle costolette d'agnello. Però non ne parlo con chiunque mi capiti a tiro ad ogni pie' sospinto.
Vedo invece attorno a me madri sul filo del panico il cui universo ruota tutto attorno ai loro figli. E la maestra di qua, e la catechesi di là, e la pagella di su, e l'allenamento sportivo di giù. Del marito (il padre): NP, non pervenuta.
Padri assenti e madri ansiose. Coppie che vanno a farsi fottere, più che a fottere. Come dice giustamente G, occorre risettare il cervello, capire soprattutto che nessuno è mai morto se la mamma ed il papà si prendono un'oretta di legittima pausa da genitori, per tornare ad essere compagni ed amanti.
Credetemi: anche i figli si accorgeranno che in famiglia il clima è cambiato. E cresceranno meglio.

/M

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Quando finisce l’amore

Una delle tante serie tv sui medici: lui e lei sono sposati, e lavorano nello stesso reparto ospedaliero. Su un caso nasce un baruffone per opinioni contrastanti. Alla sera lui torna a casa quando lei è già a letto e sta leggendo, ancora incavolata nera. Lui, come se niente fosse, si prepara a fare all'amore. Lei lo rifiuta perché non riesce a scindere lavoro e coppia, e gli domanda:
- Ma tu non pensi ad altro che a far sesso?
Risposta di lui, sulla quale lancio un sasso:
- Sì, tutto il giorno penso solo a quando tornerò a casa e a quando farò all'amore con te, perché sei mia moglie e ti amo.

Molto spesso ci gingilliamo attorno a due affermazioni: 1. non esiste sesso senza amore, 2. l'uomo e la donna hanno "esigenze" diverse. Con tutto quello che ne consegue.
Se è legittima la risposta del medico della serie televisiva, come dobbiamo cosiderare le due affermazioni? E' vera la prima, e quindi la seconda è solo un paravento dietro cui nascondersi?
La biologia maschile e femminile sono effettivamente diverse o sono uguali? La voglia di far l'amore è come il colesterolo o la glicemia, che negli uomini è sempre alta, mentre nelle donne sale e scende?
Oppure le famose "esigenze" diverse sono un'invenzione retorica, prima che psicologica, dietro cui ripararsi e nascondere un calo – se non proprio la fine – di un rapporto d'amore nella coppia, di cui non abbiamo l'onestà di prendere atto? A far pendere la bilancia a favore di questa seconda tesi è che, quando finisce un amore, di sicuro finisce anche la voglia di far sesso.

Lancio il sasso, e spero nei contributi (onesti!) dei nostri amati lettori/lettrici.

/M

Con tutto il rispetto, M, col cavolo. Col cavolo che faccio sesso con uno con cui ho appena litigato, col cavolo anche se è il mio compagno, anche se lo amo, anche se lo amo tantissimo, guarda un po'. Trovo che a volte l'amore sia decisamente sopravvalutato dagli uomini.
Per amore si può fare qualunque cosa, sopportare tutto, secondo voi. Beh, no, non è così. E soprattutto, ahimè, l'amore non c'entra sempre col desiderio. Posso amare moltissimo senza desiderare, e desiderare con la stessa intensità qualcuno che non amo affatto.
Stranezze? Può darsi, di certo non scuse.

Poi la risposta del medico che citi sarà anche legittima, ma per me non funziona così (come evidentemente era anche per sua moglie).
Ragioniamo: abbiamo appena avuto una discussione (che sia una cosa di lavoro o di altro non importa, la sostanza non cambia), ce ne siamo dette di tutti i colori, siamo incavolati neri. E lui che fa, tutto bellino? Quando arriva il momento pretende che io sia lì a scambiarmi effusioni con lui come se poco prima stessi discutendo con qualcun altro. Ma stiamo scherzando?
Troppo semplice la testa degli uomini, le cose sono bianche o nere, se A allora B, senza possibilità di sfumature.

E invece la vita è fatta di sfumature. Tipo di grandi amori che rimangono grandi anche se in certi momenti lui/lei vorresti solo che sparisse dalla tua vita. Tipo di grandi amori costellati di piccoli odi.

/G

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Ricette facili per calde serate estive

 

Ingredienti

Una grossa fetta di anguria

Mezzo melone

Pere

Salumi

Formaggi

Marmellata di fichi

Una bottiglia di champagne (per iniziare)

Preparazione

Mixate a piacere gli ingredienti, tanto se le cose vanno come devono non mangerete. 

Fate un mutuo e compratevi un abitino mozzafiato e un completino intimo che vi sta benissimo ma voi non lo sapete perché non avevate il coraggio di guardarvi allo specchio senza arrossire (in alternativa al mutuo, datevi ai mercatini, con scrupolosa minuzia. No, la padella magica che si pulisce da sola non vi serve). Indossate il tutto. Lasciate perdere il tacco 12, meglio a piedi nudi.

Mettete su la vostra musica preferita e preparate la tavola. Non dimenticate i calici, mentre le candele sono opzionali. Oltre a piatti, posate, tovaglioli e bicchieri, sistemate sul tavolo anche un paio di sex toys – tra la caraffa dell’acqua e il tagliere dei formaggi saranno perfetti. Nel piatto del vostro partner adagiate una mascherina di pizzo nero. 

Ah, lo champagne. Stappatelo quando lui è ancora sulla porta di casa. Bevetene un sorso a canna e invitatelo a fare altrettanto.

Buon appetito.

/G

Com'è strana la vita: pur facendo del cibo la mia professionalità non ho mai abbinato per me un menu ad una situazione seducente. Forse proprio per questo.
A pensarci bene la tavola non è mai stata galeotta. O forse sì, ma si è trattato di casi più unici che rari. Il fatto è avvenuto a prescindere, il contesto mai gastronomico. Sesso e cibo sono stati momenti separati, sebbene facciano riferimento alla stessa zona erotica: vista, olfatto, gusto, ventre, e su tutto il cervello nella sua attività emozionale.

Eppure sì, nel collettivo immaginario tavola e letto sono archetipi della stessa attività. Pensiamo alle situazioni più immaginifiche.
La terrazza sul retro di una casa al mare stile New England, con i gradini che scendono direttamente sulla spiaggia, chiaro di luna, il debordare lento e ritmato delle onde sulla sabbia, il sottofondo di un lounge jazz che si amalgama con la cantilena della risacca.
Davanti ad un piccolo tavolo una coppia, sulla tovaglia di lino (ma anche un antico cotone fa molto romantico) una serie di stuzzichini e due calici di spumante italiano (per fare i brillanti ce n'è anche oltre i 40 euro, senza andare Oltralpe).

Come direbbe il filosofo della via Gluck, l'importante è avere una ragazza di sera, quella giusta a prescindere da cibi e bevande, quella con gli ormoni giusti.
Ed allora via alla fantasia, nonostante i 30 gradi notturni che trasformano il letto in un bagno turco e le lenzuola in asciugamani per asciugare il sudore che cola senza ritegno, rendendo le persone delle anguille scivolose senza bisogno di creme ed olii essenziali, ed i liquidi corporei un'unica indistinta entità.
Buona degustazione.

/M

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Mi chiamo Gino, ho 2 figli…

Ho un appuntamento con una persona per presentargli la mia società. Ci siamo sentiti via email, quindi non l'ho mai visto. Finalmente ci incontriamo. Lui è figo, decisamente figo. E sa di esserlo. Figo con classe, peraltro: la prima cosa che dice è che gli piace molto la mia collana, dove l'ho comprata? Mi parla di lui: "Mi chiamo Gino, ho N anni, una moglie, 2 figli. Ho fatto… [segue elenco delle meravigliose esperienze professionali]". Tocca a me. "Mi chiamo G, ho N anni…" Lui: "N? Ma come fai? Mi devi insegnare, sembri mia figlia!". Eccetera. Insomma, complimenti come se piovesse, ma fatti con classe, una cosa che sembrano quasi sinceri. Il nostro incontro è esclusivamente professionale, e procede in questa direzione.

Quando finiamo, però, ripenso a quello che ci siamo detti, e, presa dal demone dell'astrazione, mi si fissa in testa una domanda: ma perché gli uomini sentono il bisogno di dichiarare il loro stato di famiglia, mentre generalmente una donna non lo fa? Twitto il mio dubbio e ne emerge una interessante conversazione, che tento di riportare:

 

Io: Quizzone: gli uomini che quando si presentano dichiarano subito moglie e figli perché lo fanno? Cosa li spinge? Cioè, si stanno dichiarando sposi fedeli e padri esemplari oppure disponibili ma senza impegno?

Lui1: 1) metti subito in chiaro le cose; 2) non c'e' nulla che una donna trovi piu' attraente di un uomo occupato … ma sul perche' di tale deformazione femminile, devi chiedere a donne. io non me ne capacito :) Il messaggio e' univoco. la ricezione del messaggio rientra nelle sinapsi femminili che sono sono per me un profondo mistero …

Lei1: E' di CL.

Lei2: io lo faccio tutto il tempo per avvertire che amici e scherziamo, ma qui c' è il confine. Se non lo capiscono, poi, meno direttamente.

Io: No, Lei1, mi sento di escluderlo. Lei2, ma tu sei una donna. E poi lo fai anche in contesti professionali?

Lui1: le ragioni per la dichiarazione sono spesso differenti tra uomini e donne. le reazioni poi sono diametralmente opposte …

Lei2: No, nei contesti professionali meno direttamente:-)

Io: Ecco Lei2, è questo che non mi spiego. Lui1, quindi uno che lo fa sta mandando un messaggio, insomma?

Lui1: io lo uso come filtro. se dopo aver comunicato stato matrimonial/paternale aumenta la quantita' di bava, vieni da me catalogata direttamente nella categoria 'stronza amante di sex & the city con cui non tentare nemmeno di stabilire una relazione umana'. imho e' uno degli atteggiamenti piu' detestabili al mondo … ma forse forse sono un po' radicale :)

Lui2: Bah, ci sono persone che magari tendono a parlare di ciò a cui tengono, il che è un atteggiamento unisex. La tendenza a interpretare qualsiasi cosa invece non saprei se attribuirla a entrambi i sessi :-)

Io: Lui2, la mia è una sincera curiosità. Una donna non lo fa mai, a meno che non voglia deliberatamente tracciare dei limiti, e comunque non lo fa in ambito professionale, mentre per un uomo è più frequente… Lui1, ma quello che dici succede se già si è manifestata… la bava :)

Lei2: Sul non farlo mai non so. Non mi presenterei mai, e men che meno in ambito professionale, come "occupata", ma come "mamma" sì. Mi piace che si sappia. :) [ndr: Lei2 è mamma da pochi mesi]

Io: Eh, Lei2, ti piace adesso… :D

Lui3: G, secondo me un uomo non si fa troppi retropensieri. Dice di sé la cosa che gli sembra più rilevante. La prima cosa che direbbe se gli chiedessero: descriviti.

Io: Mmm, quindi nessun secondo fine, Lui3. Continuo a chiedermi che cosa c'entra, però, in un contesto professionale… Non è rilevante questa informazione, no? Una donna non la darebbe, declamerebbe il suo cv e pace. Vuol dire forse che la famiglia è per un uomo un elemento rilevante anche professionalmente? Una specie di soft skill?

Lei3: Direi che le alternative sono due: 1) sono impegnato, non mi interessa altro; 2) se ti va di giocare un po', sappi sin d'ora che resterà un gioco. Ho famiglia. Cmq, in ambito di colloqui o contesti professionali io di solito non lo dico a meno che (e cmq con la finalità 1) non mi trovo davanti qualcuno che abbia lo sguardo un po' da pesce lesso e il fare un po' scivoloso … Ti dirò di più, talvolta ho parlato di un marito quando nemmeno esisteva.

Lui4: E se uno lo dicesse semplicemente perché è contento di averli?

Io: …Da cui emerge che sono io che la faccio più complicata di quello che è.

Lui3: Non vorrei deludervi. Le donne certo danno una grande importanza alle informazioni e ai dettagli relazionali, anche in una fase iniziale di conoscenza, perché sono interessate da subito a definire i confini della relazione. Gli uomini nella prima fase hanno un interesse molto basso in questo senso. Al massimo valutano un potenziale interesse sessuale (che poco ha a che fare con le relazioni personali). Se parlano di qualcosa che riguarda le loro reali relazioni, tenderei ad escludere, almeno in media, che lo facciano con un fine di quel tipo.

Lei3: E secondo te e' per forza diverso?

Io: Lui3, io mi riferivo al fatto di dare queste informazioni in un contesto professionale, quindi non amicale e neanche tra colleghi, dove sarebbero più che comprensibili. Lei3, non so se è diverso, me lo chiedo.

Lei3: Io avevo una collega nei cui confronti tutti/e si facevano la stessa domanda che ti fai tu. Al punto che un cliente chiamò il suo responsabile per chiedergli "perché mi parla di suo marito ogni volta? Non penserà che ci potrei provare!". Magari e' più trasversale di quanto non si creda …

Lui4: Però da quando ho figli trovo più interessanti donne con figli…

Lui3: Ma perché pensi debba esserci un fine particolare? Certo dipende dalla situazione, ma anche in contesti professionali capita di parlare di sé. A me è sicuramente capitato in apertura di riunioni, per rompere il ghiaccio, di parlare di fatti miei. Escludo di averlo mai fatto per mandare messaggi nascosti…

Io: Lui4, tu quoque??? Ci sono in giro ricerche che confermano questa cosa, vai a capire perché.

Lui3, non penso niente, mi sorge il dubbio, ecco. Lei4, è questa trasversalità che mi incuriosisce.

Ecco, tutti anonimi, naturalmente. E voi che cosa ne pensate?

/G

Per una volta mi defilo in ordinato silenzio, perché ci sono già tanti pareri su cui discutere. A voi la parola.

/M

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Come scoprire quanto siamo bisex

"Di fronte ad una coppia sono attratta da lei, non da lui". Questo mi confessava una lesbica, alla mia domanda di come una donna si accorga di essere omosessuale. Altre, con cui ho parlato, più che lesbiche erano omofobe, o per precedenti esperienze traumatiche con uomini, o per "impostazione ideologica" di pseudo femminismo. Penso che ragionamenti analoghi valgano anche per i gay, con i quali non ho avuto contatti di sorta.
LoversNel periodo in cui mi intrattenevo con le lesbiche una in particolare mi aveva colpito: alla indiscussa superiorità intellettuale aggiungeva un comportamento che mi appariva perlomeno stravagante: era unita ad un compagno, ma periodicamente si concedeva degli svaghi con qualche amica.
Pensavo: o stai da una parte o dall'altra, non riuscivo a capire come potesse fare la cavalletta sessuale. Evidentemente mi sbagliavo, perché esiste anche la bisessualità, come affermano alcuni ricercatori della Northwestern university di Chicago. Resta da capire come una persona scopra se è bisex.

Non basta, credo, provare ammirazione per rappresentanti del proprio sesso. A me piace Richard Gere, come Sean Connery, Bruce Willis, Tom Hanks o Hugh Grant, ma non mi passa neppure in sogno di scambiarmi neanche una carezza con uno di loro. Ammetto, però, che qualche rarissima scena hard di omosessualità maschile mi ha eccitato: basta questo per affermare che anch'io sono bisex?
Ne dubito fortemente. Occorre di più, molto di più.
Ci sono cose che ci attraggono ma che non rientrano nei nostri modi di vita. Penso ai tablet di cui si vagheggia molto; pur essendo un appassionato di nuove tecnologie, il tablet mi piace, ma non lo vedo nella mia vita. Preferisco sentire il contatto con la carta, andare in Internet sul mio pc, telefonare con il mio smartphone.
Anche il minestrone è buono, ma preferisco la passata.

/M

Un giorno ero in tram, di fronte a me c'erano due ragazze, molto molto giovani, che se ne stavano vicinissime. A un certo punto una delle due ha iniziato ad accarezzare l'altra sui fianchi. Era così delicata e tenera che non ho potuto fare a meno di continuare a guardare. Mi sono commossa, anche. Anche quando le effusioni si sono fatte più esplicite.

Ho una lunga esperienza di frequentazione di persone omosessuali. Per un periodo (molto bello) la mia casa sembrava una sede dell'Arci Gay. E la cosa che ho sempre apprezzato era il loro modo di parlare apertamente e senza grandi pregiudizi – verso di me, etero – di come, quando, perché avevano scoperto la loro omosessualità. Una volta la mia amica mi disse: "dipende da cosa sogni". Ecco, credo che sia tutto qui. Dove per sognare si intende tutto il mondo dell'immaginazione, delle fantasie, dei desideri, non solo l'attività onirica. 

Tuttavia non escludo le sortite eccezionali, non credo che questi "sogni" siano fissati una volta per sempre. Mettici anche che il contatto tra due donne è meno "cruento" di quello tra due uomini, e che se è abbastanza difficile avere contatti – anche solo in tv o al cinema – con una situazione al maschile, non altrettanto è per una al femminile. E la familiarità aiuta a superare le barriere. Insomma, più che questione di gusti forse è questione di opportunità, chissà.

(Per la cronaca, i miei amici omosessuali odiavano i bisex, perché li consideravano degli opportunisti. Territorialità, suppongo).

/G

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Libri: L’intelligenza erotica

Esther Perel lavora quotidianamente con le coppie (qualunque tipo di coppia) con problemi della sfera sessuale. In questo libro racconta la sua esperienza attraverso i casi con cui si è trovata ad avere a che fare.

Il cuore del discorso è quello sul quale in questi giorni ci stiamo soffermando: il sesso domestico. Addormentamenti della passione, cali della libido, ma soprattutto relazioni sbilanciate, che trovano spesso nel passato dei loro protagonisti la causa dei problemi.

More about L' intelligenza erotica

La cosa sulla quale mi sono soffermata con maggiore curiosità è un concetto tanto logico quanto inquietante: la confidenza non va d'accordo col desiderio. Lascio a voi l'approfondimento dell'argomento attraverso la lettura del libro, mi limiterò a fare qualche considerazione.

La confidenza, l'intimità, ci mettono in una situazione di massima empatia con il nostro partner sessuale. Questa empatia fa sì che le nostre modalità di rapportarci a lui, a letto, si orientano all'accoglienza, alla tenerezza, alla considerazione dell'altro – e dunque all'annullamento del nostro egoismo (brutta parola, ma fondamentale, nel sesso). Il ragionamento non fa una grinza: se io penso più a te che a me, automaticamente ti attribuirò desideri che magari tu non mi hai mai comunicato, perché a tua volta preoccupato di compiacermi.
E tenerezza dopo tenerezza, addio desiderio. Conservando un po' di sano egoismo, invece, è più probabile che ti chiederò quello che voglio piuttosto che darti quello che secondo me tu vuoi, ed ecco che siamo più contenti tutti e due. L'ho banalizzata molto, ma credo che il senso sia questo. 

Io sono d'accordo. E voi?

(Ah, leggetelo, il libro, se non vi siete arresi).

/G

Scorgo nelle parole della mia partner una qualche svolta rispetto al passato. O sbaglio? Nulla di male se così è, perché anch'io sto cambiando alcuni modi di vedere.
Dietro tutte le parole che G usa c'è un grande valore: il rispetto reciproco. Che è la tomba della passione quando – parafrasando quanto sta scritto nei tribunali – il rispetto è uguale per tutti, ma per qualcuno è più uguale.
"Cara, vieni a fare la doccia con me?" che tradotto significa: andiamo a trombare dentro la cabina.
"No, falla prima tu, io devo lavarmi i capelli". Traduzione: non ho voglia di scopare nella doccia.
E siccome rispetti la sua volontà ti infili sotto l'acqua e pensi ad altro.  Di esempi come questo se ne possono fare tantissimi, e lascio all'esperienza di ognuno/a farne l'elenco.
Avviene così che, rispettando oggi e rispettando domani, certe fantasie restano tali ed il cammino della coppia si incanala dentro i binari di una sana e monotona routine.

D'accordo quindi con G (e l'autrice del libro che non ho letto) che a volte bisognerebbe lasciare da parte il rispetto per essere un po' più egoisti.  Pensare un po' di più al proprio piacere.
Se il nostro partner è intelligente un pensierino lo dovrà pur fare: se lei/lui pensa per una volta solo a sè, forse un motivo ce l'ha, forse non le/gli dò quello che desidera. Se il segnale viene raccolto, ecco che la fiamma si ravviva; in caso contrario forse c'è qualcosa da rivedere.
Sono consapevole che tutto ciò potrebbe portare a facili giustificazioni per l'avventura, il tradimento o il ricorso al sesso mercenario. Ma siamo onesti: la colpa di separazioni e divorzi non è mai da una parte sola, sarà pure un 5 o un 10%, ma qualcosa spetta anche all'altra parte.

/M

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Qual è il miglior antirughe?

Sto cercando un buon trattamento antirughe. Ma nonostante siano le donne le migliori esperte del settore, mi rivolgo soprattutto ai nostri amici uomini.
La prima ruga mi è venuta attorno ai trent'anni. Ancora abituato a dare e ricevere del "tu" da tutti, sono rimasto sconvolto un giorno da una sbarbina che mi dette del "lei". Ma come? Porto ancora i jeans e la t-shirt, la barba da sessantottino e nessun capello bianco, e sono così vecchio a trent'anni da meritarmi il "lei"? E comparve la prima ruga.
A questa ne seguì un'altra il giorno che buttai lì una proposta di tradimento. "Se proprio volessi tradire mio marito – fu la risposta – me la farei con un giovincello".  Ecchecavolo: prima ero troppo giovane per le mature, poi troppo vecchio per le stesse mature.
La terza e più brutta ruga compare quando neppure la moglie ti bada più. Nonostante ti sforzi di curare la pelle e l'aspetto, nonostante tutto funzioni ancora a meraviglia, anche se qualche scotto si paga con il passare degli anni, nonostante guardandoti allo specchio ti dai ancora un voto di sufficienza, nonostante tutto ti accorgi di essere sempre più un compagno più che un amante.

Mi sa che il trattamento per queste rughe non è ancora in commercio. Bisogna allora rassegnarsi o c'è qualche medicina?

/M

La prima volta che ho visto delle rughe sul mio viso ho dato la colpa alla donna delle pulizie: eccheccavolo, è questo il modo di pulire gli specchi? Ma poi ripensai alla giornata appena trascorsa: era nato mio figlio. Sono andata in profumeria a fare shopping.

Qualche tempo dopo, un tipo appena conosciuto, diversi anni meno di me, se ne esce con un infelice: "tu sei una mamma, non ti si può nemmeno più considerare una donna". Seconda ruga, impacchetta e porta a casa. Profumeria.

La terza la vidi una mattina, al risveglio. Che la sera prima avevo preferito un libro. Mi chiesi se avesse senso tornare in profumeria o se invece era giunto il momento di farsene una ragione.

Contro le rughe, queste rughe, ahimè le creme possono fare poco. Perciò quando ho visto che ne stava spuntando una quarta… ho aperto questo blog ;)

/G 
 

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Il sonnellino dopo la tempesta

Cosa c'è di meglio che appisolarsi, o addirittura prender sonno, dopo aver fatto l'amore? Il corpo (e la mente) entra in uno stato di rilassamento e di appagamento che trovano nel sonno un normale e degno coronamento.
Attenzione, però. Se vi addormentate per primi avete la coscienza doppiamente sporca: siete una persona che non fa le coccole e non volete discutere col partner. A queste conclusioni è arrivata una ricerca degli psicologi dell’Università del Michigan e Albright College in Pennsylvania (Usa).

A parte che mi piacerebbe sapere cosa ne pensano di chi si addormenta durante il rapporto sessuale (conosco chi gli è successo), a me sembra la solita emerita fregnaccia targata US University.
Di norma dopo l'amore ce ne stiamo abbracciati, con l'unica avvertenza che preferisco "scendere" da lei per non gravarla con i miei ottanta chili. In questa posizione prendiamo sonno, contemporaneamente o quasi. Il che farebbe presumere agli studiosi che c'è un bel rapporto reciproco.
Ma può succedere che l'amplesso sia avvenuto – per esempio – quando mi sono appena svegliato dalla pennichella pomeridiana; un altro sonnellino è impensabile. Lascio allora la mia compagna a letto per godersi il
suo riposo e vado a fare qualcosa di utile. In questo caso, cosa nasconde lei? Perché rifiuta la discussione? E discutere perché e su cosa?

La stessa cantonata è che sarebbe lui – senza sesso – ad addormentarsi dopo, sperando che lei d'incanto si svegli e cambi idea, magari perché le è apparso l'arcangelo Gabriele. Mi sembra vero proprio il contrario.
Se lui ha approcciato la partner sperando in un amplesso ed è stato rifiutato, è molto facile che si giri dall'altra parte e si metta a dormire, mentre lei continua magari la lettura del libro preferito. A questo punto, se c'è qualcuno che vorrebbe aprire una discussione sul no, è proprio lui che ci rinuncia e si addormenta per primo.
Può darsi però che qualcuno si comporti in maniera differente, ed abbiano ragione gli studiosi, ma ne dubito.

/M

C'è una cosa degli americani che li rende incredibilmente diversi da noi: loro devono parlare, discutere, chiarire, definire, far emergere la verità, come se fossero costantemente sul lettino dello psicanalista. I non detti – ma anche i non "fatti" – nascondono per forza qualcosa, l'omissione è menzogna travestita, sottrarsi al confronto non è lecito. Lo trovo estenuante.

Letta in questa chiave, la ricerca citata da M ha un senso. Se mi addormento per prima vuol dire che nascondo qualcosa, che non voglio condividere l'intimità del "dopo" con il mio partner. Giustamente M si chiede anche "discutere perché? e su cosa?". Appunto.

Superato l'adolescenziale "ti è piaciuto?" che cosa ci dobbiamo dire? Se rimane qualcosa da aggiungere, per me, è quello che non siamo riusciti a comunicare prima, col fare. E non so se dare a ciò una lettura positiva, ma sono portata a pensare di no. Poi, per carità, c'è la volta che rimane sì qualcosa, magari anche un sacco di cose, ma non in una normale routine di coppia (che brutta parola routine, qualcuno mi salvi da questo mood, per favore).

Trovo bellissimo addormentarsi dopo. Prima o dopo di lui non importa. Se vado prima, il bello è nel suo abbraccio, nel calore dei corpi. Se lo vedo addormentarsi, mi piace la sua espressione, il suo modo di scivolare nel sonno tra le mie braccia. Qual è il problema?

(E' incredibile quanti soldi ci siano per la ricerca negli USA, non credete?).

/G

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Mutandoni e piume di struzzo

Riprendo la palla e rilancio, tanto per restare nel linguaggio maschile. Quando nella vita di coppia avviene un cambiamento improvviso – come mettere in fondo al cassetto "le piume di struzzo e i corpetti stringivita" – qualcosa deve essere successo per forza, perché un temporale non nasce o muore con uno schioccar di dita.
La prima cosa da fare dovrebbe essere andare alla radice del problema.
Può succedere che un lutto improvviso in famiglia, una seria preoccupazione finanziaria, una grana giudiziaria, un periodo di super stress sia la causa di un temporaneo appannamento. Temporaneo. E' comprensibile, è normale. Passerà.

Meno comprensibile, meno normale è che molte donne, arrivate ad un certo punto, incomprensibilmente (per noi) tirino giù la saracinesca, incolpando addirittura il proprio compagno se non fa altrettanto.
Superficiali, incoscienti, insensibili, sempre arrapati. Sono gli epiteti migliori che ci meritiamo perché ogni tanto, nonostante tutto, gradiremmo mezz'ora d'amore, di coccole, meglio ancora se di sesso. Nonostante le disgrazie, nonostante tutto il mondo ci crolli addosso.

Una volta qualcuno ha giustificato il matrimonio affremando che la vita è troppo dura per essere affrontata da soli. Giustamente F parla nel commento di alleati. E non c'è alleanza più duratura di quella consacrata a letto.
Ovvio che non tutte le ciambelle escono sempre col buco. Magari se il nostro testosterone maschile fosse sempre quello dei 16 anni. O per fortuna che non dura nei decenni. La fregatura è che cala la frequenza del desiderio, ma cresce la voglia dello straordinario.
Forse varrebbe la pena di invertire le fasi. In gioventù vanno benissimo anche le mutande ascellari, più avanti le piume di struzzo e le guepière. Cercate di capire anche noi, tanto noi non riusciremmo mai a capire voi.

/M

Si direbbe, a leggere quello che scrive M, che il fatto di addormentarsi, sessualmente parlando, sia una prerogativa delle donne. Prendo in prestito una delle millemila ricerche che ogni tanto citiamo per provare a confutare questa tesi:

 

[...] con maggiore frequenza è la scarsa attenzione del marito, nel quotidiano e a letto, a spingere una madre a tradire il coniuge. Non è un caso che nei giorni immediatamente successivi alle feste comandate, come Natale, San Valentino e il Primo Maggio, il portale AshleyMadison.com registri, in tutto il mondo, aumenti delle ‘iscrizioni rosa’ che variano dal 200% al 400%. Durante le festività, ultimo esempio la Festa della Mamma, il bisogno di attenzioni femminili cresce ma le aspettative di mogli e fidanzate vengono troppo spesso disilluse…”.

Il sondaggio, inoltre, conferma che la presenza di figli contribuisce a un calo del desiderio nella coppia. L’83% delle madri intervistate ha constatato una drastica diminuzione dell’attività sessuale con il proprio partner dopo la nascita di un figlio, con un numero di rapporti calato fino a un massimo di tre volte al mese e, in alcuni casi, sceso a zero. Al contrario di quanto si pensi, il 75% di loro vorrebbe una vita sessuale più attiva ed è pronta anche a tradire il proprio partner per ottenerla.

Qui l'articolo sulla ricerca.

Come la mettiamo?

Credo che sia una questione di dinamiche, non di ormoni. Credo che la vicinanza, la confidenza, il fatto di esserci sempre – oltre al tran tran, naturalmente – tolgano a poco a poco la curiosità, e con essa la poesia. A entrambi.

Mi chiedevo di là, trascinata dai commenti, se il sesso è imprescindibile in una coppia. Una volta avrei risposto di sì, adesso non lo so più. Cioè, l'importante, credo, è trovare un equilibrio. Stiamo insieme per farci compagnia, per invecchiare insieme, per veder crescere i nostri figli, e ci amiamo moltissimo, anche, e anzi facciamo sesso, chiamiamolo sesso coniugale, quello stabilito per legge, insomma: ma è proprio necessario che facciamo i fuochi artificiali a letto? E poi, venendo alle piume, non diventiamo un po' ridicoli? Ridicoli adesso, mentre non lo saremmo stati sicuramente a 20 anni.

Forse è qui il punto.

I fuochi artificiali finiscono quando smetti di ridere. Di ridere facendo l'amore, intendo. Quando fare sesso diventa un'attività che non tollera intrusioni emozionali. A 20 anni, mentre fai sesso, puoi permetterti ad esempio il lusso di uscirtene con un'osservazione del tutto fuori luogo e non interrompere quello che stavi facendo. Si ride come matti ma non si perde il piglio, si continua nell'attività. Ma dopo 20 anni?

I fuochi artificiali finiscono quando il sesso diventa un'attività (mi verrebbe da dire un task) che inizia e finisce – e deve finire – e non un gioco continuo, il flirtare in ogni momento che quando trova terreno fertile va oltre il flirt e. Se ti stuzzico, un po' ti provoco, ti lancio un'occhiata o allungo una mano solo così, per divertimento, è come se continuassi a flirtare con te. E appena il campo è libero va da sé che la provocazione viene raccolta. Ma dopo 20 anni?

I fuochi artificiali finiscono quando il corpo dell'altro cessa di essere un luna park. Un luogo di felicità reciproca, un luogo indistinto, anche, perché dove finisce il mio e inizia il tuo è difficile da dire. Ma dopo 20 anni?

(Io l'ho detto prima, che sono in un periodo un po' difficile, quindi non accetto lamentele. E comunque, sia chiaro, io il mio boa ce l'ho e non lo abbandonerei per niente al mondo. Parlo in generale, ecco). 

/G

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