Il dramma del gabinetto

Ospitiamo con vero piacere Melete, una delle nostre più assidue lettrici e commentatrici. L'argomento da lei scelto non è facile e si inserisce nella scia inaugurata da Erica Jong (Paura di volare) sui gabinetti dei vari paesi europei. Aspettiamo un altro post sulle mestruazioni. /M

Buongiorno a tutti, e in particolare agli admin, che mi hanno gentilmente concesso l'onore di scrivere un guest post.

Come alcuni di voi sapranno, se non altro dai miei commenti, io sono una via di mezzo tra uno spudorato Baudelaire e quel bacchettone di Seneca (moralmente parlando, beninteso: non ho alcuna pretesa ad avere la stessa levatura in termini letterari, che probabilmente, in entrambi i casi, è ineguagliabile). La mia anima senecana voleva dunque spingermi a parlare di argomenti “morali” in questo post, mentre la parte baudelairiana cercava di convincermi a raccontare di depravazioni che farebbero arrossire il Marchese De Sade. Lo confesso, le ho ignorate entrambe. Un Archiloco di passaggio mi ha ispirato nella selezione dell'argomento. Lo vogliate o no, oggi parlerò di un vero e proprio dramma: il bagno in comune.

Néccá,Sì, sembra una cazzata (tanto per usare l'ennesimo francesismo). Tutti, o quasi, condividono un gabinetto con almeno una persona dell'altro sesso. Io sono di parte, appartenendo a un sesso solo, e, in quanto tale, parlerò dell'argomento dal mio punto di vista. Signori uomini, liberissimi di rispondere.

Per quanto riguarda il bagno, le scuole di pensiero sono sempre divise in due: gli uomini che lasciano la tavoletta alzata e quelli che hanno la cortesia di abbassarla; quelli che fanno pipì fuori e quelli che la fanno dentro; quelli che “dopo” si lavano le mani e quelli che non se le lavano. Tutto dipende, io credo, dall'educazione data al soggetto.

Bisogna considerare, innanzitutto, che, per un uomo, l'organo più importante del proprio corpo è il proprio pene. Come dice Samantha di Sex And The City, “per le donne, 'noi' significa 'tu e io'. Per gli uomini, 'noi' significa 'io e il mio pene'”. Quindi, per molti uomini, non lavarsi le mani dopo aver fatto pipì è normale. Per loro, il pene non è un'appendice esterna piena di batteri, ma un organo sacro e venerando da non offendere in nessun modo, soprattutto non considerandolo sporco. Be', cari maschietti, vi devo dare una cattiva notizia: così non è. Il vostro pene contiene tanti microbi e batteri quanti ne contiene la pipì che esso produce, quindi lavarsi le mani dopo averla fatta non deve essere un optional.

Di solito, coloro che non si lavano le mani “dopo” lo fanno perché sono dei cafoni, motivo per cui spesso sono anche le stesse persone che non abbassano la tavoletta e che rendono il bagno una laguna di urina. Per amore della scienza, tuttavia, tratteremo i due casi separatamente.

Prima di tutto, la tavoletta. Vi dipingo la scena. 3 di notte, vostra moglie ha un urgente bisogno di andare in bagno. Si alza dal letto e corre nel luogo preposto alla soddisfazione del suo desiderio. Tutto questo al buio, per non svegliarvi. Con gli occhi cisposi, senza accendere la luce per non accecarsi, trova a tastoni il gabinetto e vi si siede sopra. Un gelo siberiano si diffonde per le sue natiche, insieme alla più grande sensazione di disgusto mai provata. Ecco, pensate a voi stessi. Che cosa fareste, se foste obbligati a farla seduti, in una situazione del genere? Io, come minimo, andrei da mio marito e lo appenderei al lampadario per i testicoli.

La parte più disgustosa della scena, tuttavia, non dipende dal freddo del gabinetto. No, la cosa più irritante e schifida è il fatto di sapere che ci si siede sull'urina altrui. Perché signori, ammettiamolo: non siete capaci di farla dentro. È un dato di fatto, non ve ne facciamo una colpa. Se, per voi, la soluzione più logica (sedersi per fare pipì) è umiliante (questo grazie a una società che vi fa credere che possiate essere “veri uomini” soltanto non facendo cose “da femmina”), porvi rimedio non è difficile: espletato il vostro bisogno, basta prendere un pezzo di carta igienica e asciugare dove si ha sporcato.

Io proporrei una soluzione: far pulire i bagni agli uomini. Sempre e da sempre. A partire dai 14/15 anni. Così, se non altro, imparano che cosa voglia dire mettersi a paciugare con i fluidi altrui. Perché, ricordiamocelo, i vizi degli uomini sono come la gramigna: se non si estirpano subito, si moltiplicano e rendono il campo incoltivabile. Con questa passo e chiudo.

Melete

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Quando sei pronta chiamami

La ragazza che mi prende in consegna non l’ho mai vista, deve essere nuova. Mi fa strada attraverso i corridoi che ormai conosco bene, senza voltarsi, sa che la sto seguendo. Non c’è nessuno, solo lei ed io, ho chiesto ed ottenuto che si facesse presto, se proprio si deve. La ragazza si ferma davanti a una porta e mi fa cenno di entrare. Mi indica un pacchettino che sta sul lettino e, mentre esce chiudendosi la porta scorrevole dietro di sé mi dice: “Quando sei pronta mi chiami. Io sono Elena”.

Ci metto un po’ a liberarmi di tutti i vestiti. Fuori fa freddo e ho strati su strati di indumenti. Alla fine apro il pacchetto e indosso il perizoma che c’è dentro. La chiamo. Sono pronta. Elena mi fa stendere e mi prepara e si prepara. “Hai freddo?”, “No, va bene”. Per i prossimi 40 minuti ci sarà questo misto di dolore e piacere che poche situazioni sanno dare. Soprattutto fra un quarto d’ora, quando arriverà a…  
Deve essere a quel punto che mi chiedo: ma perché aspettano fuori mentre una persona si spoglia? Di lì a poco le metteranno le mani addosso, in un modo che definire impudico non descrive neanche lontanamente la situazione. Eppure è così. 
Elena è l’estetista che stamattina mi ha fatto la ceretta, che vi credevate?   Non ci si spoglia come niente. Se vai dall’estetista, ti lascia solo/a in cabina a spogliarti in pace e poi viene e ti tortura per bene. Perfino se vai dal ginecologo, ti spogli come minimo dietro un paravento. Insomma, il punto non è quello che del tuo corpo mostrerai, ma l’atto dello spogliarsi. Un po’ paradossale, no?

Eppure ci sono situazioni in cui togliersi i vestiti è cosa del tutto naturale: in palestra, ad esempio, dove ti spogli davanti a delle perfette sconosciute e con la massima disinvoltura te ne vai in giro come mamma ti ha fatto per guadagnare la doccia. 
È la situazione a dettare le regole? Certo, nella misura in cui ti spogli per una persona o insieme a delle persone. Nel primo caso si crea intimità, nel secondo no. Nel primo caso sei tu e l’altra persona (l’estetista, il ginecologo), nel secondo siamo tutte allegramente nella stessa situazione, o ci arriveremo a breve. Nel primo caso spogliarsi significa prepararsi, nel secondo finire. 
Ci si spoglia per prepararsi solo in una situazione, quella in cui è bello anche farsi spogliare. Quasi che il contatto con i vestiti fosse più intimo di quello con il corpo. Quasi che togliersi i vestiti contenesse promesse (una per ogni indumento) che non possono essere fatte se non alla persona con la quale il momento che verrà sarà di condivisione – non “io faccio una cosa a te e tu stai lì e basta”. 
Curioso, no?

/G

La nudità, perché è di questo che stiamo parlando, penso sia molto soggettiva. Se dovessi spogliarmi di fronte ad un uomo avrei sicuramente qualche imbarazzo, anche se medico; anzi, quando ho dovuto abbassare gli slip di fronte ai medici maschi, come quando sono stato visitato per le operazioni d'ernia, ho trovato da parte loro molta pudicizia, tanto che mi hanno chiesto di abbassarle senza esporre i gingilli di famiglia. Cosa che invece non è avvenuta con il chirurgo donna, che ha preteso la nudità totale, con parecchio imbarazzo da parte mia, così come in sala operatoria l'infermiera ha fatto commenti sul mio coso.

Eppure di fronte alle donne (meglio: ad una donna) non ho nessun problema a spogliarmi o a farmi vedere nudo, se le circostanze lo richiedono, e non intendo solo in camera da letto.
Per esempio, ho sempre rifiutato il perizoma dell'estetista. Lo trovo una forma abbastanza farisaica per salvare una certa forma: prima mi fai indossare un pezzo di carta per coprire le "vergogne", e poi me lo fai togliere quando arrivi a massaggiare lì. Leviamolo fin dall'inizio e non se ne parli più; se sei una professionista seria non dovrebbe farti nessuna differenza. E così è di norma.
Nonostante non abbia più vent'anni, e quindi qualche piccolo difettuccio si noti qua e là, non ho problemi a spogliarmi, neppure per una seduta fotografica (a me stesso). Il problema semmai è della fotografa – non so perché – che si fa problemi a fotografare un corpo maschile nudo, tanto che un'amica (ex fotografa professionista!) ha detto che deve pensarci.
Per rimanere nell'argomento, ho avuto a che fare con molte modelle per ritratti di nudo. In genere non ho avuto problemi, anche se più di una volta qualcuna si è tolta solo il reggiseno; la cosa più comica è stata una ragazza che, alla seconda seduta fotografica, appena entrata si è spogliata totalmente senza attendere le mie istruzioni (che la volevano vestita).

Insomma, quando si è in pace con se stessi, la nudità non è un problema. Se poi a spogliarmi fosse una donna, il piacere sarebbe doppio. A proposito: ma voi spogliate ancora il vostro uomo?

/M

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Libri: Godere

Certe cose noi le diamo per scontate, ma pensiamoci un attimo: come si fa a studiare il sesso? Insomma, mica è come la digestione o, chessò, il sonno, che ci si applica qualche elettrodo, si inserisce qualche sonda e via. Eppure in questo libro – che non è un libro erotico, come insistevano nel pensare i miei vicini mentre lo leggevo in metropolitana – Mary Roach, scrittrice e divulgatrice scientifica americana, ci racconta che sì, più o meno si fa allo stesso modo. E si lancia in documentatissime quanto rocambolesche descrizioni degli studi più fantasiosi fatti in materia: si va dalla pronipote di Napoleone Bonaparte che si fa spostare chirurgicamente il clitoride per ben due volte a chi studia l’orgasmo facendo far sesso a coppie all’interno della macchina per la risonanza magnetica, allo studio del perché il Viagra non fa effetto né sulle donne né sui panda. E, attenzione, lei si offre come cavia, anche, in alcuni di questi (a volte strampalati) studi.

More about Godere

Lo stile della Roach è dei più godibili: si ride molto, nel leggere le sue scorribande nella scienza dell’orgasmo, come leggere un romanzo, ma si impara qualcosa. Che servirà? E chi lo sa, ma non è così fondamentale, in fondo.

Una delle cose che mi hanno colpito di più è la prefazione del libro (ma come? Di tutto un libro, dice, ti colpisce la prefazione? Sì, e allora?), in cui l’autrice fa una lunga riflessione su che cosa significhi studiare il sesso, evidenziando le difficoltà che incontra chi a questo si dedica. Se è del tutto legittimo e moralmente accettabile che si studi il ciclo di vita e gli effetti dell’escherichia coli, per dire, o l’apparato digerente con tutte le sue attività, non è così per il sesso. È un po’ quello che si diceva all’inizio dell’avventura di Letti Gemelli: il sesso non viene trattato come le altre cose della vita. E non solo non viene trattato come il cibo (era il paragone che facemmo all’epoca), ma addirittura il nostro corpo non viene studiato per tutte le sue funzioni connesse alla sessualità. Assurdo, si direbbe. Eppure ecco che salta fuori che se espliciti “rapporto sessuale” in una richiesta di fondi per una ricerca, ci sono buone probabilità che i fondi non ti verranno assegnati. Se poi sei una donna, hai chiuso: il solo fatto che la materia ti interessi fa di te una pervertita o peggio.
 
Per questo è meglio se Godere non lo leggete in metropolitana. Titolo troppo esplicito (e ancora cara di grazia, visto che in inglese era “Bonk”) per esibirlo all’ora di punta tra la sciura che ha fatto la spesa e il signore che parla al Blackberry ma intanto non vede l’ora di tornare in ufficio per seguire quello che considera un consiglio.
 
Però è talmente scorrevole che va bene anche come libro da comodino. E però no, non solo il titolo non è un consiglio, ma leggendolo viene più voglia di ridere che di esercitare.
 
/G

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Il matrimonio è la tomba del sesso, ma anche no

Durante una recente cena capita in cucina un'amica per fumarsi una sigaretta.
Lei: – Oggi me la sono fotografata. Bella, sembrava…
M: – …un'orchidea.
Lei: – Esatto!
Provocata da un'altra amica a mostrare gli slip, tira su la minigonna ed esibisce il triangolino di pizzo. Per fortuna che ce l'ha, a volte no. Si ricopre, si siede, accavalla le gambe ed esibisce la coscia parzialmente coperta dall'autoreggente.
M: – Beato tuo marito. – esclamo con sincera invidia.
Lei: – Non esiste solo lui. A me piace il sesso, mi piace tanto il sesso.
Tutto realmente accaduto.
Moglie, madre, per lei il matrimonio non sembra proprio la tomba del sesso. Dove non arriva il marito (impegnato, dicono, in altre prodezze) arriva l'amante. Occasionale? sono fatti suoi. Diciamo che è coerente: le piace, non lo nasconde, e lo fa. Con lui o con un altro.

Tra quelle che conosco fa parte della minoranza. La maggior parte ha passato la prima parte della vita ossessionata dal pensiero di non trovar marito, non importa se di prima o di seconda mano, purché fosse un marito.
Queste donne non si sono risparmiate, e la loro fedeltà matrimoniale è inversamente proporzionale alla disponibilità precedente. Accasate, figliato, hanno chiuso a doppia mandata il cancelletto del loro podere, non ne sono più uscite né permettono intromissioni di alcun tipo.
La loro vita ha ritmi stabiliti, certi e sicuri. Casa, lavoro, venerdì o sabato sera (quando va bene, se il marito non è di turno, se non hanno le loro cose, se i figli non rompono) per una puntata al casinò coniugale.
Se chiedi: "Si tromba?", alzano gli occhi al cielo, fanno un mezzo sorriso e replicano: "Seee".
Le loro scappatelle in genere convergono sul coro parrocchiale, la festa da preparare all'asilo, i colloqui con i maestri o i professori. Una o due volte l'anno la cena con le amiche, rigorosamente al femminile.
Lasciarsi andare? Seee, neanche con gli sci.

/M

M, te lo devo proprio dire: ma chi frequenti? Possibile che non ci siano vie di mezzo? O quella che se la fotografa e poi la mostra alle amiche come se fosse uno smalto per unghie, o quella che se la cuce e chi s'è visto s'è visto.

Non ci credo. Per fortuna non è così. Non sempre, almeno. Si può avere una vita di coppia appagante e magari anche divertente, perfino, nonostante la fede al dito. E senza andare a darla in giro, intendo. Certo, non è sempre domenica, ci saranno periodi difficili, in cui un libro, anche non bellissimo, risulta essere compagno di letto assai più interessante del coniuge. Basta riconoscerli, questi periodi, chiamarli per nome e accettarli. Con l'accetta, intendo. Perché se durano troppo a lungo ci si abitua e questo non va bene.

Quanto alle signore casa-scuola-parrocchia, beh, non ci credo neanche a queste. Magari questa è la facciata che ti vogliono mostrare, ma quello che c'è dietro non si può sapere. Non sto dicendo che nell'intimità casalinga sono tutte delle assatanate. Dico che ogni coppia ha il suo equilibrio, che può essere fatto di notti folli come di castità, ma in ogni caso rappresenta un modo condiviso di vivere la sessualità. Paradossalmente, condiviso anche se non se ne parla: a letto un silenzio vale più di mille parole.

/G

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Torniamo a scuola?

Dicono che i popoli nordici siano freddi, a letto s'intende. Eppure non ho mai visto così tanti e così bei negozi di intimo come a Salisburgo, segno che c'è un'offerta abbondante e qualificata perché c'è una pari domanda.
Sempre nella cattolica Austria, e più precisamente in una villa dell'800 a pochi chilometri da Vienna, ha aperto una scuola di sesso, la AISOS, Austrian International School of Sex. "E' la prima scuola al mondo di sesso pratico – dice la sua promozione -. Anche se i nostri corsi comprendono sia la storia e la moderna teoria sessuale, l'enfasi è su come essere un amante migliore. Posizioni sessuali, tecniche carezzevoli, caratteristiche anatomiche, queste sono le discipline AISOS".

I corsi, riservati ad una ventina di allievi ed allieve, vertono su Tecniche sessuali (10 settimane), Intercorso avanzato (8 settimane), il massaggio sessuale (8 settimane), ancora tecniche sessuali (altre 8 settimane) e storia del sesso (4 settimane). Il tutto per 1600 euro a semestre che comprendono sia le lezioni in aula… che le esercitazioni pratiche (non è dato di sapere se queste ultime avvengono, oltre che tra gli allievi, anche con "docenti" esterni).
Per promuovere l'iniziativa, unica nel suo genere, la scuola ha promosso anche uno spot, che però la televisione austriaca si è rifiutata di mandare in onda, ma che voi potete vedere qui.

Nell'epoca di Internet, dove è possibile trovare di tutto e di più, è interessante che qualcuno pensi al sesso come materia di insegnamento, in maniera tradizionale.
Mentre da noi si discute se, chi e quando deve dare le nozioni sessuali di base – famiglia? scuola? in quale classe cominciare? – i nostri vicini transalpini hanno saltato l'ostacolo a pie' pari. Pensate cosa succederebbe se al liceo i nostri figli avessero dei corsi simili, con tanto di compiti per casa da svolgere con l'aiuto dei compagni/e di classe.
Quasi quasi mi iscrivo anch'io: come si dice, non si è mai finito di imparare. E, poi, vuoi mettere, poter esibire ben incorniciato il diploma di partecipazione. Altro che fondi e salse.

/M

Ovviamente la cosa che mi incuriosisce di più sono le esercitazioni pratiche. Avrei qualche difficoltà, lo confesso.

Ma per il resto mi sembra molto sensato. Assai più dell'atteggiamento falso della nostra scuola, dove l'educazione sessuale è nella migliore delle ipotesi guardata con sospetto da insegnanti e famiglie: così tanto con sospetto che alla fine non si fa per niente. Suppongo che la scuola viennese non si rivolga a giovani virgulti ma ad adulti che sentono il bisogno di… aggiornamento. Però forse sarebbe il caso di porsi il problema. Mi sentirei più tranquilla se mio figlio potesse imparare a scuola, da gente qualificata, le basi della sessualità, piuttosto che farsi raccontare dagli amici chissà quali cavolate di terza o quarta mano. Sarei più tranquilla anche per vigliaccheria, un po', ché certe cose è complicato spiegarle a casa. Perché si fa fatica a trovare l'occasione, a trovare le parole, a trovare il modo. E poi, chi lo fa? La mamma o il papà? Funziona che coi maschietti parla il babbo e con le femminucce la mamma? Se qualcuno di voi ci è già passato mi dica come, per favore, ché io brancolo nel buio.

Quanto alla scuola, beh, direi che ormai sono lanciata, potrei anche provare. Magari giusto un paio di lezioni, per capire come funziona e potervelo raccontare ;)

/G

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Ti amerò per sempre

Per una volta esco dalla coppia per una riflessione personale, sperando che G mi perdoni per questa incursione. Questa notte è morta Whitney Houston, a 48 anni, troppo pochi, nel Beverly Hilton hotel.

Nata il 9 agosto 1963 nella periferia a Newark, città del New Jersey, Whitney Houston portava dentro di sè il germoglio della musica: la madre Cissy era una cantante di gospel e Whitney era cugina della star pop Dionne Warwick e figlioccia della grande Aretha Fraklin.
La sua è stata una carriera molto veloce: l'intensità e profondità della sua voce l'hanno portata nel 1986, all'età di 23 anni, a vincere il Grammy, inizio di una carriera sempre all'apice. Successo anche testimoniato dai sette singoli consecutivi piazzati al primo posto della "Billboard Hot 100", la classifica dei 100 singoli più venduti e più trasmessi dalle radio negli Stati Uniti, facendo meglio di Diana Ross e dei Beatles. In totale si calcola abbia venduto circa 190 milioni di dischi.
Una popolarità confermata anche sul grande schermo con il film "The Bodyguard", dove la cantante recitò al fianco di Kevin Kostner, sua sensuale guardia del corpo. La colonna sonora del film "I will always love you" raggiunse le 45 milioni di copie vendute.

Se dovessi comporre la classifica delle canzoni più sexy mai scritte, ai primissimi posti non potrebbe non esserci "I will always love you". La sua voce è un sogno, un brivido che corre lungo la schiena e avviluppa le viscere, un orgasmo sul pentagramma.
In genere una canzone piace perché evoca in noi ricordi di un momento o di un periodo, felice o triste, di una persona che abbiamo amato. I will invece è puro sogno, realtà musicale onirica, come il ritratto di Marilyn.
Addio
Whitney.

/M

 

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A ciascuna il suo reggiseno

Torniamo nella modalità "servizio pubblico" con l'indumento principe della sensualità femminile, il reggiseno.

Prima di tutto una cosa sulle taglie: durante un lavoro ho scoperto che la maggior parte delle donne indossa reggiseni di una taglia sbagliata. Ci siamo abituate a ragionare in termini di prima, seconda, terza, ottava, ma i reggiseni "seri" viaggiano con taglie diverse, calcolate sulla base della circonferenza del torace e dell'effettivo volume dei seni. La circonferenza del torace va misurata sotto il seno. A questo numero di base si aggiungono o tolgono dei centimetri (o pollici) a seconda della nazionalità. Per l'Italia (e cioè per i reggiseni prodotti in Italia, in cui appunto le taglie sono dalla I alla VIII) si calcolerebbe aggiungendo 60 alla circonferenza del torace, dividendo per 5 e arrotondando al numero intero più vicino. Troppo complicato? No, qualunque brava venditrice dovrebbe saperlo fare praticamente a occhio. Poi c'è la dimensione delle coppe, quindi il volume del seno. In linea di massima, la coppa B è quella di riferimento per un seno di dimensioni normali, la A è per un seno più ridotto, la C per le più floride. Naturalmente la taglia associata alla coppa dà risultati diversi: una III con coppa A sarà più o meno come una II (che però è più stretta al torace) con coppa B. 

Come faccio a capire se un reggiseno è della mia taglia? Copincollo da Wikipedia alla voce relativa:

A – La banda che corre dietro la schiena deve essere orizzontale e non deve salire verso l'alto (soprattutto in corrispondenza dell'attacco delle spalline); se ciò accade probabilmente il reggiseno è di una misura troppo grande e sarà bene sostituirlo con uno di taglia inferiore, eventualmente alzando di una lettera la coppa (es. da 36B, o quarta coppa B, a 34C, o terza coppa C).

B – I ferretti sulla parte frontale devono rimanere aderenti al busto e non si devono conficcare, abradere la pelle oppure spuntare inclinati verso la parte anteriore dello sterno; se ciò accade il reggiseno forse è troppo stretto, o è di scarsa qualità, o ancora la sua forma non è adatta a quella del seno che deve sorreggere.

C – I seni devono essere completamente avvolti dalle coppe e ci deve essere una linea liscia, senza pliche, dove il tessuto del bordo superiore della coppa finisce; se invece ciò accade, probabilmente il reggiseno è di una coppa troppo grande (ad esempio invece della 32, o seconda, coppa B la donna dovrà indossare una 32, o seconda, coppa A), oppure, specialmente se allo stesso tempo si nota quanto descritto alla lettera A, è di una misura troppo grande (ad esempio invece della 34, o terza, coppa B la donna dovrà indossare una 32, o seconda, coppa B).

D – La coppa non deve in alcun modo "tagliare" il volume del seno anche se si tratta di un reggiseno tipo a balconcino oppure una qualsiasi forma a taglio basso; se invece il reggiseno stringe al centro della coppa, determinando una piega, fastidiosa e visibile sotto gli abiti, probabilmente il reggiseno è di una coppa troppo piccola (ad esempio invece della 34, o terza, coppa B la donna dovrà indossare una 34, o terza, coppa C), oppure, specialmente se allo stesso tempo si nota quanto descritto alla lettera B, è di una misura troppo piccola (ad esempio invece della 34, o terza, coppa B la donna dovrà indossare una 36, o quarta, coppa B).

E – Il corretto adattamento del reggiseno al seno dipende comunque da altri fattori, che includono in particolare il produttore (alcune marche, infatti, hanno misure più comode, altre più strette), ed il naturale cambiamento nelle dimensioni del seno, dal momento che le dimensioni fluttuano con il peso corporeo e dallo stadio del ciclo mestruale.

E siccome il discorso è parecchio lungo, dei modelli parliamo un'altra volta.

/G

Il feticismo non rientra tra le mie preferenze. Una scarpa, un paio di calze o uno slip non mi dicono nulla se visti così; altra cosa se sono contestualizzati (scusate l'orribile termine, ma va molto di moda).
Il reggiseno, quindi, rientra nella categoria: va indossato, provato, perché gli possa dare un giudizio. Certo, anche da una visione asettica – sul banco del negozio, per interderci – posso trarre una conclusione: uno scollatissimo, tutto trasparenze, con il ferretto fa tutto un altro effetto dal reggipetto in cotone grezzo della nonna. L'immaginario e le conseguenti fantasie sono ben diverse.

Alcune donne scambiano il reggiseno con il sospensorio di maschile fattura. D'accordo che lo dice il nome stesso, ma il reggiseno è probabilmente il capo femminile più erotico, quello che più parla del carattere di chi lo indossa, ed il messaggio che trasmette all'universo maschile è esplicito.
Scegliere un reggiseno monacale in maglina non stimola nessuna fantasia, e chi lo indossa non ha nessun interesse né ad apparire più sexy né dimostra un qualche apprezzamento per il proprio corpo. E' il caso della donna-pasta e fagioli.
Diversa è la donna-caviale: ferretto sotto coppa per esaltare quello che c'è, imbottitura nel caso scarseggi la materia prima, pizzi e merletti per il vedo-non vedo, ampia scollatura fino al massimo della mezza coppa, spallina  sottile (da uomo: evitate le spalline in plastica trasparente color carne. Personalmente le trovo di pessimo gusto).

E poi ci sono le fortunate che possono permettersi di non portarlo. O perché hanno poco seno, e quindi è superfluo (guarda la galleria), o perché è talmente ben fatto, anche se abbondante, che non richiede nient'altro. Mia moglie, quando l'ho conosciuta, apparteneva a questa seconda categoria. Quella sua maglietta fina…
Un ultimo consiglio da uomo: non sempre, ma qualche volta, quando vi spogliate per fare l'amore, non scoprite il seno, tenetevi il vostro capo preferito a coprirlo, anche se ce l'avete perfetto. Sarà lui ad esplorare con le sue mani e la sua bocca quell'angolo di paradiso, se vuole. Fa molto glamour.

/M

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Lo scandalo del pompino alla francese

Mi piacerebbe, per una volta, aprire una discussione che non fosse tarata in partenza da posizioni preconcette, da ideologismi, da ismi in genere. Dubito che sarà possibile, ma vediamo di provarci.
I maggiori quotidiani, Repubblica ed il Corriere in primis, riportano la notizia che tanto scalpore ha sollevato in Francia a proposito del manifesto shock de "Les infideles" (Gli infedeli), film francese a episodi sull'infedeltà maschile, vista da sette registi tra cui Jean Dujardin, Gilles Lellouche e Emmanuelle Bercot, che uscirà in Francia il 29 febbraio.
Il manifesto in questione mostra in maniera inequivocabile una donna impegnata in una fellatio.

L'agenzia, che ha detto di aver ricevuto quattro denunce, ha chiesto - riferisce il Corriere – che i cartelloni vengano rimossi dalle strade di Parigi perché ritraggono le donne come oggetti sessuali. «Le immagini presentano un'immagine degradante della donna perchè in entrambi i casi non si vede il volto di lei», ha commentato il capo dell'Arpp, Stephane Martin.

Domande:

  1. Una donna che fa un pompino è un oggetto sessuale?
  2. Un uomo che fa del sesso orale ad una donna è parimenti un oggetto sessuale?
  3. Per una donna fare un pompino è degradante?
  4. Per un uomo fare del sesso orale ad una donna è parimenti degradante?
  5. Sono degradanti gli atti in questione o la loro rappresentazione per immagini?
  6. Se fosse stato fotografato anche il viso di lei (o di lui, nel caso inverso) l'immagine non sarebbe stata altrettanto degradante?
  7. Se fosse avvenuto in Italia, sarebbe stato uguale?

Ho rivolto le prime quattro domande ad una cara amica, e la risposta è stata quella che pensavo, dettata dal buonsenso e che non riporto. Così come non voglio rispondere per non influenzare i vostri commenti.
Ho però una mia opinione: si tratta di una bieca operazione commerciale per il fareisaico mercato americano. Tutto qui. Per fortuna che i bigotti siamo noi italiani, oppressi dal Vaticano.

/M

Aha! Questa è facile. Faccio come nei report di lavoro, prima metto il summary e poi il dettaglio: che cazzata ("che cazzata" è il summary, non il fatto di mettere prima il summary e poi il dettaglio).

Rispondo alle tue domande.

1. Una donna che fa un pompino è un oggetto sessuale. Come l'uomo che se lo fa fare. (Che poi: quanto è vulnerabile un uomo, mentre una donna ha il suo cucciolo in bocca? E se le gira male e stringe i denti?)

2. Va da sé che un uomo che fa un cunnilingus a una donna è anch'esso un oggetto sessuale. Meno pericolosi per lei gli eventuali sbrocchi di lui, peraltro. Ma forse la mia concezione di "oggetto sessuale" è un po' troppo estesa, si rifiuta cioè di considerarsi connotata solo negativamente. Essere un oggetto sessuale è una cosa negativa se da piacere solo a uno dei due, se no benvenuto. Non so, ditemi voi.

3. Per una donna fare un pompino è degradante in situazioni particolari. E' degradante se glielo chiede il suo capo. E' degradante se è una forma non concordata di distribuzione dei ruoli nel sesso. E' degradante se serve per farsi accettare (per alcune adolescenti è così). Fatte salve queste situazioni, il pompino è una pratica sessuale come un'altra, accettata perfino dagli stati in cui altre pratiche sono considerate reato. Semmai c'è un'altra questione: a molte donne non piace fare i pompini, per mille motivi facilmente immaginabili. Ma questa è un'altra storia, evidentemente.

4. Beh, spero proprio che non sia degradante per un uomo fare del sesso orale ad una donna! C'è peraltro una sorta di galateo non scritto del sesso orale che vuole che sia lui ad operare per primo. Poi, se è stato bravo, magari lei ricambierà. Se nel frattempo non hanno deciso di passare agli scritti, diciamo.

5. E' il concetto di degradante che non comprendo proprio. Come la vuoi rappresentare una fellatio? Insomma, non è che ci siano molti angoli visuali. Quindi su, siamo seri.

6. Come sopra. Non capisco come sia possibile mostrare il viso dell'uno o dell'altro. Magari sono io che ho poca fantasia, ma non mi immagino proprio una posizione in cui ciò si possa realizzare.

7. Se fosse avvenuto in Italia sarebbe stato uguale.

Io vedo due cose in questa storia, la prima delle quali è che questo signore è candidato all'Oscar con il film "The Artist" e gli americani con cavolo che hanno piacere di far uscire la statuetta dagli iuesei. La seconda è che è una locandina, una cosa che sarà esposta in ogni dove. Se mio figlio mi chiedesse di spiegargliela io non saprei cosa dirgli.

E' per quest'ultimo motivo che anche secondo me questa locandina non va bene (ce ne sono altre, non è che siano meglio) – ma, per carità, non scomodiamo la dignità della persona, che è un'altra cosa.

(Ma voi non avete mai la sensazione che cose come, appunto, la dignità della persona, vengano prese come bandiere quando si discute di cazzate e completamente, colpevolmente, dimenticate, quando si parla di cose serie? Che sia, insomma, un comodo alibi per altri obiettivi, ma facilmente vendibile all'opinione pubblica?).

/G

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Cantami una canzone, amore mio

Uno può decidere di seguirlo oppure no, Sanremo, ma sta di fatto che è un evento di quelli grossi. Per celebrare la cosa fuori dalle ovvietà sono andata alla ricerca di canzoni un po’ particolari. Ecco. Voi ci avete mai pensato al fatto che alcuni grandi classici del passato hanno uno sfondo sessuale dibbestia? E non parlo di Elio o degli Squallor, no no, parlo proprio di classici.

Ad esempio, provate a leggere bene questo testo, per cominciare. Lui è l’immarcescibile Celentano e la canzone è “Una carezza in un pugno”, che già dovrebbe farvi drizzare le antenne. Chiaro che il racconto parla analoghe reazioni per altre parti del corpo: com'è che dentro un pugno ci può stare una carezza?

A mezzanotte sai
che io ti penserò
ovunque tu sarai, sei mia
e stringerò il cuscino fra le braccia
mentre cercherò il tuo viso
che splendido nell'ombra apparirà
mi sembrerà di cogliere
una stella in mezzo al ciel,
così tu non sarai lontano
quando brillerai nella mia mano.
Ma non vorrei che tu
a mezzanotte e tre,
stai già pensando a un altro uomo.
Mi sento già sperduto
e la mia mano
dove prima tu brillavi,
è diventata un pugno chiuso, sai.
Cattivo come adesso
non lo sono stato mai,
e quando mezzanotte viene,
se davvero mi vuoi bene,
pensami mezz'ora almeno,
e dal pugno chiuso
una carezza nascerà.
Eccetera.

E siccome abbiamo iniziato con un gigante, proseguiamo su questa strada. “L’importante è finire”, di Mina, è stata già ricordata in queste pagine. Si parlava giustappunto di cose che non c'entravano molto con il canto ma c'entravano molto con l'argomento di cui ci si diletta qui. La canzone infatti dice così:

Adesso arriva lui,
apre piano la porta
poi si butta sul letto
e poi e poi
ad un tratto io sento
afferrarmi le mani
le mie gambe tremare
e poi e poi e poi e poi
spegne adagio la luce,
la sua bocca sul collo
ha il respiro un po' caldo
ho deciso lo mollo,
ma non so se poi farlo
o lasciarlo soffrire
l'importante è… finire.

Adesso volta la faccia,
questa è l'ultima volta che lo lascio morire
e poi e poi
ha talento da grande lui
nel fare l'amore
sa pigliare il mio cuore
e poi e poi e poi e poi
ha il volto sconvolto
io gli dico ti amo,
ricomincia da capo
è violento il respiro,
io non so se restare
o rifarlo morire
l'importante è… finire

Voi che cosa ci leggete dentro?

Un’altra che era giovane quando io ero poco più che una bambina, Marcella Bella. La quale, già in modo parecchio più esplicito, cantava di cieli e veli e paradisi (non fiscali, a quell'epoca). La canzone è "Nel mio cielo puro":

Il sesso è una passione acuta un temporale
Che a volte mi travolge a volte mi fa male
Se mi vuoi io sono qui
E ti grido tanti sì
Se tu vuoi approfittarne fallo pure
Ma non dimenticare
Ma non dimenticare ma non dimenticare.
Ancora non ti ho fatto entrare
Nel mio cielo puro
C’è un paradiso da scoprire
Dietro un velo nero.
Ti guardo come un’ape madre guarda il miele
Ma è un meccanismo fisiologico banale
Le mie voglie sono tue senza tante ipocrisie
I pudori e i vestiti puoi gettare
Ma non dimenticare
Ma non dimenticare ma non dimenticare.
Ancora non ti ho fatto entrare
Nel mio cielo puro
C’è un paradiso da scoprire
Dietro un velo nero.
Tu sei sulla soglia ormai
Ma non ti sbagliare
Straniero di casa tu ancora non sei.
Ancora non ti ho fatto entrare
Nel mio cielo puro
C’è un paradiso da scoprire
Dietro un velo nero.
Se mi vuoi io sono qui
E ti grido tanti sì
Se tu vuoi approfittarne fallo pure
eccetera

Ne ho messe tre, considero fatta la mia parte, ma potrei citarne altre, spesso insospettabili. Facciamo un gioco? Chi aggiunge più canzoni vince un ingresso gratis al prossimo LettoRaduno!

/G

Allora io provoco. Parto con un mio idolo, Patti Pravo, e una delle sue più belle interpretazioni: Pensiero Stupendo. Una fantasia che si traduce in realtà. O forse rimane soltanto un pensiero. Stupendo.

E tu
E noi
E lei
Fra noi
Vorrei
Non so
Che lei
O no
Le mani
Le sue

Pensiero stupendo
Nasce un poco strisciando
Si potrebbe trattare di bisogno d'amore
Meglio non dire

E tu
E noi
E lei
Fra noi
Vorrei
Vorrei
E lei adesso sa che vorrei
Le mani le sue
Prima o poi
Poteva accadere sai
Si può scivolare se così si può dire
questioni di cuore.

Pensiero stupendo
Nasce un poco strisciando
Si potrebbe trattare di bisogno d'amore
Meglio non dire

E tu
E noi
E lei
Fra noi
Vorrei
Vorrei
E lei adesso sa che vorrei
Le Mani le sue
E poi un' altra volta noi due
Vorrei per amore o per ridere
Dipende da me
E tu ancora
E noi ancora
E lei un' altra volta fra noi
Le mani questa volta sei tu e lei
E lei a poco a poco di più, di più
Vicini per questioni di cuore
Se così si può dire
Dir

E tu ancora
E noi ancora
E lei un' altra volta fra noi
Fra noi fra noi.

Pensiero stupendo
Nasce un poco strisciando
Si potrebbe trattare di bisogno d'amore
Meglio non dire

Passo ad un capolavoro in assoluto: Margherita, nella sola ed unica interpretazione di Riccardo Cocciante. Un inno all'amore in assoluto che mi piace immaginare a Parigi.

Io non posso stare fermo
con le mani nelle mani,
tante cose devo fare
prima che venga domani…
E se lei già sta dormendo
io non posso riposare,
farò in modo che al risveglio
non mi possa più scordare.

Perché questa lunga notte
non sia nera più del nero,
fatti grande, dolce Luna,
e riempi il cielo intero…
E perché quel suo sorriso
possa ritornare ancora,
splendi Sole domattina
come non hai fatto ancora…

E per poi farle cantare
le canzoni che ha imparato,
io le costruirò un silenzio
che nessuno ha mai sentito…
Sveglierò tutti gli amanti
parlerò per ore ed ore,
abbracciamoci più forte
perché lei vuole l'amore.

Poi corriamo per le strade
e mettiamoci a ballare,
perché lei vuole la gioia,
perché lei odia il rancore,
poi con secchi di vernice
coloriamo tutti i muri,
case, vicoli e palazzi,
perché lei ama i colori,
raccogliamo tutti i fiori,
che può darci Primavera,
costruiamole una culla,
per amarci quando è sera.

Poi saliamo su nel cielo
e prendiamole una stella,
perché Margherita è buona,
perché Margherita è bella,
perché Margherita è dolce,
perché Margherita è vera,
perché Margherita ama,
e lo fa una notte intera.

Perché Margherita è un sogno,
perché Margherita è sale,
perché Margherita è il vento,
e non sa che può far male,
perché Margherita è tutto,
ed è lei la mia pazzia.
Margherita, Margherita,
Margherita adesso è mia,

Margherita è mia…

Abbandonandomi ai ricordi, la lista sarebbe lunghissima: ogni canzone ha segnato un'epoca o un momento della vita. Chiudo la mia trilogia con una canzone di Enrico Ruggeri, cantata in maniera superlativa da Fiorella Mannoia, Quello che le donne non dicono. Anche un uomo può a volte interpretare i pensieri di una donna, quando ci si ama.

Ci fanno compagnia certe lettere d'amore
parole che restano con noi,
e non andiamo via
ma nascondiamo del dolore
che scivola, lo sentiremo poi,
abbiamo troppa fantasia, e se diciamo una bugia
è una mancata verità che prima o poi succederà
cambia il vento ma noi no
e se ci trasformiamo un po'
è per la voglia di piacere a chi c'è già o potrà arrivare a stare con noi,
siamo così
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro "si".
In fretta vanno via della giornate senza fine,
silenzi che familiarità,
e lasciano una scia le frasi da bambine
che tornano, ma chi le ascolterà…
E dalle macchine per noi
i complimenti dei playboy
ma non li sentiamo più
se c'è chi non ce li fa più
cambia il vento ma noi no
e se ci confondiamo un po'
è per la voglia di capire chi non riesce più a parlare
ancora con noi.
Siamo così, dolcemente complicate,
sempre più emozionate, delicate ,
ma potrai trovarci ancora quì
nelle sere tempestose
portaci delle rose
nuove cose
e ti diremo ancora un altro "si",
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro "si"

/M

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Un bacio è un bacio è un bacio

Da bambina, quando due si baciavano in un film, mi assillava un dubbio atroce: ma dove li mettono i nasi?

[Digressione. Da bambina non guardavo film d’amore abitualmente, ma poteva capitare. Ad una condizione: che fossero in bianco e nero. Nei film in bianco e nero, infatti, dopo un bacio c’era solo un altro bacio, al massimo. Con l’avvento del colore, dopo un bacio poteva succedere di tutto, e i miei, che non sono proprio disinvolti, per non saper né leggere né scrivere, cambiavano canale. Anche se di canali ce n’erano solo due e ci si doveva alzare per cambiare. Fine della digressione.]

Il dubbio sui nasi è stato sciolto solo più tardi, quando mi sono resa conto che è un falso problema, e che anzi il naso ricopre una priorità ridicola nel novero delle cose che possono rovinare un bacio infarcendolo di altri pensieri. Ho provato a raccoglierli vedendo la cosa dal punto di vista delle donne, naturalmente, e altrettanto naturalmente invito M a raccontarci come la pensano i maschietti in merito (e non vale, M, se anche stavolta dici che tu non fai testo, ché tanto non ti crediamo, ok che sei speciale, ma non esageriamo con la specialezza).

Ultima nota: lo so che i lettori di questo blog sono un po’ più maturi della media degli adolescenti che consultano video e siti ad hoc sull’argomento (ce ne sono milioni), ma la considero una ragione di più per un ripassino. Col tempo di tende a lasciarsi andare, a volte anche al di là della pancetta.

Intro
Quando sta per partire un bacio si sente nell’aria. Lo sentono le donne e lo sentono gli uomini. Di solito sono le donne a prendere l’iniziativa – come su tutte le cose della vita, del resto. Questo è un fatto. Quello che potete fare voi maschietti è riconoscere, anche senza dirlo, che se vi avessimo aspettato col cavolo che staremmo insieme.

1. Quando parte un bacio parte la lingua. Sbagliato. Il bacio è prima di tutto contatto. Curate questo, curatelo bene. Un buon modo per curare il contatto è curare le labbra: risparmiateci le screpolature, non sono piacevoli. Attardatevi, dateci il tempo di realizzare che noi abbiamo fatto il primo passo e voi non vi siete sottratti. Approfittate di questo tempo per capire che tipo di bacio avevamo in mente quando vi abbiamo ghermito. Poi, se è il caso, fate partire la lingua.

2. Attenzione alla saliva. Niente è più antipatico di un bacio “bagnato”. Siete in grado di farlo, ne sono sicura.

3. Labbra morbide, ma non molli. Se necessario esercitatevi (non so se esistono degli esercizi per rendere tonica la bocca come quelli di Kegel per il pavimento pelvico. Voi almeno provateci), ma non ci sbattete in faccia una specie di pezzo di sushi un po’ andato. Contrarre, su!

4. Torniamo alla lingua. Non è un martello pneumatico. Non è un boa constrictor. Non è (neanche lei) un pezzo di sushi un po’ andato. Non è lo scovolino del dentista. Fatele corteggiare la lingua di lei, come in una danza. Viene meglio.

5. Occhi aperti o chiusi? Qui dipende dalle scuole di pensiero e anche da come siete voi. Però, se li tenete aperti, non fatevi beccare con l’espressione guardinga o spaventata o di quello che sta pensando “ammazza, quanto so’ figo!”.

6. Fateci capire che “ci state dentro”, attraverso il bacio ci arrivano i vostri messaggi: di benessere, di amore, di tenerezza, di eccitazione, oppure anche di stanchezza, se c’è. Ecco, non li mettete a tacere, questi messaggi, fanno tanto tanto bene.

7. Fateci respirare. Fuor di metafora, non ci bloccate le vie respiratorie, se la bocca è impegnata fate in modo che il naso sia libero (ecco, vedi che ritorna il naso e che non aveva una priorità ridicola?).

Ndr. Ho un debito verso Quaranta ma non li dimostra, fonte preziosa di spunti per questo post. 

/G

Concordo su (quasi) tutta la linea, compresa la specialezza (in effetti, se c'è una cosa di cui sono discretamente fiero, è l'ars basiandi, come dichiaratomi da una fanciulla).
Spiego il quasi. Mica è vero che sono sempre le donne a prendere l'iniziativa. Io credo nell'attimo fuggente: c'è un momento in cui un uomo ed una donna capiscono che "quello" è il momento giusto per baciarsi, non un secondo prima né un secondo dopo. Gli sguardi si incrociano, gli occhi leggono dentro l'anima dell'altra persona, i volti si avvicinano, le labbra si socchiudono, ed avviene quel contatto magico che sprigiona un fuoco nel cuore e nelle viscere. Ci si incontra a metà strada.
Non sempre il bacio più bello è quello francese, con la lingua, per intenderci. Nella mia esperienza il più bello è il primo, senza lingua, quasi uno sfioramento tra labbra, quando si scatena la scintilla, prima che passi tutta la corrente. E' quel bacio che ci fa sentire la morbidezza delle labbra, il profumo della pelle, la mancanza di screpolature o di ipersalivazione. E' il bacio dell'amore, non della passione (quella verrà con il secondo bacio, subito dopo).

E' il bacio dell'amore, dicevo, tant'è vero che le puttane non baciano (vedi Pretty Woman) né certe compagne d'avventura passeggera. O almeno a me è capitato così: donarsi completamente per una scopata, ma rifiutarsi di baciare sulle labbra.
A volte i baci possono "saziare" ancor più di un amplesso vero e proprio, sostituirlo egregiamente, soprattutto in storie che non possono (o devono) avere strascichi nel tempo.
Il bacio, a differenza del coito, non ha limiti fisici: si può baciare una donna, o un uomo, per ore, senza soluzione di continuità o di stanchezza. Bene lo sanno le lesbiche.
Tutto questo avviene in genere la prima volta in assoluto, e le tante prime volte – per esempio – dopo una lunga lontananza. Fra due partner, coniugi o conviventi, il bacio col tempo perde la sua carica erotica. Diventa affettuoso, coccoloso, un apostrofo fra le parole ti voglio bene, parafrasando i cioccolatini, come al risveglio o prima di addormentarsi.

Attenzione al bacio comico, nobilitato in musica da Herbert Pagani (qualcuno se lo ricorda ancora?): il momento magico di cui parlavo prima può frantumarsi sulle lenti, se entrambi portano gli occhiali. Il cin cin fatelo con un calice di vino. Prima.

/M

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