NdR: questo post è stato pubblicato su Genitori Crescono circa un mese fa, nell'ambito del tema del mese. Di là c'è stata una bella discussione, vediamo se anche di qua qualcuno ha qualcosa da dire.
In questi anni di pratica genitoriale mi sono convinta che il fatto che nessuno ti racconti “prima” un sacco di cose sia legato ad una questione di conservazione della specie: se sapessi tutto tutto tutto, col cavolo che faresti dei figli. Una questione demografica, insomma. Ha un senso.
Una di queste è come cambia il sesso. Dove “cambia” è un eufemismo, poiché quello che succede è in realtà una specie di reset dei tempi e dei modi di fare sesso nella coppia, come imparare di nuovo. In un certo senso diventare genitori ci fa tornare vergini.
Prima di tutto cambia il corpo. Poiché dopo che un ordigno di circa 3 chili è uscito di là, l’idea di farci entrare qualcosa non è esattamente rilassante (la parola piacevole non viene neanche considerata. Avete presente la visita ginecologica al momento delle dimissioni dall’ospedale, dopo il parto? Ecco, in quel frangente, dopo aver scongiurato la dottoressa di non usare lo speculum, alla sua domanda su quale prodotto usassi per l’igiene intima, io ho risposto con un clamoroso lapsus, declamandole il nome di una pillola anticoncezionale. Per dire). Se ti tocchi, in quel periodo là, è tutto diverso, una zona di guerra, praticamente, con la quale devi familiarizzare ma… il più tardi possibile. E poi c’è il seno, che da parco giochi diventa mensa dei poveri, per ricca che sia. Dov’è finita la zona erogena? Chi ha detto erogena?
Poi cambia lui, il padre. Che se è uno sensibile ti vede come un tempio – non si fa l’amore nei templi, è risaputo – e se non lo è, sensibile, e avanza delle richieste, non fa che irritarti peggiorando la situazione.
Infine c’è il pupo. E quindi non c’è più una coppia, ma c’è un triangolo. Che, come dice il maestro, non avevi considerato (o, se l’avevi considerato, presumeva un terzo alto un metro e ottanta, non 60 centimetri).
Come in tutti i triangoli che si rispettino, la discrezione è la prima cosa. Lasciamo da parte i primi tempi (il sonno, l’allattamento, gli ormoni, ma anche il colpo di tosse che sentite dalla camera vicina e che prelude sicuramente ad una bronchite e si presenta puntuale proprio sul più bello: troppo facile questo terreno, ovvio che il sesso diventa l’ultimo dei pensieri): la faccenda della discrezione rimane finché costui, il terzo, non va all’università.
Da allegri compagni di baldoria che si uniscono in amplessi rumorosi in ogni angolo della casa e in ogni momento della giornata vi trasformate in clandestini. Il sesso trova spazio solo in camera da letto e solo la sera, quando la prole è a nanna. Sono banditi i suoni che potrebbero svegliarlo, e anche quelli, più cauti, che potrebbero fargli pensare che siete svegli e quindi pronti ad accoglierlo tra le (vostre) coltri. Vi ritrovate a consumare in un’atmosfera di deprivazione sensoriale che nulla ha a che fare con le fantasie di occhi bendati e tappi nelle orecchie che hanno l’obiettivo di amplificare le sensazioni (avete presente “Il danno”? quella roba lì), al buio e in perfetto silenzio, cosa che a volte ci sta e altre volte risulta un po’ frustrante. E a meno che non siate veramente bravi, lui c’è anche quando non c’è – che magari è dalla nonna, o al campeggio, o chessò – perché ormai questa modalità è la vostra nuova modalità, quella imparata nel momento del reset, nella vostra revergination. Dai e dai, una noia mortale.
Quindi non se ne esce? Come no, ognuno a modo suo. Io ho scelto una via un po’ lunga, che però tutto sommato ha dato i suoi frutti. Ho fatto un altro reset, costringendomi a buttare fuori la mamma dalla camera da letto e a reintegrare il sesso nella mia vita. Liberandomi dei segni della maternità, come prima cosa: della biancheria intima monacale, del linguaggio tutto pisellini e patatine che non rendeva giustizia… a niente, dell’idea di non poter/saper essere sexy. Ri-cominciando a parlare, leggere, scrivere di sesso, sfidando quotidianamente i dubbi sull’annosa questione “ma è lecito?”. Ho deciso che sì, lo è. Aiuta. All’inizio sembra una terapia, poi ci ritrova a spacchettare sex toys regalati dal marito. Ed è una grande vittoria.
/G
Premetto che il mio punto di vista con molta probabilità non rispecchia la maggioranza del pensiero maschile, ma spero che lo diventi quanto prima.
Ho vissuto le gravidanze di mia moglie come se fossi incinto anch'io: Il nuovo bambino, splendido volume del compianto Marcello Bernardi, l'ho imparato si può dire a memoria, soprattutto con la prima maternità/paternità. Ed avendo avuto una sorella ostetrica, è facile intuire che da sempre ho saputo che nell'ultimo mese di gravidanza e nei primi quaranta giorni post partum è buona regola igienico-sanitaria non avere rapporti, diciamo così, intensi.
Fuori di questo periodo a cavallo del parto tutto il resto è permesso e possibile. Salvo le eccezioni.
La prima è che il parto, pur non essendo una patologia ma un evento fisiologico, ha delle conseguenze prima di tutto sul piano pratico. Anche nell'ipotesi migliore, qualche punto di sutura viene dato, e prima che i tessuti della puerpera tornino alla normalità occorre un po' di tempo… e pazienza. Senza ingigantire problemi che non esistono.
Ma le difficoltà principali vengono soprattutto dal cervello.
I miei figli sono alla vigilia di tappe fondamentali della loro vita. Uno sta per aprire il suo ristorante a Parigi, l'altra inizia proprio oggi la sessione estiva degli esami universitari. Sono entrambi nei miei pensieri in ogni momento, sia che faccia saltare una pasta sia che impiatti delle costolette d'agnello. Però non ne parlo con chiunque mi capiti a tiro ad ogni pie' sospinto.
Vedo invece attorno a me madri sul filo del panico il cui universo ruota tutto attorno ai loro figli. E la maestra di qua, e la catechesi di là, e la pagella di su, e l'allenamento sportivo di giù. Del marito (il padre): NP, non pervenuta.
Padri assenti e madri ansiose. Coppie che vanno a farsi fottere, più che a fottere. Come dice giustamente G, occorre risettare il cervello, capire soprattutto che nessuno è mai morto se la mamma ed il papà si prendono un'oretta di legittima pausa da genitori, per tornare ad essere compagni ed amanti.
Credetemi: anche i figli si accorgeranno che in famiglia il clima è cambiato. E cresceranno meglio.
/M
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