Ospitiamo con vero piacere Melete, una delle nostre più assidue lettrici e commentatrici. L'argomento da lei scelto non è facile e si inserisce nella scia inaugurata da Erica Jong (Paura di volare) sui gabinetti dei vari paesi europei. Aspettiamo un altro post sulle mestruazioni. /M
Buongiorno a tutti, e in particolare agli admin, che mi hanno gentilmente concesso l'onore di scrivere un guest post.
Come alcuni di voi sapranno, se non altro dai miei commenti, io sono una via di mezzo tra uno spudorato Baudelaire e quel bacchettone di Seneca (moralmente parlando, beninteso: non ho alcuna pretesa ad avere la stessa levatura in termini letterari, che probabilmente, in entrambi i casi, è ineguagliabile). La mia anima senecana voleva dunque spingermi a parlare di argomenti “morali” in questo post, mentre la parte baudelairiana cercava di convincermi a raccontare di depravazioni che farebbero arrossire il Marchese De Sade. Lo confesso, le ho ignorate entrambe. Un Archiloco di passaggio mi ha ispirato nella selezione dell'argomento. Lo vogliate o no, oggi parlerò di un vero e proprio dramma: il bagno in comune.
Sì, sembra una cazzata (tanto per usare l'ennesimo francesismo). Tutti, o quasi, condividono un gabinetto con almeno una persona dell'altro sesso. Io sono di parte, appartenendo a un sesso solo, e, in quanto tale, parlerò dell'argomento dal mio punto di vista. Signori uomini, liberissimi di rispondere.
Per quanto riguarda il bagno, le scuole di pensiero sono sempre divise in due: gli uomini che lasciano la tavoletta alzata e quelli che hanno la cortesia di abbassarla; quelli che fanno pipì fuori e quelli che la fanno dentro; quelli che “dopo” si lavano le mani e quelli che non se le lavano. Tutto dipende, io credo, dall'educazione data al soggetto.
Bisogna considerare, innanzitutto, che, per un uomo, l'organo più importante del proprio corpo è il proprio pene. Come dice Samantha di Sex And The City, “per le donne, 'noi' significa 'tu e io'. Per gli uomini, 'noi' significa 'io e il mio pene'”. Quindi, per molti uomini, non lavarsi le mani dopo aver fatto pipì è normale. Per loro, il pene non è un'appendice esterna piena di batteri, ma un organo sacro e venerando da non offendere in nessun modo, soprattutto non considerandolo sporco. Be', cari maschietti, vi devo dare una cattiva notizia: così non è. Il vostro pene contiene tanti microbi e batteri quanti ne contiene la pipì che esso produce, quindi lavarsi le mani dopo averla fatta non deve essere un optional.
Di solito, coloro che non si lavano le mani “dopo” lo fanno perché sono dei cafoni, motivo per cui spesso sono anche le stesse persone che non abbassano la tavoletta e che rendono il bagno una laguna di urina. Per amore della scienza, tuttavia, tratteremo i due casi separatamente.
Prima di tutto, la tavoletta. Vi dipingo la scena. 3 di notte, vostra moglie ha un urgente bisogno di andare in bagno. Si alza dal letto e corre nel luogo preposto alla soddisfazione del suo desiderio. Tutto questo al buio, per non svegliarvi. Con gli occhi cisposi, senza accendere la luce per non accecarsi, trova a tastoni il gabinetto e vi si siede sopra. Un gelo siberiano si diffonde per le sue natiche, insieme alla più grande sensazione di disgusto mai provata. Ecco, pensate a voi stessi. Che cosa fareste, se foste obbligati a farla seduti, in una situazione del genere? Io, come minimo, andrei da mio marito e lo appenderei al lampadario per i testicoli.
La parte più disgustosa della scena, tuttavia, non dipende dal freddo del gabinetto. No, la cosa più irritante e schifida è il fatto di sapere che ci si siede sull'urina altrui. Perché signori, ammettiamolo: non siete capaci di farla dentro. È un dato di fatto, non ve ne facciamo una colpa. Se, per voi, la soluzione più logica (sedersi per fare pipì) è umiliante (questo grazie a una società che vi fa credere che possiate essere “veri uomini” soltanto non facendo cose “da femmina”), porvi rimedio non è difficile: espletato il vostro bisogno, basta prendere un pezzo di carta igienica e asciugare dove si ha sporcato.
Io proporrei una soluzione: far pulire i bagni agli uomini. Sempre e da sempre. A partire dai 14/15 anni. Così, se non altro, imparano che cosa voglia dire mettersi a paciugare con i fluidi altrui. Perché, ricordiamocelo, i vizi degli uomini sono come la gramigna: se non si estirpano subito, si moltiplicano e rendono il campo incoltivabile. Con questa passo e chiudo.
Melete









