Cosa non si fa per riempire un foglio di carta stampata (o un blog): si apre il rubinetto di sinistra e, sopresa!, viene fuori l'acqua calda. E' quanto ci propina – e se non fosse lui non varrebbe la pena soffermarsi – il Corrierone che ci mette il pizzico di sexy per un lettore in più.
La notizia: Nozze piccanti, la moda delle spose sexy – Fotografate con velo e poco altro, boom in Inghilterra.
Il succo è questo: imperversa la moda di farsi fotografare in maniera sexy in occasione delle nozze. La non notizia è che questo accade da qualche decina d'anni.
Dilettandomi di foto, ho una discreta biblioteca di manuali professionali; tra questi un testo di Roxanne Becker e altri "Glamour, Tecnica professionale" edito dalla Kodak Professional nel 1993. Cos'è la foto boudoir? E' una foto sexy dove la modella – una moglie, una fidanzata – si fa fotografare a pagamento in abiti succinti da un professionista in uno studio professionale; il ritratto, in genere nel formato poster, viene poi incorniciato e regalato al coniuge o al fidanzato in varie occasioni (anniversario di matrimonio, S.Valentino, Natale) che lo appenderà in bella vista alle pareti del soggiorno, in camera, si spera non in bagno. Tutto qui.
In pratica è la foto ritratto che si usava un tempo, in versione american-pruriginosa.
Nel mio percorso fotografico mi è successo di fare anche dei servizi matrimoniali all'amica o alla cognata, parliamo di almeno vent'anni fa. Per uscire dal solito schema già allora avevo pensato alla cerimonia come un percorso che finiva sì con la torta ed alri scatti più o meno stucchevoli, ma iniziava con i preparativi. Quindi: la sposa in biancheria intima mentre viene pettinata, viene truccata, indossa l'abito nuziale e pronta ad uscire di casa per andare in chiesa.
Nulla di eccezionale, solo una via a metà tra il fotogiornalismo e la ritrattistica.
Nell'era del foto-video-telefonino tutti sono diventati fotografi; vedere in giro una macchina fotografica digitale – non parliamo della vecchia automatica – è ormai diventata una rarità. Si fotografa col cellulare (e si scarica su Internet) il tanga della prof in aula, il pompino fatto nei bagni della scuola, il proprio pene in erezione, ma guai ad accettare una seduta di ritratto o di nudo da un fotoamatore con le migliori intenzioni. Lo dico con esperienza di causa. E chiudiamola qui.
/M
Secondo me parliamo di due cose diverse, M. Una storia è farsi fotografare discinte per finire incorniciate da qualche parte al posto della velina di turno, un'altra celebrare con adeguata documentazione il giorno in cui si uniscono, oltre che due anime, due corpi.
Per quello che ricordo delle ore che hanno preceduto il mio matrimonio, credo che se il fotografo si fosse presentato a casa invece che in chiesa e mi avesse chiesto di posare da sex bomb, io l'avrei mandato a stendere. Per diversi motivi.
Innanzitutto perché la biancheria da sposa, cioè quella da indossare sotto l'abito, è sempre piuttosto castigata, perché se l'abito è fatto bene ("cucito addosso") non sopporta interferenze da parte di pizzi e reggicalze: si vedrebbero e sarebbe una cosa orribile. Quindi, essendo il mio abito "quel" tipo di abito, il sotto era veramente una tristezza.
Poi perché ero molto, molto agitata. E' andata così. La sartoria d'eccezione che ha cucito il mio abito era quella della mia mamma, che, come fanno le sarte della vecchia scuola, "chiudono" l'opera al massimo un paio di giorni prima della cerimonia, perché le spose tendono a dimagrire molto alla battute finali, e quindi si deve essere sicuri che poi l'oggetto cada bene. E cadeva abbastanza bene, il venerdì pomeriggio, salvo che la mia mamma aveva lasciato in fondo un piccolo strascico che io le avevo chiesto di togliere. La domenica, indossando il tutto, scopro che non solo la gonna mi sta su per scommessa (2 kg di meno in un giorno e mezzo, mai più ripetuto), ma la coda è ancora lì, e ovviamente non si può fare più niente. Urla della sposa, amica che arriva a cercare di sedarla, sposa che la insulta pesantemente, dandole della "romantica del cazzo". Exit amica, sposa furibonda.
Immaginatevi il fotografo in tutto ciò. Per quanto. Il mio fotografo adesso ha cambiato mestiere e fa il cabarettista con molta soddisfazione, lo vedo a Zelig e non riesco a non ricordarmelo in quell'altra veste, quindi magari l'avrebbe presa con lo spirito giusto e sarebbe venuto fuori un gran servizio fotografico. Ma non lo saprò mai.
/G



Ma l'amica è ancora amica?
Ho letto anche io quell'articolo e il mio commento è stato più o meno questo "mah!"
certo che è ancora amica