Valentina vive ancora

Dal 26 novembre 2011 al 22 gennaio 2012, nell'ambito della rassegna Riluce – esercizi di arte luminosa negli spazi di The Style Outlet a Castel Guelfo (Bologna) e a Vicolungo (Novara), Guido Crepax – istantanee di un'epoca omaggia il disegnatore e la sua eroina.

Era il 1965 ed usciva in edicola Linus, un mensile di fumetti che prendeva il nome da uno dei Peanuts di Charles Schulz. Per quelli del mio tempo l'evento è paragonabile al debutto attuale dell'iPhone 4S: per la prima volta il fumetto usciva dalla categoria della lettura infantile (Topolino) o comunque disimpegnata (Tex Willer) per entrare a pieno titolo nell'arte del disegno intellettuale.
Al secondo numero di Linus escono le striscie di Guido Crepax con la sua creatura più geniale, Valentina. Confesso che le storie della fotografa più famosa dei fumetti non erano il massimo della rilassatezza: tanta psicanalisi, tanto Freud, ma anche tanto eros, nel momento in cui il bikini ascellare sconvolgeva i benpensanti. Forse il merito di Crepax è stato proprio questo: far uscire dalla sua penna a china un sogno che diventava "il" sogno di noi giovani, maschi e femmine, anticipatore del movimento libertario che avrebbe travolto il mondo intero a distanza solo di un paio d'anni.

A cinquant'anni di distanza il genio di Guido Crepax viene ricordato con due mostre in programma da novembre a gennaio.
Non so se è una coincidenza o solo un tirare il nostro grande disegnatore per la giacca, ma anche la moda intima femminile si rifà a Valentina nelle collezioni autunno-inverno.
Calze, giarrettiere, autoreggenti, guepière escono dalle stripes per diventare oggetti di (non) vestiario e di massima libidine, forse non comode da indossare tra un taxi ed un sandwich consumato durante una pausa pranzo al bar sottoufficio, ma tanto tanto lussuriose.
E voi, donne del XXI secolo, quanto vi sentite Valentine? O le donne di Crepax esistono solo nell'onirico maschile?

/M

Adoro Valentina. Perché è bellissima, perché è intelligente, perché fa la fotografa, perché ha un cultura profondissima, perché è una donna liberata. Perché è stata la prima donna a fumetti che è entrata nella mia vita, ed è rimasta per me sempre una spanna sopra le donnine di Manara, per dire. Temo per i motivi per cui il mio compagno di blog la trova "non tanto rilassante", però. Valentina ha una storia, non solo delle storie, cambia, si evolve, e sì, si fa un sacco di pensieri, almeno tanti quanti ne fa fare.

E poi anche perché è sexy, certo. E per il caschetto nero, che sta bene solo a lei, e tutte le altre le fa sembrare delle imitatrici (ecco, io per esempio il caschetto nero l'ho avuto, una volta, ma sembravo una lungodegente di un reparto psichiatrico, per cui ho mollato il colpo e sono tornata ai ricci). Ecco, se penso a Valentina penso al caschetto, non alla lingerie.

Una donna del XXI secolo può sentirsi una Valentina? Perché no, per lo meno può aspirare a sentirsi una Valentina. Valentina è una donna consapevole, prima di tutto, e se c'è una cosa di cui le donne hanno bisogno, oggi, è la consapevolezza. Che può passare anche attraverso una guepière, se serve una guepière per farci sentire bene.

La sessualità è una parte di noi, che possiamo sopire per i motivi più disparati, ma che, quando (ri)troviamo, ci rende più forti, più sicure, più capaci di andare incontro al mondo e a noi stesse. La sessualità è conoscenza di noi stesse: non solo del nostro corpo, ma proprio della nostra mente e del nostro cuore – il sesso è uno strumento della testa, e l'organo sessuale più importante è il cervello. Chissà se l'onirico maschile ha mai considerato questo aspetto, di Valentina. 

/G

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Pubblicato in Fantasie, Punti di vista | Tagged as: , , | 2 commenti

2 risposte a Valentina vive ancora

  1. M scrive:

    Il cervello è tutto, capace di dominare tutto, anche la gioia ed il dolore (l'ho detto io, non l'ho copiato). Purtroppo spesso è il nostro organo meno usato, dagli uomini come dalle donne, non c'è distinzione.
    Me ne accorgo anche nelle cose più banali del lavoro, della vita privata e di quella pubblica. Forse è più comodo affidarsi alla memoria ed alla pigrizia, che sovraintendono alla ripetitività e all'abitudine.

  2. G scrive:

    Un momento di ottimismo e di fiducia verso il genere umano, vedo. Poi passa

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