Un sito, il cui titolo – Incontri illeciti – è tutto un programma, ha promosso un sondaggio fra i propri fans per sapere se hanno tradito il neo coniuge durante i giorni a cavallo della celebrazione del matrimonio. Lascio ai curiosi i particolari sul sondaggio che potete leggere qui.
Sono d'accordo con il redattore sull'affidabilità del sondaggio, però resta la domanda di fondo: si può tradire il partner alla festa di celibato o nubilato, o addirittura durante il pranzo di nozze?
A me sembra un quesito marziano, ma evidentemente il fenomeno è più diffuso di quello che si pensi (invito i nostri lettori a dire la sincera verità sulle loro esperienze personali, magari mascherandosi dietro l'anonimato). Con due cerimonie alle spalle posso affermare in tutta tranquillità che il pensiero di un tradimento in quei giorni è l'ultimo che mi è passato per l'anticamera del cervello, anzi non mi è passato per nulla.
Eppure leggo su Kitchen Confidential che il suo autore, Anthony Bourdain, decise di diventare chef il giorno che vide il proprio capo cuoco scoparsi, dietro la cucina, la sposa del matrimonio che stavano servendo. Insomma gli angolasassoni, che fanno tanto i perbenini, non ci pensano due volte a passare sopra tanti giuramenti solenni di fedeltà, se se ne presenta l'occasione, anche con la fede bella lucida al dito.
E questo, si badi bene, riguarda sia gli uomini che le donne, anche se in percentuali diverse. In questo caso non ci sono scuse che tengano, del tipo: stanchezza di coppia, momento di debolezza, euforia della situazione, e via di questo passo. Il motivo scatenante è uno solo: il sesso e la voglia di farlo, il resto non conta.
C'è un qualcosa di stonato in tutto questo, di surreale, come se durante un funerale il congiunto del defunto mandasse sms a chi gli aggrada. Qualcosa non va, e comunque non è l'inizio migliore per una vita di coppia, per quanto aperta sia. Non è solo questione di stile.
/M
Ricordo bene il racconto di Bourdain, e ricordo che mi aveva divertito, forse perché l'avevo trovato una spacconata – cosa peraltro piuttosto frequente nei racconti della cucina dell'istrionico chef. Se però questo sondaggio è vero, e pur facendo la tara sulla sua provenienza, trovo che la cosa sia veramente triste, altro che divertimento.
Non voglio fare la romantica per forza, ma mi chiedo come sia possibile che una persona che si è presa un impegno da poche ore possa venirvi meno così velocemente in nome di… chi lo sa. Se lo spirito è forte, la carne meno, ok, ma insomma. Nessuno è obbligato a sposarsi, quindi l'unica cosa che mi viene da dire è: perché?
E se questo può valere in generale, per il matrimonio inteso come progetto di vita, qui parliamo d'altro, parliamo del progetto di una giornata. Come puoi essere capace di affrontare qualunque cosa se non ti sai trattenere per una giornata?
Ma anche senza scomodare i massimi sistemi – il progetto, la promessa – e rimanendo terra-terra, mi chiedo anche: come? Come cavolo fai, col casino che c'è, i parenti, gli amici, tua moglie/tuo marito, come fai a infrattarti come se ti trovassi a una festa di laurea? (dico festa di laurea perché da quello che ricordo le feste di laurea erano terreno assai fertile per incontri non proprio casti e tutt'altro che esposti ai sensi di colpa e di opportunità).
E' che stride l'idea di bravata che l'idea di tradire durante la festa di nozze porta con sé, e l'idea che la festa medesima è manifestamente, a questo punto, una gigantesca farsa, di quelle che non fanno ridere per niente.
/G



Per me, il matrimonio è una gigantesca farsa. Sì, lo so, manco di rispetto a tutti i lettori/le lettrici sposati, e anche a voi due autori del blog, ma non posso negare di essere profondamente ostile a questa istituzione. Prometto che, se ce la faccio, il famoso guest-post verterà sulla mia idea del matrimonio, così da sembrare meno una femminista indemoniata.
Tornando all'articolo, sono d'accordo con G: nessuno ti obbliga a sposarti, quindi, se non te ne frega niente, perché lo fai? Credo che, fondamentalmente, alla base, quelli che si sposano senza reale interesse abbiano due ragioni:
1) mamma, papà, parenti e fidanzata/o che ti chiedono costantemente "quand'è che ti sposi?", come se fosse uno step necessario della vita di un essere umano. La nostra società ci insegna fin da piccoli che nella vita, quando ci si innamora, si devono fare tre cose: fidanzarsi, sposarsi e avere dei figli. Pensiamoci. In quante favole la principessa convive col principe, ma al contempo ha una miriade di impegni diplomatici che la spingano lontana dal palazzo? In quante storie la mancanza di figli è una cosa positiva? Persino la Costituzione ci dice che la famiglia è l'unità-base della società! Mi sembra assurdo che l'atomo sociale, la parte indivisibile, sia la famiglia e non l'individuo, perché questo implica che chiunque non faccia parte di una famiglia non abbia una vera importanza sociale. Ricordo anche mia madre che, esasperata, mi diceva "spero che ti sposi presto!", implicando "che te ne vada presto", e la mia risposta perenne risposta "non ti preoccupare, mi levo dalle balle prima possibile anche senza sposarmi". E l'ho fatto, il tempo di finire il liceo e me ne sono andata.
2) Ci sono donne che, come unico scopo nella vita, hanno quello di accasarsi e riprodursi a mo' di conigli. Anche questo è un riflesso sociale, legato al fatto che fin da bambine ci raccontino storie che non terminano mai con "e visse per sempre felice e contenta, senza marmocchi urlanti e scagazzanti in giro per casa, una vita libera e ricca di esperienze con moltissimi uomini". Vogliamo parlare della prospettiva maschile? Soprattutto in Italia, gli uomini sono trattati da semidei fin dalla nascita da mamme che lasciano loro molte più libertà e molti meno doveri che alle figlie femmine. A parte l'eccelso esempio che abbiamo in questo blog (un uomo in grado di cucinare!), ben pochi uomini italiani sono capaci, se non sono obbligati da una vita in solitudine, di stirarsi una camicia, lavare i propri vestiti o pulire una cucina: in poche parole, non sono capaci di autogestirsi. E qui subentra la moglie. Sì, perché la moglie, se si ha fortuna, può essere meglio della mamma: oltre a pulirti sotto il culo, scopa anche con te e si occupa dei tuoi figli! Il Paese dei Balocchi, in pratica! Per questo molti uomini si sposano. L'ho visto con mio padre: adesso 57enne, quando ha divorziato non ha nemmeno considerato l'idea di trovarsi un appartamento: è tornato a vivere dalla mammina, una donna pugliese (quindi idolatra del figlio maschio) di 90 anni con l'energia di una ventenne, e da allora (6 anni fa) non si è ancora schiodato da lì, ne ha la benché minima intenzione di farlo, perché questo implicherebbe, oltre a pagare l'affitto di un appartamento, pagarsi una domestica, dato che non è capace di tenersi dietro da solo e a 57 anni certe cose non sei disposto a impararle. Per molti uomini, trovare moglie è avere una domestica e una prostituta con un contratto semigratuito a vita.
Ok, lo so, sono stata acida.
Mamma mia, quanta carne sul fuoco! (grazie dei complimenti)
E come darti torto? su entrambi i punti, e le relative sotto-considerazioni. Una cosa vorrei sottolineare, partendo dalla mia esperienza personale: la potenza delle convenzioni sociali, a cui ho sempre cercato di sottrarmi.
Prima di risposarmi, abbiamo convissuto per quattro anni, con un figlio che – pur cattolico convinto – non ho voluto battezzare per lasciare a lui la scelta della religione, una volta maggiorenne. Bene, la nostra resistenza su entrambi i fronti – matrimonio e battesimo del piccolo – dopo quattro anni è capitolata di fronte al martellamento, pressoché quotidiano, delle rispettive madri, della scuola, del comune ("conviventi" sullo stato di famiglia non è un bel termine), della chiesa.
Per fortuna molto in questi anni è cambiato: mio figlio maggiore "convive" con la sua compagna in Francia, e solo una volta li ho sentiti adombrare l'ipotesi di un loro Pacs, subito abbandonata. E noi mai ci siamo sognati di sollecitarli alle nozze o alla figliolanza: se un giorno verranno, bene, altrimenti bene lo stesso. Basta che loro siano felici.
Ommamma, mi sono appena accorta del numero di errori grammaticali che ho fatto nel commento precedente! Vi prego, perdonatemi: era l'una di notte…
M, tu sei un'eccezione. Di solito, i cathfags (nuovo modo, su Internet, di definire i cattolici molto bigotti… per chi sa l'inglese, il nome fa sputtanare) non convivono e non hanno figli prima del matrimonio. Io stessa ho amiche cattoliche, che cerco costantemente di portare sulla retta via del laicismo etico, e ho sentito, da parte di una di loro, un discorso della serie "voglio sposarmi al più presto, senza convivere (NDA: sta col suo ragazzo da ormai 4 anni), perché non voglio che una convivenza pre-matrimoniale ci faccia cambiare idea sul nostro rapporto". In pratica, vuole autocostringersi a stare per sempre con quello che adesso è il suo moroso. Trovo che sia una cosa malata, sinceramente, sempre per il discorso che preferisco capire prima del matrimonio, e non dopo, se la persona con cui sto sia quella giusta o meno.
Per quanto riguarda tuo figlio maggiore, devi considerare che non vive nello stato vassallo di Vaticanland. Qua in Francia SI PUÒ convivere, nel senso che lo Stato non ti ostacola deliberatamente se lo fai; il pacs è solo un modo per ottenere i diritti e i doveri di una coppia sposata, un vero esempio di civiltà, a mio avviso. In Italia, se convivi e il tuo compagno passa un mese in ospedale, tu non puoi andarlo a trovare perché "non fai parte della sua famiglia". Ah, be', certo: la persona con la quale abito e divido la mia vita da dieci, quindici, vent'anni non è la mia famiglia, perché non abbiamo mai fatto una costosissima cerimonia e non abbiamo uno stupido anello d'oro al dito. Mi pare ovvio.
Il pedobattesimo è una pratica tanto crudele quanto l'insistenza sul matrimonio e la riproduzione. Mia madre non è cattolica, eppure mi ha sempre mandata a catechismo e mi ha fatto fare tutti i sacramenti fino alla Cresima per una semplice ragione, e cioè perché non mi mancasse niente rispetto ai miei coetanei; era una misura preventiva: se a 18 anni avessi voluto sposarmi in Chiesa, non avrei avuto bisogno di corsi prematrimoniali accelerati. Adesso sto considerando l'idea di sbattezzarmi, non perché il battesimo mi dia problemi in sé (se non credi, non ti cambia molto il fatto che un prete ti abbia unto la testa e messo a bagno in una bacinella di acqua fredda quando eri troppo piccolo per opporti), ma perché, in quanto battezzata, sono a tutti gli effetti suddita della monarchia assoluta vaticana, oltre che componente della Chiesa Cattolica Spa, cosa che mi infastidisce non poco.
Forse, al di là delle convenzioni sociali sul matrimonio, la cosa peggiore è proprio il fatto di non vivere in uno Stato veramente laico e veramente libero.
Ho avuto la fortuna di trovare sulla mia strada dei preti eccezionali che mi hanno dato moltissimo, compresa la possibilità di risposarmi in chiesa (bestemmia per la chiesa "ufficiale").
Da divorziato e risposato, per il diritto canonico sono un pubblico peccatore e mi adeguo, fregandomene. Quando mi presenterò al cospetto di Dio sono sicurissimo che non avrà in mano il codice canonico.
Quello che voglio dire è che esiste una chiesa fatta da uomini ed una Chiesa che è la comunione spirituale dei credenti in Dio (ma anche in Allah, Javè e Budda). Io mi sento appartenente a quest'ultima.
Non ho alcun problema coi credenti in quanto tali: ognuno può pensarla come vuole, è solo una questione di opinioni. Quello che mi infastidisce è che, nello Stato che è mio, tuo e di tutti gli Italiani, c'è chi ha voce in capitolo in politica quando non dovrebbe averla, e questo "qualcuno" è una delle ultime, lo ripeto, monarchie assolute del mondo, e vive come un parassita su un altro Stato, nella fattispecie il mio. Se non abbiamo una legge decente sui Pacs, se oggi è possibile picchiare un gay in ragione del suo orientamento sessuale senza aggravamento della pena, se oggi praticare l'aborto, che DEVE essere una possibilità in un paese CIVILE, anche se io per prima ho riserve su questo sistema, è una cosa quasi impossibile, lo dobbiamo alla Chiesa. Intesa come il potere più temporale che ci sia, bien sûr.
Chissà perché questa indagine non mi fa scomporre neanche un po'. Per due motivi:
1 – avevo 26 anni, bellydancer da un anno e una sera in discoteca un tizio mi si appiccica e balliamo attaccati tutto il tempo. Non siamo andati oltre solo perché lui era con il suo gruppo della parrocchia (peraltro conosciuto anche dall'amica che era con me) e quello era il suo addio al celibato. Ho provato pena per la sposa.
2 – mi sono trovata anch'io invischiata in un quasi matrimonio. Avevo 23 anni, il mio fidanzato aveva 14 anni più di me, viveva ancora con i suoi ed era molto cattolico: niente convivenza, ci sposiamo appena si può. Avevamo gridato al mondo la data. Eppure, a qualche mese dal matrimonio, ho cominciato un master e mi sono invaghita di un compagno (mai dichiarata e mai consumato, poi la cosa ha preso pieghe completamente diverse). Ma come potevo essere io quella che mandava a monte tutto, con la casa pronta e tutto il resto (sì, lo ammetto, rimpiango ancora la mia cucina Del Tongo, bellissima)? Alla fine, per fortuna, l'ha fatto lui: aveva paura di lasciare la mamma (sì, lo so, non ditemi niente).
E da lì mi sono detta che non avrei più accettato niente di meno che il sogno. L'ho trovato. L'ho sposato perché ci pareva di avere maggiori tutele per noi e per i nostri figli. Ma il vero legame tra noi esula dalle carte che abbiamo firmato: è stata solo l'occasione per fare una bella festa.
Ne discutevo stamani con una giovane donna, nella sala d'aspetto del medico. Anche lei mi confermava questo aspetto: a volte la coppia arriva al matrimonio… perché ormai deve sposarsi, senza che se necessariamente ci siano figli in arrivo. Le nozze diventano quindi un rito a cui non ci si può più sottrarre per tanti motivi.
Se questo avviene, è chiaro che anche in quel giorno davanti all'occasione uno/una si possa lasciar andare.