- … Devo dare da mangiare al pesce rosso.
- … ho un appuntamento col callista alle 6 di domani mattina.
- … se non prendo i farmaci salvavita che ho a casa non arrivo a vedere l’alba.
Eccetera.
Per non dormire con un amante, soprattutto se occasionale, si inventa qualunque scusa.
Che poi il problema è proprio quello di dormire, passare la notte e svegliarsi nello stesso letto. Nel senso che se invece si fa sesso tutta la notte non è un problema alzarsi col sole, è proprio una questione di condivisione del sonno.
Ho fatto un po’ di ipotesi su questo fenomeno (a proposito, sono solo gli uomini che non vogliono fermarsi a dormire o anche le donne che preferiscono che poi ognuno vada a casa sua? Io opto per la seconda, almeno nella mia esperienza è stato così), mi piacerebbe sentire cosa ne pensate.
- La fuga. Pura, semplice, senza ragione. Scappo da una/uno che se dormiamo insieme chissà che si crede domani mattina, scappo da una/uno che avrei fatto meglio ad evitare del tutto, scappo eccetera.
- L’istinto di sopravvivenza. Durante il sonno siamo più fragili e questa fragilità ci mette a disagio, ci fa sentire in pericolo anche se non c’è un pericolo reale. Non penso al rompighiaccio di Sharon Stone, per intenderci, quanto piuttosto il fatto che, fuori dallo stato di veglia, ci sentiamo totalmente indifesi anche dai colpi della più generica avversa fortuna.
- Il rifiuto del “dopo”. Magari il problema sta nel fatto che uno si immagina che la persona con cui dorme vorrà, chessò, dormire abbracciata, e solo il pensiero lo fa rabbrividire.
- La paura di infrangere un sogno. Ci sta che il pensiero del mattino dopo – trucco sfatto per lei, fiatella fetente per lui – possa rovinare per sempre quello che magari fino a quel momento era stato un idillio.
- Lo spazio vitale. La mia esperienza: volevo tutto il letto per me – una questione di spazio, insomma. Avrei potuto rinunciarci solo in cambio di una sontuosa colazione a letto, il giorno dopo (e denti lavati prima di aprire gli occhi, o per lo meno prima che li aprissi io).
Ma adesso, che sono abituata a dividere il letto – non che non apprezzi la solitudine, eh – e soprattutto la persona con cui lo divido è sempre la stessa, vengo man mano elaborando un’altra teoria. Credo che il sonno sia un momento di grande intimità, che non può essere condiviso con chiunque, ma solo con una persona per la quale questa intimità abbia un valore. Chiudere gli occhi e farsi vincere dal sonno è questione più complicata di quanto si pensi. Per i bambini, per esempio, equivale a una piccola morte, ed ecco perché la maggior parte di loro vi si ribella. Per gli adulti evidentemente non è così, ma addormentarsi vuol dire lasciarsi andare, perdere il controllo della situazione, e che non lo si voglia perdere con chiunque mi sembra del tutto logico.
E voi avete cacciato degli amanti? O siete stati cacciati? Sapreste spiegarne il motivo?
/G
E chi se lo ricorda? Non essendo noi degli specialisti, dobbiamo rifarci alla nostra esperienza personale.
Per quanto mi riguarda, dividerei le mie "amanti" in due categorie: le diurne e le notturne. Le prime erano sostanzialmente scappatelle (anche di lei, sposata o fidanzata che fosse), e come tali avevano dei limiti temporali ben precisi, come la preparazione del pranzo o della cena, l'uscita dei figli da scuola, l'arrivo del marito dal lavoro, il rientro in famiglia entro una certa ora se la giovincella viveva con i genitori.
Diverso è stato il caso delle amanti notturne. Pur non essendo impegnative per la vita intera, esse hanno rappresentato dei momenti molto belli, carichi se non proprio d'amore con la a maiuscola, almeno di un forte bene ed altrettanta passione.
Cosa c'è di più bello, in quei casi, di addormentarsi con i corpi intrecciati ed ancora bagnati? Se è vero, come dice la mia cara compagna virtuale, che dormire è un atto molto intimo, è comunque sempre meno intimo di far l'amore. Fatto questo, direi che qualsiasi altra barriera cade.
Non ho mai cacciato, quindi, nè sono stato cacciato dal letto e da casa, dopo. Anzi, c'è stato il caso che l'amante sia diventata un'ospite: il mattino dopo, se dovevo andare al lavoro, lei poteva restarsene a letto, anche dopo che io ero uscito.
La fuga può essere giustificata solo da una motivazione molto forte, del tipo l'aereo che parte o un favoloso contratto di lavoro. In caso contrario la vedo solo come una scusa, per non impegnarsi reciprocamente oltre misura, del tipo é-stato-molto-bello-ciao-alla-prossima.
Ma è solo un'opinione.
Un PS per il punto 5. Mi è capitato di consumare in un letto singolo, con annesso sonno seguente (e conseguente). Può anche essere scomodo, ma per una notte d'amore si può fare, ed è molto molto intimo.
/M



È normale dormire a casa di un uomo senza farci niente? No, perché io, quaggiù, sto diventando il parassita delle occasioni di baracca di un mio amico che abita vicino al centro, visto che la metro passa solo fino a mezzanotte e abito troppo lontano per tornare a piedi… E tutti i sabato sera (o venerdì, dipende da quando si fa baracca) la situazione finale è sempre la stessa: lui che mi invita a dormire a casa sua, dove "dormire" vuol dire "io sul divano, lui sul letto". Una volta ci siamo addormentati sul divano tutti e due, seduti, guardando la televisione. Erano le 4, capiteci. Alle 5 lui si è svegliato, svegliando anche me (è un uomo di due metri, occupa non poco spazio vitale) e se ne è andato nel suo letto, cosa che mi ha permesso di sdaiarmi, ma non ha evitato il torcicollo la mattina dopo.
A parte questa piccola digressione, sapete che conosco donne che non amano farsi vedere da uomini che non conoscono (o che conoscono poco) mentre mangiano? Credo sia a causa dello stesso istinto per cui di solito non facciamo i nostri bisogni in pubblico: le azioni naturali e vitali ci fanno provare vergogna, e dormire rientra fra queste.