Ho sempre attribuito un grande valore al tempo nell’amore. Come se solo il tempo potesse legittimare un amore – se ti amo ancora dopo un mese è una cosa, se ti amo ancora dopo 10 anni è un’altra. E questo è una specie di macrotempo, chiamiamolo così. Quello che si misura sul lungo periodo, la differenza tra l’infatuazione e l’amore, quello vero.
Poi c’è anche un microtempo, che è nel qui e ora. È la capacità, qui e ora, di darsi, reciprocamente ma anche no, attraverso le mille cose che fanno la vita, facendone una vita felice o mediocre.
Se il macrotempo è quello che serve a valutare la stabilità, il microtempo serve a creare le condizioni per questa stabilità.
Nel sesso non è diverso. C’è un macrotempo che è quello in cui due persone si imparano, continuano a scegliersi e scegliere quell’abbraccio, cambiano insieme oppure a turno e sanno comunque modificarsi, un macrotempo in cui possono confermarsi nella loro compatibilità.
E c’è un microtempo che è il singolo incontro. Stiamo bene/non stiamo bene, ti do/mi dai, ti faccio/mi fai. Nel microtempo del sesso per me è importante che ci sia spazio, prima e dopo. Prima per creare le condizioni – non parlo di cene a lume di candela, basta molto molto meno – e poi per la decompressione.
Nel sesso il macrotempo definisce la misura della passione, il microtempo valorizza la passione stessa, in positivo o in negativo, volta per volta.
Prima: creare le condizioni
Il sesso, si sa, sta per ¾ nella testa. Quindi prima ci deve essere la testa, poi arrivano i genitali (anzi, se la testa non ci sta i genitali non ci arrivano proprio). Magari è il giorno fortunato di tuo marito e fin dal mattino non riesci a pensare ad altro, a quando potrai dare un seguito alla mano sul sedere che gli hai messo stamattina quando era ancora in versione zombie in pigiama: perfetto, stasera non ce n’è per nessuno, di sicuro gli salti addosso appena vi incontrate. Più realisticamente, manco ti passa dall’anticamera del cervello, anzi, sei piuttosto malmostosa: marito, hai due strade, mollare il colpo per stasera o farle venire voglia. Come? Dedicandole del tempo, prendendola un po’ alla larga, magari, non proprio infilandole una mano sotto la camicetta e strizzandole l’occhio, ecco. Lei deve trovarti interessante, come prima cosa, poi le piacerai, poi ti troverà desiderabile e solo alla fine ti desidererà. “Ma come, dopo 10 anni che stiamo insieme, deve ancora trovarmi interessante per decidersi a venire a letto con me?”. E certo, il gioco del micro e del macro è proprio questo: il micro ricostruisce in uno spazio ridotto quello che il macro fa in uno spazio (potenzialmente) illimitato. Quindi, sì, caro, tutto daccapo ogni volta.
Dopo: la decompressione
Per qualcuno sono le coccole, per altri la doccia o la sigaretta – o tutte e tre le cose. Il tempo della decompressione è il periodo in cui si ha modo di uscire dal “sex mode: on”, e ognuno ha il suo. Magari sta nel girarsi dall’altra parte e mettersi a pensare (a qualunque cosa), o nel continuare a tenersi addosso una mano del partner, o. Ma questo tempo ci deve essere, se no si fa fatica a liberarsi da una condizione che, soprattutto se è stata molto coinvolgente, ci rimane dentro anche quando dovrebbe starsene altrove. Mettersi a lavorare o accompagnare i pupi a scuola dopo un orgasmo, per dire, senza un attimo di intimità condivisa ma diversa dal sesso, può essere piuttosto pesante. A me, per dire, mi mette proprio di cattivo umore, il che è un peccato, visto che l’orgasmo dovrebbe dare ben altre prospettive a quello che viene dopo.
E voi come la vedete? Siete anche voi così complicate?
/G
Eh sì, se non inventeranno qualcosa neanche fra mille anni riusciremo a capire le donne. Noi uomini siamo semplici, o forse troppo semplici: mi va, ti va? Facciamolo. Credo che neanche il mio amico Max, master filosofo, analizzi il rapporto con la sua fidanzata in termini di macro/micro temporalità. Ma vediamo ugualmente di analizzare la questione posta sul tappeto.
L'immediatamente prima e l'immediatamente dopo non penso che pongano problemi, sveltina esclusa che – per definizione – prevede tempi talmenti ristretti che in pratica non esiste un prima e un dopo, tutto si risolve più o meno nel tempo del passaggio di una cometa al 10 agosto.
Parliamo quindi di un rapporto "normale", dove con tale termine comprendiamo i preliminari e la pace dopo la tempesta, nelle modalità che sappiamo o dovremmo sapere tutti (a proposito: non ne abbiamo mai parlato. Prima o dopo dovremo affrontare anche questi temi nel dettaglio). C'è anche chi non ama i tempi dei preliminari – "veniamo al sodo" come diceva una – ma pare siano eccezioni.
Il problema è il tempo "prima", abbastanza prima.
Certe esperte già citate propongono di preparare il terreno per tempo, appunto, fin dal mattino, con la battutina, la strizzatina d'occhio, l'sms ("Hmmm, stasera…"), la telefonata extraroutine per tenere alta la tensione. Nulla da obiettare fin qui.
Mettiamoci anche, se proprio vogliamo esagerare, un mazzo di fiori di campo (non servono rose o orchidee) o una rara bottiglia di vino. E poi? Sicuri che il campo sia sminato? O c'è in agguato il famoso mal di testa o qualche altra diavoleria che noi uomini non capiremo mai?
Perché possiamo anche essere carini, romantici o duri a seconda delle preferenze di lei, metterci quel capo che lei ama tanto, passare anche dalla parrucchiera e dall'estetista per una botta di restyling, ma se lei alza il sopracciglio ed abbozza "quel" sorrisetto che è tutto un programma (Ma che ti sei messo in testa?), tutto in noi cade, in senso metaforico e newtoniano. Cosa bisogna fare di più?
Buona notte, cara, e sogni d'oro.
/M


