Azzurra, gialla o arancione? Purché funzioni (per entrambi)

Tra i vari problemi sessuali, la disfunzione erettile è il problema maschile più diffuso: un uomo su due l’ha sperimentata almeno una volta nella vita. Un problema spesso tenuto nascosto alle partner (solo il 4% ne è a conoscenza) e che viene affrontato con il ricorso ai farmaci. Questo afferma La Stampa Benessere. Ma c'è anche l'eiaculazione precoce che colpisce 1 maschio italiano su 4, ed anche a questa si può porre rimedio con una pillolina. In pratica (quasi) tutti i problemi sessuali ormai passano per la farmacia.
Fino a qualche tempo fa di patologie e relativi rimedi non se ne parlava, grazie al mito del maschio sempre "in tiro": all'omertà degli interessati corrispondeva l'assenza della ricerca medica, ma da quando anche i maschi hanno cominciato ad aprirsi la farmacologia è venuta in loro aiuto. Oggi c'è una pillola colorata per tutto.

Viagra, Cialis, Levitra sono nomi ormai noti al pubblico di entrambi i sessi, per fama o per uso tra le mura domestiche. Nati per dae una mano ai "vecchietti", oggi il loro uso è diffusissimo pure tra i giovani, e forse anche il loro abuso.
La loro comparsa sul mercato è stata accolta all'inizio con circospezione e sarcasmo: anche il solo parlarne con il medico per la prescrizione era visto come una pugnalata al proprio ego; non parliamo poi dell'acquisto in farmacia, avvolto nel mistero della confezione nascosta sotto la ricetta ed incartata alla velocità della luce.
Eppure, se le disfunzioni sessuali maschili sono così diffuse, non si capisce la nebbia psicologica che le avvolge, a partire dal legislatore che non le riconosce come patologie né invalidanti ad una serena vita di coppia, né perlomeno sufficientemente serie da essere considerate mutuabili almeno in parte.

Le pilloline per funzionare funzionano, ma sono veramente indispensabili? O si potrebbe arrivare allo stesso risultato se ci fosse una migliore collaborazione nella coppia?
Attenzione: non intendo in alcuna maniera scaricare la responsabilità sulla donna. Ma se l'uomo si confidasse con la propria partner, questa potrebbe mettere in atto anche da parte sua quelle tecniche – eccitanti o ritardanti – che renderebbero il rapporto soddisfacente per entrambi. Vogliamo collaborare od ognuno fa per conto suo?

/M

Ribaltiamo un attimo la questione – posto che credo assolutamente che le disfunzioni erettili siano un tabù a tutti gli effetti e, come fai notare giustamente tu, al punto che lo sono anche per il Ministero della Sanità.

Un giorno mi rendo conto che qualcosa nel mio compagno non va. La prima volta dirò, probabilmente, qualcosa del genere "non ti preoccupare, un incidente capita a tutti" (formula consolatoria nella quale si può anche credere, soprattutto se, appunto, è un incidente). La seconda volta ripeterò il rituale con lui, ma cercherò una ragione: il classico "sarà un periodo di stress" va bene per tutte le stagioni. La terza volta, dopo aver ripetuto il mantra, mi chiederò se dipende da me. E alla quarta, il problema è diventato mio. Con quello che ne consegue: tenerezze, provocazioni, numeri da circo, ma assolutamente inutili e frustranti per entrambi. 

Il fatto è che una patologia è una patologia, e come tale va trattata. La collaborazione funziona nella misura in cui non significa farsi carico della patologia altrui, altrimenti i malati diventano due e invece per aiutarsi bisogna che uno sia sano.

Sono un mostro? Non credo proprio. Il punto non è fare ognuno per conto suo, quanto piuttosto essere consapevoli di quello che sta succedendo. E la consapevolezza si matura individualmente, non in due. E non c'è tecnica che tenga, temo.

Anche il confidarsi con la propria donna è spesso una sfida persa in partenza, come la cellulite: elaboriamo strategie complicatissime, adottiamo tecniche le più svariate per fare in modo che lui non la noti, ma la verità è che lui lo sa benissimo che abbiamo la famigerata pelle a buccia d'arancia, solo che non ce lo dirà mai. E così che succede? Che io mi tengo la cellulite e lui il suo disturbo, ciascuno convinto che l'altro non se ne accorga – c'è poco da ridere, a fronte di una disfunzione erettile ci sono un sacco di strategie che si possono mettere in atto per minimizzarne l'effetto – e troppo spaventato all'idea di ferire il compagno per aprire il discorso.

Con la speranza, ancora una volta, che un briciolo di buon senso ci spinga almeno a parlarne con un medico. Prima o poi.

/G

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