Per uno che compra c’è sempre uno che vende

Non tutti per fortuna siamo uguali. Il buon allenatore, come il buon manager qual è G, sa che in una squadra la motivazione non può essere standardizzata: ad uno la frustata dà la carica, ad un altro agisce come depressivo, uno dev'essere strapazzato per dare il meglio, un altro dev'essere sfidato, un altro ancora coccolato, uno preso col denaro, un altro con motivazioni ideali.
Anche la coppia funziona come una squadra: c'è il leader naturale e c'è preferisce essere guidato, chi porta i pantaloni e chi le gonne, come si diceva prima che i jeans diventassero unisex. Personalmente non ci trovo nulla di male, né di positivo o negativo nell'uno o nell'altro ruolo, che possono anche scambiarsi di volta in volta in base alle situazioni ed alle esigenze della coppia.
Non trovo affatto disonorevole essere un dipendente nell'azienda di mia moglie, a cui spetta la decisione suprema, ma in cucina come chef comando io.

Di recente, a commento di un post (ore 15.38), la mia dolce compagna virtuale di letto affermava: "a me non piacerebbe essere 'incitata'". Punti di vista e di carattere, ovviamente.
Due persone estroverse non hanno bisogno di essere stuzzicate per esternarsi, lo fanno di loro indole, ma se uno dei due è riservato e bisogna tirargli fuori le parole con il tirabuscion, starà all'altro trovare il metodo perchè si esprima.
Lo sappiamo fin dai fondamentali: lui (o lei) ha voglia e dovrà inventarsi la migliore strategia perchè anche nel partner scatti la scintilla. Nel marketing si dice vendere l'esigenza: quando il cliente concretizza l'esigenza, la vendita del prodotto viene di conseguenza. Non c'è prevaricazione in tutto ciò del venditore sul compratore, ma solo venire incontro alle necessità del cliente.

Facendo un salto temporale indietro di qualche migliaio d'anni – e correggetemi se i ricordi scolatici mi portano in errore – sappiamo dagli stoici e dagli epicurei che l'apatia, la tranquillità interiore, si persegue o eliminando l'esigenza o soddisfacendola. Nella coppia le esigenze seguono la stessa strada: o si eliminano o si soddisfano. O si dice sì o si dice no.
Ma prima di arrivare alla vendita (o al rifiuto) del prodotto, bisogna stimolare il compratore, bisogna incitarlo a cercare l'esigenza dentro di sè. Se l'aiutiamo a trovarla il gioco è fatto, altrimenti ciccia. Questione di ruoli e tutti siamo venditori o compratori, a seconda delle occasioni. Senza prevaricazioni di sorta.

/M

Contestualizzo: nel post citato, M sollecitava i partner più aperti a incitare l’altro ad esplicitare le sue fantasie. Ora, a me non piacerebbe che il mio compagno mi incitasse, appunto, mi sentirei a disagio, un po’ come quando mi chiedono “a cosa pensi?”: è evidente che se non te lo dico è perché non ho intenzione di renderti partecipe della cosa alla quale sto pensando. Non la vivrei come una prevaricazione, semplicemente come un’intromissione in una cosa che è solo mia.

Ciò detto, sulle motivazioni non posso che essere d’accordo. Aneddoto. L’anno scorso dovevo cambiare computer ed ero molto tentata di passare al Mac. Nel negozio c’era il corner della Apple, per cui sono andata dal venditore e gli ho chiesto con la massima franchezza: “Devo uscire da qui con un computer nuovo e il Mac mi tenta moltissimo, ma lei deve spiegarmi perché dovrei pagare tre volte tanto un computer con le stesse prestazioni”. Lui si è lanciato in spiegazioni tipo la durata della batteria, il fatto che il Mac dura di più (Io: “tre volte di più?” Lui “beh…”), e cose di questo genere. Io ho comprato un pc che costava tre volte di meno e ne sono contenta. Il fatto è che lui non mi ha detto l’unica cosa che mi avrebbe veramente convinta: che il Mac è immensamente più figo del pc.

Funziona allo stesso modo, nel sesso? Nella sostanza forse sì, nella forma assai meno. Il fatto è che se non c’è la giusta dose di complicità ogni forma di vendita mi irriterà. Se percepisco un’esigenza palesemente diversa dalle mie posso lavorarci e magari a un certo punto venirle incontro, ma non sarà certo a parole che questo succederà: non se dall’altra parte “mi si incita”, insomma. In questo sono un compratore difficile. Come per il venditore della Apple, bisognerà che dall’altra parte mi si venda qualcosa nel modo in cui io sono disposta a comprarlo. O, meglio ancora, nel momento in cui sarò pronta a comprarlo. E purché sia veramente figo.

Va da sé, non me ne sentirei sminuita, se lui ci riuscisse.

/G

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