Fino all’ultimo non sapevo se ci sarei andata davvero. Il sabato pomeriggio è un momento critico per eclissarsi per un paio d’ore. E poi non mi sento affatto a mio agio. “Lo faccio per documentare, perché sono curiosa, perché voglio vedere com’è e raccontarlo”, mi dicevo. Lo credo ancora, intanto che saluto la famiglia con fare colpevole. Vado, raccolgo materiale per una storia, e poi basta. Una volta, solo una volta.
Non mi sento a mio agio, dicevo. Mi sento vecchia, tanto per cominciare. E mi vergogno come una ladra, tanto che non ho avuto il coraggio di dirlo a nessuno. Anzi no, l’ho confidato solo alla mitica Sara, che davanti alle mie lagne ha sentenziato: “Queste sono cose da donne, mica da ragazzine”. Mi ripeto questa perla di saggezza come un mantra mentre perdo un tram e mi avvio a piedi, arrivando a destinazione sudata nonostante ci siano al massimo 5 gradi (ma perché non hai preso la bici? Perché c’era la nebbia. E allora? Avevi paura di non vedere la strada? In pieno centro di Milano?). Penso di essere in ritardo, e invece sono la prima, seguita a ruota da una ragazza che è lì per la stessa cosa, ma è molto più rilassata di me. Ci presentiamo, andiamo a conoscere Stefania, che ci prenderà in custodia per la prossima ora. Mentre Stefania ci parla di come vestirci arrivano le altre, alla fine siamo in sei. Ovviamente io sono la più anziana, anche se non so di quanto. E neanche lo saprò mai, peccato perché sono simpatiche. Ma io solo oggi e poi basta, mi tolgo la curiosità e via. Magari farò un’intervista a Stefania, ecco, sì, un’intervista e posso uscire dal ruolo della giornalista del reale, quella è roba per Julie, mica per me.
“Sapete qualcosa del burlesque?” dice allegramente Stefania, appunto, mentre distribuisce a ciascuna di noi uno sgabello, un boa di struzzo e un paio di guanti. Bianchi. Lunghi. Di pizzo.
Insomma, ho comprato 8 lezioni di burlesque da uno di quei siti dove ti tirano dietro le cose più improbabili. E contrariamente a tutte le aspettative, ci sono anche andata. La prima volta, almeno, con spirito di servizio, appunto, per documentare.
“La vergogna lasciatela fuori di qua. I ruoli di madre, moglie, fidanzata, lasciateli fuori di qua. Siamo qui per divertirci, e siamo noi”.
Il riscaldamento è quello di una qualunque lezione di fitness, con la differenza che al posto delle scarpe da ginnastica noi portiamo i tacchi, tacchi veri.
Ma poi si inizia sul serio, dalla camminata. E la gestione del boa. E il polso: “ogni dettaglio è importante, il polso è fondamentale”. Accipicchia, non ci avevo mai pensato. Credevo fosse importante solo per pescare e giocare a biliardo.
Ovviamente mi sento ridicola, anzi un tronco, anzi. Ma sono in buona compagnia, anche le altre hanno facce tutt’altro che rilassate: mentre camminiamo contando, mentre facciamo volteggiare il boa ovunque tranne che dove dovrebbe, mentre temiamo di mancare clamorosamente lo sgabello rompendoci il coccige.
E. Alla fine. Mi sono divertita. Un sacco. Tanto che forse (ma forse) confesserò al marito che non sto andando a fare pilates. Tanto che magari, perché la documentazione sia più completa, ci vengo anche sabato prossimo. Stavolta in bici, però.
/G
Sono preoccupato. La mia compagna sempre virtuale di letto si è buttata. Nel burlesque. Con grande sprezzo del pericolo si è buttata, all'insaputa di tutti.
Siamo entrati nel blog verità. Non bastano quattro aneddoti di vita vissuta per riempire un post, ora siamo al blog reality: provare in prima persona per raccontare (già questo dovrebbe farci valere almeno la nomination al Macchianera Award 2012).
Ci vuole fegato. Beh, adesso non debordiamo più del dovuto: mica G è andata a fare una rapina o a battere in Corso Sempione (è lì che vanno le signorine?). Però ci vuole almeno molto spirito d'avventura per inoltrarsi in un campo che mica tutte ci si buttano. Mi aspetto fra qualche tempo un altro corso, per esempio di spogliarello o di lap dance.
Aspettiamo che G abbia portato a termine il suo percorso – compresa la messa in pratica delle lezioni – per conoscere le conseguenze, senz'altro positive, del suo nuovo sapere.
Mi preoccupa non che G sia entrata nel burlesque, ma perché da buon partner dovrei a questo punto entrare anch'io nel blog reality.
Non mi pare che ci sia analogia per il mondo maschile, neanche come boy in accompagnamento durante l'esibizione. Quindi devo pensare a qualcos'altro.
Per rimanere nel nostro campo dovrei improvvisarmi un ruolo alla Rocco Siffredi, ma onestamente non mi ci vedo: non ho l'età, non ho gli attributi e non sono nel giro. Già è difficile avere la disponibilità della consorte, figuriamoci trovare anche una starlette che ci sta.
E che strategia adottare?
Anche quando mi dedicavo alla foto di nudo – ne parlo al passato, notate bene – trovare la "materia prima" era arduo; oggi è impossibile. Forse sono cambiati i tempi, forse sono al posto sbagliato, o forse non ho voglia di buttare i soldi per una professionista. E poi una cosa è la fotografia (che anche se di nudo dev'essere sempre fatta con professionalità), altra è usare la fotografia per scopi meno nobili.
Potrei tentare con la foto porno, potrei provare un massaggio cinese o thai, con annesso happy end, o provare un "ma come ti vesti" di intimo, o.
Insomma, adesso devo darmi da fare anch'io. E vallo a far capire a mia moglie che si tratta solo di sperimentazione a fini documentaristici: ci crederà?
/M



"Burlesque": la sola parola mi fa sognare e inorgoglire. Sì, è un mio sogno da tanto tempo, ed è un sogno incarnato dalla mia più grande ispiratrice quanto a "sexytudine" (è tardi, perdonate il neologismo): Dita Von Teese. Amo il Burlesque, perché rappresentato da una donna di spettacolo vestita non come una volgare baldracca, ma come una cortigiana. Amo le pin-up, perché sono l'incarnazione di donne che non solo non devono chiedere mai, ma sono richieste, amate e ammirate. Soprattutto, quello che le contraddistingue è il fatto che alla loro sensualità non sia legata una svalutazione totale della loro intelligenza. Vogliamo mettere con le veline di oggi, del cui ruolo la stupidità è parte fondamentale e ostentata? Ecco, credo che, se da un lato mi sentirei umiliata a fare la velina, dall'altro sarei onorata di fare uno spettacolo di burlesque. E chissà: vuoi mai che, col tempo libero dell'estate prossima…
P.s.: mi sto attrezzando per scrivere il famoso guest-post… Tremate, gente, tremate!
certo che i tuoi modelli te li scegli con cura!
beh, non ti immaginare niente di così scenografico, siamo molto più terra-terra nei corsi. diciamo che più che altro ti aiutano (anzi, ti legittimano) a tirare fuori quello che hai già dentro, ma il tutto è complicato dagli aspetti più fisici: il modo di camminare, lo stare in bilico sui tacchi, il muoverti a tempo di musica. il tutto sempre condito da abbondanti dosi di ironia, che è la parte più divertente. Se ci torno vi racconto anche il seguito (per il momento la cosa più degna di nota era proprio il disagio…)
Sembra lo stesso qualcosa di mooolto interessante!
Considerando quanto spesso usi i tacchi, non credo che quelli sarebbero il problema, ma piuttosto il fatto di imparare (e quindi di sbagliare) i movimenti da burlesque circondata da persone che non conosco, vestita sportiva ma con un boa di piume… Ecco, quello sì che sarebbe difficile! In ogni caso, vedremo… Sia mai che impari qualcosa di nuovo!
ah, tranquilla, imparare impari. magari non quello che ti aspettavi, ma impari
M, non farla così lunga, sono solo poche lezioni, e da quello che ho visto non imparerò niente di trascendentale, mi farò solo delle sonore risate.
Giusto per sgombrare il campo: il boa è mollemente adagiato su una normalissima t-shirt da palestra, come pure da palestra sono le braghe (io lo so che tu già ti immaginavi selve di reggicalze e raccapriccianti bustini con i lacci, eh?), l'unica differenza è che ci sono i tacchi – che, ti garantisco, rendono tutto assai più complicato.
Però è vero, non mi sarebbe mai passato per la testa se non avessi voluto documentarlo, e comunque siamo ben lontani dal reality blog. Per esempio non posterò mai i video che si fanno a fine lezione per ripassare durante la settimana
Ma no, ma no, non dovevi sbaldraccarmi così la leçon!
Dovevi lasciare tutto alla più morbosa immaginazione: le ragazze? tutte in guépière rigorosamente nera e trasparente, con le poppe che esplodevano fuori, le chiappe che disegnano violini quando sporgono dalle thonet, le calze…
Invece, ecco qui un misto tra palestra e scuola di recitazione rionale. A questo punto bisogna proprio vedere i video: signore e signori, le comiche finali.
Ti voglio bene.
sì, buonanotte!
peccato averti tirato giù dalla tua strampalata costruzione, ma insomma, è un corso, mica il moulin rouge