La fantasia erotica più diffusa fra gli uomini, ma è in crescita anche nel gradimento delle donne, è il sesso a tre. Fantasia che nella stragrande maggioranza dei casi rimane tale per l'indisponibilità dell'altra, o dell'altro, a praticarla almeno una volta nella vita. Ogni coppia ne ha discusso, come di tutti gli altri aspetti della propria sessualità, dalla posizione preferita alla pratica di maggior gradimento per ognuno dei partner.
Che, badiamo bene, il rapporto a tre non è un tradimento perché c'è il consenso di entrambi: non c'è sotterfugio, non c'è segreto, tutto viene fatto alla luce del sole, beh, almeno di un'abath-jour.
Di fronte al rifiuto, magari reiterato, la domanda viene accantonata nel cassetto dei desideri, assieme ad una vacanza di due mesi alle Isole Vergini, all'abito di Valentino e al giro in Ferrari. Ma perché si dice no?
Una prima risposta è perché dopo "mi sentirei in imbarazzo". Ritrovare un'amica con la quale si è condiviso il marito ed il letto creerebbe un disagio nella normale vita di relazione sociale, ed il pensiero andrebbe sempre a "quella" volta. Come se nella vita non si potesse più incontrare, ed avere un buon rapporto amichevole, con un ex.
In subordine a questa obiezione è la condizione che per farlo si possa ricorrere ad una/uno sconosciuto. Sarà ben più facile andare a letto con una persona di cui si conoscono già pregi e difetti, piuttosto che affidarsi al primo che capita.
Altre volte si ha paura di passare per gay: farlo una volta diventerebbe un marchio indelebile sulla propria fedina sessuale, come se nella normale vita di coppia non si fossero mai scambiati i ruoli. E' come dire che una persona diventa vegetariana per il solo fatto di essere andati a mangare una volta al Joja di Milano.
Ma il no può nascondere timori più o meno inconsci.
C'è una condizione di possesso e di esclusività dell'altro/a: tu mi appartieni, ora e per sempre, e non voglio dividerti con nessun altro, neanche per gioco. E' un po' la reazione di fronte al "troppo" lavoro a discapito della famiglia, o al rituale della partita di pallone con gli amici o al giovedì sera esclusivamente femminile.
In ultima analisi credo che il motivo di fondo sia un altro: l'insicurezza di se stessi. Si ha paura che il terzo sia migliore in prestazioni sessuali (e ridaje!) o che sia talmente bello che possa cambiare i propri gusti e quindi la propria vita. Rifiutiamo cioè la diveristà perché ci fa paura, come di fronte all'appartenente ad un'altra razza o ad una situazione che non abbiamo mai affrontato.
In questo c'è forse anche una certa pigrizia mentale, nel rifiutare un caos psicologico in cambio di uno stile che può anche essere noioso, ma comunque sempre rassicurante.
C'è molta materia per discutere.
/M
A me non è mai capitato. Né di discuterne né di desiderarlo, mentre desidero intensamente fare un giro in Ferrari (non è che qualcuno dei nostri lettori…? No, eh?). Fuor di metafora, considero il rapporto sessuale un'esperienza esclusiva, che rimane all'interno della coppia, e su questo non mi sono mai posta il minimo dubbio.
Imbarazzo? Forse, ma neanche tanto. Un ex può rimanere un ottimo amico, non me lo immagino sicuramente come fu tra le lenzuola quando mi mostra le foto del figlio.
Paura di passare per gay? Con tutto il cuore: chi se ne frega. Se una cosa mi ha insegnato la mia lunga frequentazione della comunità gay è che un'esperienza non fa l'omosessualità. Esattamente come non sono diventata vegetariana dopo aver mangiato (benissimo) al Joia.
Infine: paura dei paragoni? Neanche per sogno: ogni partner è diverso dall'altro, impossibile e stupido pensare di fare dei paragoni. Una relazione sessuale non è fatta solo di tempi e tecniche, è fatta di intesa, di reazioni di un corpo all'altro corpo, e nulla di questo può essere oggetto di paragone.
Forse la chiave è qui. Non mi attira l'idea di trovarmi in una situazione in cui non ho l'esclusiva su chi mi sta accanto. In fondo abbiamo tutta la vita per lavorare sul fatto di entrare in sintonia con delle moltitudini, lasciateci almeno il letto per confrontarci solo con noi stesse e con il nostro partner. Via dalla pazza folla.
/G



Io credo di essere un po' in mezzo tra i vostri punti di vista. Sia io che il mio ragazzo abbiamo vicendevolmente ammesso che una cosa a tre, almeno per una volta, ci piacerebbe. Così, giusto per il gusto di provare. Il problema è che, per lui, "3= io, tu e un'altra" e, per me, "3=io, tu e un altro". Se non mi darebbe assolutamente fastidio "condividere" il mio uomo con un altro, è anche vero che sono gelosa marcia, e non accetterei mai di fare un gioco a tre con un'altra donna (chicchessia, anche la cessa più cessa che si possa trovare). Quindi restiamo sull'amore monogamo, e al più, se mai ci verrà davvero voglia (anche se in principio io sono contraria), ci butteremo sui sex toys.
A questo punto mi butterei sulla formula 2+2, con buona pace di tutti
Lo scrivo ora: a mio modesto avviso è più difficile parlarne, che metterlo in pratica, almeno per una volta. Non ci sono mai stato, ma forse è come andare in una spiaggia per nudisti: all'inizio dev'essere molto imbarazzante ma, passato il primo momento, penso che tutto avvenga in maniera molto naturale. Si tratta di prendere la decisione.
Il problema della formula 2+2 è che le manchi il fascino del 2+1, principalmente legato, io credo per entrambi i sessi, al fatto di trovarsi ad avere a che fare con due persone di sesso opposto, e non solo con una. Cosa che spiega anche perché un uomo voglia due donne e una donna due uomini
Allora aspettiamo due, dico 2, guest post: uno che è quello su cui stai lavorando, il secondo sul "fascino" del 2+1 dall'ottica femminile, perché non puoi buttare lì un concetto e cavartela con due righe.
Mi sembra un bell' argomento di analisi.
domanda: e se a uno di voi fosse proposto di fare il n. 3?
alla mia migliore amica è capitato di ricevere richiesta esplicita da un conoscente che voleva fare una sorpresa alla moglie… la mia amica ha rifiutato.
Io sono molto curiosa, ma non l'ho mai proposto a mio marito. Se invece ricevessi una proposta come quella della mia migliore amica… forse in questo momento della mia vita potrei dire di sì. Però, dipende molto da quanto mi posso sentire a mio agio con i "richiedenti".
Interessane. Io sono dell'opinione di provare, se va si continua, se no ci si ritira in buon ordine. Come un nuovo piatto.