C’è posta

La mia storia è quanto mai banale e insieme terribilmente unica perché  vissuta in prima persona, senza pelle, senza protezione dal dolore.

Come nelle favole, per la strada durante un festival cittadino, mi chiede informazioni: una meraviglia della Natura, con accento straniero e aria candida. Bellissimo. è originario di una città lontana 1000 km, con altra lingua e altri usi, vive in Italia da 2 anni ma sta per tornare a casa. Non importa. Dopo poco è amore folle.
Lui torna a casa e noi ci spostiamo ogni weekend per vederci ed è bellissimo. Ogni occasione di vacanza è un paradiso di benessere.
Io nel frattempo perdo il lavoro, mi chiede di raggiungerlo, ma tentenno: al suo paese è ancora più difficile trovare lavoro e non parlo la sua lingua. Gli chiedo di aspettare, di trovare un'alternativa insieme. Dopo 10 mesi di pendolarismo amoroso – dolcissimo e bellissimo – si trasferisce di nuovo in Italia, grazie ad un trasferimento richiesto e ottenuto. In una città diversa dalla mia; l'obiettivo è comunque andare presto a vivere insieme.
Lavora molto qui, i problemi sono di più qui che là, nella casa madre. Dopo due mesi di ritorno in Italia, dove era già stato 2 anni, stessa azienda, stesso città, stessi colleghi, mi dice che non sa cosa vuole: dove stare, che lavoro fare e… che non sa se mi ama. Non sa cosa vuole nella vita!

Dopo il meraviglioso periodo passato prima, questo per me è un incubo. Mi ritrovo sola, senza i suoi abbracci, senza la certezza di meritare l'amore, senza la gioia, con qualche pezzetto di sogno qua e là sparso sul pavimento. So che questi 16 mesi sono stati per me di amore, non era fascinazione dell'esotico e dell'impossibile.
E ora, da tabula rasa, io che farò? Ho qualche domanda per voi: un amore può finire così in due mesi? Come si "cresce" un amore sano: possibile che gli amori veri siano tutti tranquilli e lisci? Ma soprattutto… dove metto tutte le speranze cresciute insieme che ora sono inutili e rimaste orfane.

/Maria Cristina

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