Il matrimonio è la tomba del sesso, ma anche no

Durante una recente cena capita in cucina un'amica per fumarsi una sigaretta.
Lei: – Oggi me la sono fotografata. Bella, sembrava…
M: – …un'orchidea.
Lei: – Esatto!
Provocata da un'altra amica a mostrare gli slip, tira su la minigonna ed esibisce il triangolino di pizzo. Per fortuna che ce l'ha, a volte no. Si ricopre, si siede, accavalla le gambe ed esibisce la coscia parzialmente coperta dall'autoreggente.
M: – Beato tuo marito. – esclamo con sincera invidia.
Lei: – Non esiste solo lui. A me piace il sesso, mi piace tanto il sesso.
Tutto realmente accaduto.
Moglie, madre, per lei il matrimonio non sembra proprio la tomba del sesso. Dove non arriva il marito (impegnato, dicono, in altre prodezze) arriva l'amante. Occasionale? sono fatti suoi. Diciamo che è coerente: le piace, non lo nasconde, e lo fa. Con lui o con un altro.

Tra quelle che conosco fa parte della minoranza. La maggior parte ha passato la prima parte della vita ossessionata dal pensiero di non trovar marito, non importa se di prima o di seconda mano, purché fosse un marito.
Queste donne non si sono risparmiate, e la loro fedeltà matrimoniale è inversamente proporzionale alla disponibilità precedente. Accasate, figliato, hanno chiuso a doppia mandata il cancelletto del loro podere, non ne sono più uscite né permettono intromissioni di alcun tipo.
La loro vita ha ritmi stabiliti, certi e sicuri. Casa, lavoro, venerdì o sabato sera (quando va bene, se il marito non è di turno, se non hanno le loro cose, se i figli non rompono) per una puntata al casinò coniugale.
Se chiedi: "Si tromba?", alzano gli occhi al cielo, fanno un mezzo sorriso e replicano: "Seee".
Le loro scappatelle in genere convergono sul coro parrocchiale, la festa da preparare all'asilo, i colloqui con i maestri o i professori. Una o due volte l'anno la cena con le amiche, rigorosamente al femminile.
Lasciarsi andare? Seee, neanche con gli sci.

/M

M, te lo devo proprio dire: ma chi frequenti? Possibile che non ci siano vie di mezzo? O quella che se la fotografa e poi la mostra alle amiche come se fosse uno smalto per unghie, o quella che se la cuce e chi s'è visto s'è visto.

Non ci credo. Per fortuna non è così. Non sempre, almeno. Si può avere una vita di coppia appagante e magari anche divertente, perfino, nonostante la fede al dito. E senza andare a darla in giro, intendo. Certo, non è sempre domenica, ci saranno periodi difficili, in cui un libro, anche non bellissimo, risulta essere compagno di letto assai più interessante del coniuge. Basta riconoscerli, questi periodi, chiamarli per nome e accettarli. Con l'accetta, intendo. Perché se durano troppo a lungo ci si abitua e questo non va bene.

Quanto alle signore casa-scuola-parrocchia, beh, non ci credo neanche a queste. Magari questa è la facciata che ti vogliono mostrare, ma quello che c'è dietro non si può sapere. Non sto dicendo che nell'intimità casalinga sono tutte delle assatanate. Dico che ogni coppia ha il suo equilibrio, che può essere fatto di notti folli come di castità, ma in ogni caso rappresenta un modo condiviso di vivere la sessualità. Paradossalmente, condiviso anche se non se ne parla: a letto un silenzio vale più di mille parole.

/G

Altri post che ti potrebbero interessare:

Pubblicato in Vita di coppia | Tagged as: , , | 5 commenti

Torniamo a scuola?

Dicono che i popoli nordici siano freddi, a letto s'intende. Eppure non ho mai visto così tanti e così bei negozi di intimo come a Salisburgo, segno che c'è un'offerta abbondante e qualificata perché c'è una pari domanda.
Sempre nella cattolica Austria, e più precisamente in una villa dell'800 a pochi chilometri da Vienna, ha aperto una scuola di sesso, la AISOS, Austrian International School of Sex. "E' la prima scuola al mondo di sesso pratico – dice la sua promozione -. Anche se i nostri corsi comprendono sia la storia e la moderna teoria sessuale, l'enfasi è su come essere un amante migliore. Posizioni sessuali, tecniche carezzevoli, caratteristiche anatomiche, queste sono le discipline AISOS".

I corsi, riservati ad una ventina di allievi ed allieve, vertono su Tecniche sessuali (10 settimane), Intercorso avanzato (8 settimane), il massaggio sessuale (8 settimane), ancora tecniche sessuali (altre 8 settimane) e storia del sesso (4 settimane). Il tutto per 1600 euro a semestre che comprendono sia le lezioni in aula… che le esercitazioni pratiche (non è dato di sapere se queste ultime avvengono, oltre che tra gli allievi, anche con "docenti" esterni).
Per promuovere l'iniziativa, unica nel suo genere, la scuola ha promosso anche uno spot, che però la televisione austriaca si è rifiutata di mandare in onda, ma che voi potete vedere qui.

Nell'epoca di Internet, dove è possibile trovare di tutto e di più, è interessante che qualcuno pensi al sesso come materia di insegnamento, in maniera tradizionale.
Mentre da noi si discute se, chi e quando deve dare le nozioni sessuali di base – famiglia? scuola? in quale classe cominciare? – i nostri vicini transalpini hanno saltato l'ostacolo a pie' pari. Pensate cosa succederebbe se al liceo i nostri figli avessero dei corsi simili, con tanto di compiti per casa da svolgere con l'aiuto dei compagni/e di classe.
Quasi quasi mi iscrivo anch'io: come si dice, non si è mai finito di imparare. E, poi, vuoi mettere, poter esibire ben incorniciato il diploma di partecipazione. Altro che fondi e salse.

/M

Ovviamente la cosa che mi incuriosisce di più sono le esercitazioni pratiche. Avrei qualche difficoltà, lo confesso.

Ma per il resto mi sembra molto sensato. Assai più dell'atteggiamento falso della nostra scuola, dove l'educazione sessuale è nella migliore delle ipotesi guardata con sospetto da insegnanti e famiglie: così tanto con sospetto che alla fine non si fa per niente. Suppongo che la scuola viennese non si rivolga a giovani virgulti ma ad adulti che sentono il bisogno di… aggiornamento. Però forse sarebbe il caso di porsi il problema. Mi sentirei più tranquilla se mio figlio potesse imparare a scuola, da gente qualificata, le basi della sessualità, piuttosto che farsi raccontare dagli amici chissà quali cavolate di terza o quarta mano. Sarei più tranquilla anche per vigliaccheria, un po', ché certe cose è complicato spiegarle a casa. Perché si fa fatica a trovare l'occasione, a trovare le parole, a trovare il modo. E poi, chi lo fa? La mamma o il papà? Funziona che coi maschietti parla il babbo e con le femminucce la mamma? Se qualcuno di voi ci è già passato mi dica come, per favore, ché io brancolo nel buio.

Quanto alla scuola, beh, direi che ormai sono lanciata, potrei anche provare. Magari giusto un paio di lezioni, per capire come funziona e potervelo raccontare ;)

/G

Altri post che ti potrebbero interessare:

Pubblicato in Costume | Tagged as: | 1 commento

Ti amerò per sempre

Per una volta esco dalla coppia per una riflessione personale, sperando che G mi perdoni per questa incursione. Questa notte è morta Whitney Houston, a 48 anni, troppo pochi, nel Beverly Hilton hotel.

Nata il 9 agosto 1963 nella periferia a Newark, città del New Jersey, Whitney Houston portava dentro di sè il germoglio della musica: la madre Cissy era una cantante di gospel e Whitney era cugina della star pop Dionne Warwick e figlioccia della grande Aretha Fraklin.
La sua è stata una carriera molto veloce: l'intensità e profondità della sua voce l'hanno portata nel 1986, all'età di 23 anni, a vincere il Grammy, inizio di una carriera sempre all'apice. Successo anche testimoniato dai sette singoli consecutivi piazzati al primo posto della "Billboard Hot 100", la classifica dei 100 singoli più venduti e più trasmessi dalle radio negli Stati Uniti, facendo meglio di Diana Ross e dei Beatles. In totale si calcola abbia venduto circa 190 milioni di dischi.
Una popolarità confermata anche sul grande schermo con il film "The Bodyguard", dove la cantante recitò al fianco di Kevin Kostner, sua sensuale guardia del corpo. La colonna sonora del film "I will always love you" raggiunse le 45 milioni di copie vendute.

Se dovessi comporre la classifica delle canzoni più sexy mai scritte, ai primissimi posti non potrebbe non esserci "I will always love you". La sua voce è un sogno, un brivido che corre lungo la schiena e avviluppa le viscere, un orgasmo sul pentagramma.
In genere una canzone piace perché evoca in noi ricordi di un momento o di un periodo, felice o triste, di una persona che abbiamo amato. I will invece è puro sogno, realtà musicale onirica, come il ritratto di Marilyn.
Addio
Whitney.

/M

 

Altri post che ti potrebbero interessare:

Pubblicato in Celebrazioni, Fantasie | Tagged as: , , | 1 commento

A ciascuna il suo reggiseno

Torniamo nella modalità "servizio pubblico" con l'indumento principe della sensualità femminile, il reggiseno.

Prima di tutto una cosa sulle taglie: durante un lavoro ho scoperto che la maggior parte delle donne indossa reggiseni di una taglia sbagliata. Ci siamo abituate a ragionare in termini di prima, seconda, terza, ottava, ma i reggiseni "seri" viaggiano con taglie diverse, calcolate sulla base della circonferenza del torace e dell'effettivo volume dei seni. La circonferenza del torace va misurata sotto il seno. A questo numero di base si aggiungono o tolgono dei centimetri (o pollici) a seconda della nazionalità. Per l'Italia (e cioè per i reggiseni prodotti in Italia, in cui appunto le taglie sono dalla I alla VIII) si calcolerebbe aggiungendo 60 alla circonferenza del torace, dividendo per 5 e arrotondando al numero intero più vicino. Troppo complicato? No, qualunque brava venditrice dovrebbe saperlo fare praticamente a occhio. Poi c'è la dimensione delle coppe, quindi il volume del seno. In linea di massima, la coppa B è quella di riferimento per un seno di dimensioni normali, la A è per un seno più ridotto, la C per le più floride. Naturalmente la taglia associata alla coppa dà risultati diversi: una III con coppa A sarà più o meno come una II (che però è più stretta al torace) con coppa B. 

Come faccio a capire se un reggiseno è della mia taglia? Copincollo da Wikipedia alla voce relativa:

A – La banda che corre dietro la schiena deve essere orizzontale e non deve salire verso l'alto (soprattutto in corrispondenza dell'attacco delle spalline); se ciò accade probabilmente il reggiseno è di una misura troppo grande e sarà bene sostituirlo con uno di taglia inferiore, eventualmente alzando di una lettera la coppa (es. da 36B, o quarta coppa B, a 34C, o terza coppa C).

B – I ferretti sulla parte frontale devono rimanere aderenti al busto e non si devono conficcare, abradere la pelle oppure spuntare inclinati verso la parte anteriore dello sterno; se ciò accade il reggiseno forse è troppo stretto, o è di scarsa qualità, o ancora la sua forma non è adatta a quella del seno che deve sorreggere.

C – I seni devono essere completamente avvolti dalle coppe e ci deve essere una linea liscia, senza pliche, dove il tessuto del bordo superiore della coppa finisce; se invece ciò accade, probabilmente il reggiseno è di una coppa troppo grande (ad esempio invece della 32, o seconda, coppa B la donna dovrà indossare una 32, o seconda, coppa A), oppure, specialmente se allo stesso tempo si nota quanto descritto alla lettera A, è di una misura troppo grande (ad esempio invece della 34, o terza, coppa B la donna dovrà indossare una 32, o seconda, coppa B).

D – La coppa non deve in alcun modo "tagliare" il volume del seno anche se si tratta di un reggiseno tipo a balconcino oppure una qualsiasi forma a taglio basso; se invece il reggiseno stringe al centro della coppa, determinando una piega, fastidiosa e visibile sotto gli abiti, probabilmente il reggiseno è di una coppa troppo piccola (ad esempio invece della 34, o terza, coppa B la donna dovrà indossare una 34, o terza, coppa C), oppure, specialmente se allo stesso tempo si nota quanto descritto alla lettera B, è di una misura troppo piccola (ad esempio invece della 34, o terza, coppa B la donna dovrà indossare una 36, o quarta, coppa B).

E – Il corretto adattamento del reggiseno al seno dipende comunque da altri fattori, che includono in particolare il produttore (alcune marche, infatti, hanno misure più comode, altre più strette), ed il naturale cambiamento nelle dimensioni del seno, dal momento che le dimensioni fluttuano con il peso corporeo e dallo stadio del ciclo mestruale.

E siccome il discorso è parecchio lungo, dei modelli parliamo un'altra volta.

/G

Il feticismo non rientra tra le mie preferenze. Una scarpa, un paio di calze o uno slip non mi dicono nulla se visti così; altra cosa se sono contestualizzati (scusate l'orribile termine, ma va molto di moda).
Il reggiseno, quindi, rientra nella categoria: va indossato, provato, perché gli possa dare un giudizio. Certo, anche da una visione asettica – sul banco del negozio, per interderci – posso trarre una conclusione: uno scollatissimo, tutto trasparenze, con il ferretto fa tutto un altro effetto dal reggipetto in cotone grezzo della nonna. L'immaginario e le conseguenti fantasie sono ben diverse.

Alcune donne scambiano il reggiseno con il sospensorio di maschile fattura. D'accordo che lo dice il nome stesso, ma il reggiseno è probabilmente il capo femminile più erotico, quello che più parla del carattere di chi lo indossa, ed il messaggio che trasmette all'universo maschile è esplicito.
Scegliere un reggiseno monacale in maglina non stimola nessuna fantasia, e chi lo indossa non ha nessun interesse né ad apparire più sexy né dimostra un qualche apprezzamento per il proprio corpo. E' il caso della donna-pasta e fagioli.
Diversa è la donna-caviale: ferretto sotto coppa per esaltare quello che c'è, imbottitura nel caso scarseggi la materia prima, pizzi e merletti per il vedo-non vedo, ampia scollatura fino al massimo della mezza coppa, spallina  sottile (da uomo: evitate le spalline in plastica trasparente color carne. Personalmente le trovo di pessimo gusto).

E poi ci sono le fortunate che possono permettersi di non portarlo. O perché hanno poco seno, e quindi è superfluo (guarda la galleria), o perché è talmente ben fatto, anche se abbondante, che non richiede nient'altro. Mia moglie, quando l'ho conosciuta, apparteneva a questa seconda categoria. Quella sua maglietta fina…
Un ultimo consiglio da uomo: non sempre, ma qualche volta, quando vi spogliate per fare l'amore, non scoprite il seno, tenetevi il vostro capo preferito a coprirlo, anche se ce l'avete perfetto. Sarà lui ad esplorare con le sue mani e la sua bocca quell'angolo di paradiso, se vuole. Fa molto glamour.

/M

Altri post che ti potrebbero interessare:

Pubblicato in (S)vestirsi | Tagged as: , , , | 4 commenti

Lo scandalo del pompino alla francese

Mi piacerebbe, per una volta, aprire una discussione che non fosse tarata in partenza da posizioni preconcette, da ideologismi, da ismi in genere. Dubito che sarà possibile, ma vediamo di provarci.
I maggiori quotidiani, Repubblica ed il Corriere in primis, riportano la notizia che tanto scalpore ha sollevato in Francia a proposito del manifesto shock de "Les infideles" (Gli infedeli), film francese a episodi sull'infedeltà maschile, vista da sette registi tra cui Jean Dujardin, Gilles Lellouche e Emmanuelle Bercot, che uscirà in Francia il 29 febbraio.
Il manifesto in questione mostra in maniera inequivocabile una donna impegnata in una fellatio.

L'agenzia, che ha detto di aver ricevuto quattro denunce, ha chiesto - riferisce il Corriere – che i cartelloni vengano rimossi dalle strade di Parigi perché ritraggono le donne come oggetti sessuali. «Le immagini presentano un'immagine degradante della donna perchè in entrambi i casi non si vede il volto di lei», ha commentato il capo dell'Arpp, Stephane Martin.

Domande:

  1. Una donna che fa un pompino è un oggetto sessuale?
  2. Un uomo che fa del sesso orale ad una donna è parimenti un oggetto sessuale?
  3. Per una donna fare un pompino è degradante?
  4. Per un uomo fare del sesso orale ad una donna è parimenti degradante?
  5. Sono degradanti gli atti in questione o la loro rappresentazione per immagini?
  6. Se fosse stato fotografato anche il viso di lei (o di lui, nel caso inverso) l'immagine non sarebbe stata altrettanto degradante?
  7. Se fosse avvenuto in Italia, sarebbe stato uguale?

Ho rivolto le prime quattro domande ad una cara amica, e la risposta è stata quella che pensavo, dettata dal buonsenso e che non riporto. Così come non voglio rispondere per non influenzare i vostri commenti.
Ho però una mia opinione: si tratta di una bieca operazione commerciale per il fareisaico mercato americano. Tutto qui. Per fortuna che i bigotti siamo noi italiani, oppressi dal Vaticano.

/M

Aha! Questa è facile. Faccio come nei report di lavoro, prima metto il summary e poi il dettaglio: che cazzata ("che cazzata" è il summary, non il fatto di mettere prima il summary e poi il dettaglio).

Rispondo alle tue domande.

1. Una donna che fa un pompino è un oggetto sessuale. Come l'uomo che se lo fa fare. (Che poi: quanto è vulnerabile un uomo, mentre una donna ha il suo cucciolo in bocca? E se le gira male e stringe i denti?)

2. Va da sé che un uomo che fa un cunnilingus a una donna è anch'esso un oggetto sessuale. Meno pericolosi per lei gli eventuali sbrocchi di lui, peraltro. Ma forse la mia concezione di "oggetto sessuale" è un po' troppo estesa, si rifiuta cioè di considerarsi connotata solo negativamente. Essere un oggetto sessuale è una cosa negativa se da piacere solo a uno dei due, se no benvenuto. Non so, ditemi voi.

3. Per una donna fare un pompino è degradante in situazioni particolari. E' degradante se glielo chiede il suo capo. E' degradante se è una forma non concordata di distribuzione dei ruoli nel sesso. E' degradante se serve per farsi accettare (per alcune adolescenti è così). Fatte salve queste situazioni, il pompino è una pratica sessuale come un'altra, accettata perfino dagli stati in cui altre pratiche sono considerate reato. Semmai c'è un'altra questione: a molte donne non piace fare i pompini, per mille motivi facilmente immaginabili. Ma questa è un'altra storia, evidentemente.

4. Beh, spero proprio che non sia degradante per un uomo fare del sesso orale ad una donna! C'è peraltro una sorta di galateo non scritto del sesso orale che vuole che sia lui ad operare per primo. Poi, se è stato bravo, magari lei ricambierà. Se nel frattempo non hanno deciso di passare agli scritti, diciamo.

5. E' il concetto di degradante che non comprendo proprio. Come la vuoi rappresentare una fellatio? Insomma, non è che ci siano molti angoli visuali. Quindi su, siamo seri.

6. Come sopra. Non capisco come sia possibile mostrare il viso dell'uno o dell'altro. Magari sono io che ho poca fantasia, ma non mi immagino proprio una posizione in cui ciò si possa realizzare.

7. Se fosse avvenuto in Italia sarebbe stato uguale.

Io vedo due cose in questa storia, la prima delle quali è che questo signore è candidato all'Oscar con il film "The Artist" e gli americani con cavolo che hanno piacere di far uscire la statuetta dagli iuesei. La seconda è che è una locandina, una cosa che sarà esposta in ogni dove. Se mio figlio mi chiedesse di spiegargliela io non saprei cosa dirgli.

E' per quest'ultimo motivo che anche secondo me questa locandina non va bene (ce ne sono altre, non è che siano meglio) – ma, per carità, non scomodiamo la dignità della persona, che è un'altra cosa.

(Ma voi non avete mai la sensazione che cose come, appunto, la dignità della persona, vengano prese come bandiere quando si discute di cazzate e completamente, colpevolmente, dimenticate, quando si parla di cose serie? Che sia, insomma, un comodo alibi per altri obiettivi, ma facilmente vendibile all'opinione pubblica?).

/G

Altri post che ti potrebbero interessare:

  • (ops, non ci sono post sullo stesso argomento)
Pubblicato in Costume, Mass media ed Internet | Tagged as: | 2 commenti

Cantami una canzone, amore mio

Uno può decidere di seguirlo oppure no, Sanremo, ma sta di fatto che è un evento di quelli grossi. Per celebrare la cosa fuori dalle ovvietà sono andata alla ricerca di canzoni un po’ particolari. Ecco. Voi ci avete mai pensato al fatto che alcuni grandi classici del passato hanno uno sfondo sessuale dibbestia? E non parlo di Elio o degli Squallor, no no, parlo proprio di classici.

Ad esempio, provate a leggere bene questo testo, per cominciare. Lui è l’immarcescibile Celentano e la canzone è “Una carezza in un pugno”, che già dovrebbe farvi drizzare le antenne. Chiaro che il racconto parla analoghe reazioni per altre parti del corpo: com'è che dentro un pugno ci può stare una carezza?

A mezzanotte sai
che io ti penserò
ovunque tu sarai, sei mia
e stringerò il cuscino fra le braccia
mentre cercherò il tuo viso
che splendido nell'ombra apparirà
mi sembrerà di cogliere
una stella in mezzo al ciel,
così tu non sarai lontano
quando brillerai nella mia mano.
Ma non vorrei che tu
a mezzanotte e tre,
stai già pensando a un altro uomo.
Mi sento già sperduto
e la mia mano
dove prima tu brillavi,
è diventata un pugno chiuso, sai.
Cattivo come adesso
non lo sono stato mai,
e quando mezzanotte viene,
se davvero mi vuoi bene,
pensami mezz'ora almeno,
e dal pugno chiuso
una carezza nascerà.
Eccetera.

E siccome abbiamo iniziato con un gigante, proseguiamo su questa strada. “L’importante è finire”, di Mina, è stata già ricordata in queste pagine. Si parlava giustappunto di cose che non c'entravano molto con il canto ma c'entravano molto con l'argomento di cui ci si diletta qui. La canzone infatti dice così:

Adesso arriva lui,
apre piano la porta
poi si butta sul letto
e poi e poi
ad un tratto io sento
afferrarmi le mani
le mie gambe tremare
e poi e poi e poi e poi
spegne adagio la luce,
la sua bocca sul collo
ha il respiro un po' caldo
ho deciso lo mollo,
ma non so se poi farlo
o lasciarlo soffrire
l'importante è… finire.

Adesso volta la faccia,
questa è l'ultima volta che lo lascio morire
e poi e poi
ha talento da grande lui
nel fare l'amore
sa pigliare il mio cuore
e poi e poi e poi e poi
ha il volto sconvolto
io gli dico ti amo,
ricomincia da capo
è violento il respiro,
io non so se restare
o rifarlo morire
l'importante è… finire

Voi che cosa ci leggete dentro?

Un’altra che era giovane quando io ero poco più che una bambina, Marcella Bella. La quale, già in modo parecchio più esplicito, cantava di cieli e veli e paradisi (non fiscali, a quell'epoca). La canzone è "Nel mio cielo puro":

Il sesso è una passione acuta un temporale
Che a volte mi travolge a volte mi fa male
Se mi vuoi io sono qui
E ti grido tanti sì
Se tu vuoi approfittarne fallo pure
Ma non dimenticare
Ma non dimenticare ma non dimenticare.
Ancora non ti ho fatto entrare
Nel mio cielo puro
C’è un paradiso da scoprire
Dietro un velo nero.
Ti guardo come un’ape madre guarda il miele
Ma è un meccanismo fisiologico banale
Le mie voglie sono tue senza tante ipocrisie
I pudori e i vestiti puoi gettare
Ma non dimenticare
Ma non dimenticare ma non dimenticare.
Ancora non ti ho fatto entrare
Nel mio cielo puro
C’è un paradiso da scoprire
Dietro un velo nero.
Tu sei sulla soglia ormai
Ma non ti sbagliare
Straniero di casa tu ancora non sei.
Ancora non ti ho fatto entrare
Nel mio cielo puro
C’è un paradiso da scoprire
Dietro un velo nero.
Se mi vuoi io sono qui
E ti grido tanti sì
Se tu vuoi approfittarne fallo pure
eccetera

Ne ho messe tre, considero fatta la mia parte, ma potrei citarne altre, spesso insospettabili. Facciamo un gioco? Chi aggiunge più canzoni vince un ingresso gratis al prossimo LettoRaduno!

/G

Allora io provoco. Parto con un mio idolo, Patti Pravo, e una delle sue più belle interpretazioni: Pensiero Stupendo. Una fantasia che si traduce in realtà. O forse rimane soltanto un pensiero. Stupendo.

E tu
E noi
E lei
Fra noi
Vorrei
Non so
Che lei
O no
Le mani
Le sue

Pensiero stupendo
Nasce un poco strisciando
Si potrebbe trattare di bisogno d'amore
Meglio non dire

E tu
E noi
E lei
Fra noi
Vorrei
Vorrei
E lei adesso sa che vorrei
Le mani le sue
Prima o poi
Poteva accadere sai
Si può scivolare se così si può dire
questioni di cuore.

Pensiero stupendo
Nasce un poco strisciando
Si potrebbe trattare di bisogno d'amore
Meglio non dire

E tu
E noi
E lei
Fra noi
Vorrei
Vorrei
E lei adesso sa che vorrei
Le Mani le sue
E poi un' altra volta noi due
Vorrei per amore o per ridere
Dipende da me
E tu ancora
E noi ancora
E lei un' altra volta fra noi
Le mani questa volta sei tu e lei
E lei a poco a poco di più, di più
Vicini per questioni di cuore
Se così si può dire
Dir

E tu ancora
E noi ancora
E lei un' altra volta fra noi
Fra noi fra noi.

Pensiero stupendo
Nasce un poco strisciando
Si potrebbe trattare di bisogno d'amore
Meglio non dire

Passo ad un capolavoro in assoluto: Margherita, nella sola ed unica interpretazione di Riccardo Cocciante. Un inno all'amore in assoluto che mi piace immaginare a Parigi.

Io non posso stare fermo
con le mani nelle mani,
tante cose devo fare
prima che venga domani…
E se lei già sta dormendo
io non posso riposare,
farò in modo che al risveglio
non mi possa più scordare.

Perché questa lunga notte
non sia nera più del nero,
fatti grande, dolce Luna,
e riempi il cielo intero…
E perché quel suo sorriso
possa ritornare ancora,
splendi Sole domattina
come non hai fatto ancora…

E per poi farle cantare
le canzoni che ha imparato,
io le costruirò un silenzio
che nessuno ha mai sentito…
Sveglierò tutti gli amanti
parlerò per ore ed ore,
abbracciamoci più forte
perché lei vuole l'amore.

Poi corriamo per le strade
e mettiamoci a ballare,
perché lei vuole la gioia,
perché lei odia il rancore,
poi con secchi di vernice
coloriamo tutti i muri,
case, vicoli e palazzi,
perché lei ama i colori,
raccogliamo tutti i fiori,
che può darci Primavera,
costruiamole una culla,
per amarci quando è sera.

Poi saliamo su nel cielo
e prendiamole una stella,
perché Margherita è buona,
perché Margherita è bella,
perché Margherita è dolce,
perché Margherita è vera,
perché Margherita ama,
e lo fa una notte intera.

Perché Margherita è un sogno,
perché Margherita è sale,
perché Margherita è il vento,
e non sa che può far male,
perché Margherita è tutto,
ed è lei la mia pazzia.
Margherita, Margherita,
Margherita adesso è mia,

Margherita è mia…

Abbandonandomi ai ricordi, la lista sarebbe lunghissima: ogni canzone ha segnato un'epoca o un momento della vita. Chiudo la mia trilogia con una canzone di Enrico Ruggeri, cantata in maniera superlativa da Fiorella Mannoia, Quello che le donne non dicono. Anche un uomo può a volte interpretare i pensieri di una donna, quando ci si ama.

Ci fanno compagnia certe lettere d'amore
parole che restano con noi,
e non andiamo via
ma nascondiamo del dolore
che scivola, lo sentiremo poi,
abbiamo troppa fantasia, e se diciamo una bugia
è una mancata verità che prima o poi succederà
cambia il vento ma noi no
e se ci trasformiamo un po'
è per la voglia di piacere a chi c'è già o potrà arrivare a stare con noi,
siamo così
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro "si".
In fretta vanno via della giornate senza fine,
silenzi che familiarità,
e lasciano una scia le frasi da bambine
che tornano, ma chi le ascolterà…
E dalle macchine per noi
i complimenti dei playboy
ma non li sentiamo più
se c'è chi non ce li fa più
cambia il vento ma noi no
e se ci confondiamo un po'
è per la voglia di capire chi non riesce più a parlare
ancora con noi.
Siamo così, dolcemente complicate,
sempre più emozionate, delicate ,
ma potrai trovarci ancora quì
nelle sere tempestose
portaci delle rose
nuove cose
e ti diremo ancora un altro "si",
è difficile spiegare
certe giornate amare, lascia stare, tanto ci potrai trovare qui,
con le nostre notti bianche,
ma non saremo stanche neanche quando ti diremo ancora un altro "si"

/M

Altri post che ti potrebbero interessare:

Pubblicato in Celebrazioni | Tagged as: , , | 7 commenti

Un bacio è un bacio è un bacio

Da bambina, quando due si baciavano in un film, mi assillava un dubbio atroce: ma dove li mettono i nasi?

[Digressione. Da bambina non guardavo film d’amore abitualmente, ma poteva capitare. Ad una condizione: che fossero in bianco e nero. Nei film in bianco e nero, infatti, dopo un bacio c’era solo un altro bacio, al massimo. Con l’avvento del colore, dopo un bacio poteva succedere di tutto, e i miei, che non sono proprio disinvolti, per non saper né leggere né scrivere, cambiavano canale. Anche se di canali ce n’erano solo due e ci si doveva alzare per cambiare. Fine della digressione.]

Il dubbio sui nasi è stato sciolto solo più tardi, quando mi sono resa conto che è un falso problema, e che anzi il naso ricopre una priorità ridicola nel novero delle cose che possono rovinare un bacio infarcendolo di altri pensieri. Ho provato a raccoglierli vedendo la cosa dal punto di vista delle donne, naturalmente, e altrettanto naturalmente invito M a raccontarci come la pensano i maschietti in merito (e non vale, M, se anche stavolta dici che tu non fai testo, ché tanto non ti crediamo, ok che sei speciale, ma non esageriamo con la specialezza).

Ultima nota: lo so che i lettori di questo blog sono un po’ più maturi della media degli adolescenti che consultano video e siti ad hoc sull’argomento (ce ne sono milioni), ma la considero una ragione di più per un ripassino. Col tempo di tende a lasciarsi andare, a volte anche al di là della pancetta.

Intro
Quando sta per partire un bacio si sente nell’aria. Lo sentono le donne e lo sentono gli uomini. Di solito sono le donne a prendere l’iniziativa – come su tutte le cose della vita, del resto. Questo è un fatto. Quello che potete fare voi maschietti è riconoscere, anche senza dirlo, che se vi avessimo aspettato col cavolo che staremmo insieme.

1. Quando parte un bacio parte la lingua. Sbagliato. Il bacio è prima di tutto contatto. Curate questo, curatelo bene. Un buon modo per curare il contatto è curare le labbra: risparmiateci le screpolature, non sono piacevoli. Attardatevi, dateci il tempo di realizzare che noi abbiamo fatto il primo passo e voi non vi siete sottratti. Approfittate di questo tempo per capire che tipo di bacio avevamo in mente quando vi abbiamo ghermito. Poi, se è il caso, fate partire la lingua.

2. Attenzione alla saliva. Niente è più antipatico di un bacio “bagnato”. Siete in grado di farlo, ne sono sicura.

3. Labbra morbide, ma non molli. Se necessario esercitatevi (non so se esistono degli esercizi per rendere tonica la bocca come quelli di Kegel per il pavimento pelvico. Voi almeno provateci), ma non ci sbattete in faccia una specie di pezzo di sushi un po’ andato. Contrarre, su!

4. Torniamo alla lingua. Non è un martello pneumatico. Non è un boa constrictor. Non è (neanche lei) un pezzo di sushi un po’ andato. Non è lo scovolino del dentista. Fatele corteggiare la lingua di lei, come in una danza. Viene meglio.

5. Occhi aperti o chiusi? Qui dipende dalle scuole di pensiero e anche da come siete voi. Però, se li tenete aperti, non fatevi beccare con l’espressione guardinga o spaventata o di quello che sta pensando “ammazza, quanto so’ figo!”.

6. Fateci capire che “ci state dentro”, attraverso il bacio ci arrivano i vostri messaggi: di benessere, di amore, di tenerezza, di eccitazione, oppure anche di stanchezza, se c’è. Ecco, non li mettete a tacere, questi messaggi, fanno tanto tanto bene.

7. Fateci respirare. Fuor di metafora, non ci bloccate le vie respiratorie, se la bocca è impegnata fate in modo che il naso sia libero (ecco, vedi che ritorna il naso e che non aveva una priorità ridicola?).

Ndr. Ho un debito verso Quaranta ma non li dimostra, fonte preziosa di spunti per questo post. 

/G

Concordo su (quasi) tutta la linea, compresa la specialezza (in effetti, se c'è una cosa di cui sono discretamente fiero, è l'ars basiandi, come dichiaratomi da una fanciulla).
Spiego il quasi. Mica è vero che sono sempre le donne a prendere l'iniziativa. Io credo nell'attimo fuggente: c'è un momento in cui un uomo ed una donna capiscono che "quello" è il momento giusto per baciarsi, non un secondo prima né un secondo dopo. Gli sguardi si incrociano, gli occhi leggono dentro l'anima dell'altra persona, i volti si avvicinano, le labbra si socchiudono, ed avviene quel contatto magico che sprigiona un fuoco nel cuore e nelle viscere. Ci si incontra a metà strada.
Non sempre il bacio più bello è quello francese, con la lingua, per intenderci. Nella mia esperienza il più bello è il primo, senza lingua, quasi uno sfioramento tra labbra, quando si scatena la scintilla, prima che passi tutta la corrente. E' quel bacio che ci fa sentire la morbidezza delle labbra, il profumo della pelle, la mancanza di screpolature o di ipersalivazione. E' il bacio dell'amore, non della passione (quella verrà con il secondo bacio, subito dopo).

E' il bacio dell'amore, dicevo, tant'è vero che le puttane non baciano (vedi Pretty Woman) né certe compagne d'avventura passeggera. O almeno a me è capitato così: donarsi completamente per una scopata, ma rifiutarsi di baciare sulle labbra.
A volte i baci possono "saziare" ancor più di un amplesso vero e proprio, sostituirlo egregiamente, soprattutto in storie che non possono (o devono) avere strascichi nel tempo.
Il bacio, a differenza del coito, non ha limiti fisici: si può baciare una donna, o un uomo, per ore, senza soluzione di continuità o di stanchezza. Bene lo sanno le lesbiche.
Tutto questo avviene in genere la prima volta in assoluto, e le tante prime volte – per esempio – dopo una lunga lontananza. Fra due partner, coniugi o conviventi, il bacio col tempo perde la sua carica erotica. Diventa affettuoso, coccoloso, un apostrofo fra le parole ti voglio bene, parafrasando i cioccolatini, come al risveglio o prima di addormentarsi.

Attenzione al bacio comico, nobilitato in musica da Herbert Pagani (qualcuno se lo ricorda ancora?): il momento magico di cui parlavo prima può frantumarsi sulle lenti, se entrambi portano gli occhiali. Il cin cin fatelo con un calice di vino. Prima.

/M

Altri post che ti potrebbero interessare:

Pubblicato in Tecniche | Tagged as: , , , | Lascia un commento

Un miliardo di cattivi pensieri

Tutti voi sporcaccioni (e sporcaccione, s'intende) conoscete fin troppo bene PornStar Tweet, il social dove si cinguetta solo di porno seguito da quasi 50 mila persone e che raccoglie le migliori star del porno. Ma forse non sapete che sono circa 2 miliardi e mezzo le email pornografiche che vengono spedite tutti i giorni (pensando che siamo in 7 miliardi al mondo, ma quanto scrivono questi erotomani? e soprattutto, come fanno a scrivere qualcosa di nuovo, che io ho grossi problemi solo a mettere insieme un post?).
Queste ed altre cifre ce le rivela nel suo blog non il primo che passa, ma Guido Ghedin, specializzato in comunicazione virale e integrata alla famosa UCLA, l'Università della California di Los Angeles.
Ma cosa guardiamo guardano nel porno web? Ce lo spiega con dovizia di particolari il libro di Ogi Ogas e Sai Gaddam, ricercatori della Boston University, autori del saggio “A billion Wicked Thought” (un miliardo di cattivi pensieri, quante sono le ricerche fatte in Internet dai due studiosi). Per esempio che

gli uomini preferiscono le donne formose, almeno sul web. Meglio se giovani, certo, – sottolinea D – ma in fatto di materiale erotico e pornografico anche cinquantenni e sessantenni sembra siano molto cliccate.

Ma anche che

se la parola ‘giovane’ è una delle più cercate in abbinamento a ‘porno’ e simili, salta fuori che una corposa nicchia di ricerche è rivolta alle cosiddette “Milf” (acronimo che sta per “mothers I’d like to fuck”, dunque si tratta di signore tra i 35 e i 50 anni), che nella classifica delle ricerche a tema sessuale si piazzano al terzo posto dopo ‘giovane’ e ‘gay’. Tanto che uno dei termini più cercati sul sito PornHub secondo gli autori è ‘mom’, mamma, mentre non mancano le ricerche di nonnette scatenate (le cosiddette “Gilf”, dove la g dell’acronimo sta per ‘granny’, nonnetta appunto). Inoltre tra gli eterosessuali riscuotono notevole interesse le trans e in generale i genitali maschili.

E le donne? Il 13% di chi guarda il porno sul posto di lavoro è femminile e l'interesse non è dissimile da quello maschile, anzi è aumentata la curiosità nei confronti di pratiche e scelte diverse dal proprio orientamento, e come emerge dalla ricerca ci si trova davanti a donne attirate dal porno gay maschile.

Ma ciò – afferma DireDonna – non sempre coincide con il reale desiderio di ognuno, il più delle volte rimane una semplice curiosità che si vuole soddisfare. Non una necessità legata all’appagamento del desiderio sessuale. Teoria sostenuta anche da Donald Symons, psicologo dell’età evolutiva e importante pioniere nel campo della sessualità umana.

Che dire? Buon divertimento!

/M

I cattivi pensieri sono il sale della vita. E il pepe, eventualmente. Sono colpita e contenta del (rinnovato? tardivo? scontato? noto?) interesse per le signore non più giovanissime, che spesso nella loro testa coltivano fosche riflessioni sul tempo che passa.

Che poi la ricerca di questo tipo di contenuti non coincida con il reale desiderio, ci sta bene. Insomma, non è che dobbiamo per forza aver bisogno di un paio di scarpe per guardare le vetrine.

Mi colpisce invece il discorso sulle email pornografiche, e non posso fare a meno di pensare all'epoca delle chat, quelle della prima ora, IRC, per intenderci, dove svariate persone hanno perso un numero indefinito di diottrie. La cosa che mi incuriosisce particolarmente è il linguaggio del porno, anzi il linguaggio erotico. Mi spiego meglio. Il film porno adotta un linguaggio molto definito (magari un filo povero, ecco), e così pure il fumetto o il libro. Ma film, fumetti e libri sono diretti a tanti. L'email (e la chat, anche) sono invece diretti a una sola persona, il che modifica notevolmente la prospettiva. Ora, io mi chiedo: ma per scrivere un'email "porno" (ok, mi fa un po' schifo questo termine, si era capito? preferisco pensare che se scrivo a una persona il mio codice sia "erotico", e non sono sfumature)… come si fa? Sì, proprio, come si fa? Cioè, è una cosa che uno pensa prima e poi scrive – come se stesse scrivendo un libro – o il tratto erotico si definisce man mano che si va avanti nella scrittura e ci si eccita da soli? E poi: ci si pongono dei limiti? Quali? Non dimentichiamoci che sono "solo" parole, quindi in teoria limiti non ce ne sono, dal momento che l'integrità fisica dei partecipanti alla conversazione è per definizione salva a priori. Insomma, ecco, io ho queste curiosità, e altre che adesso non mi vengono in mente. Se qualcuno dei nostri lettori ha esperienza in merito, per favore mi spieghi.

/G 

Altri post che ti potrebbero interessare:

Pubblicato in Libri, Mass media ed Internet | Tagged as: , , , | 2 commenti

Il troppo storpia

Passate molto tempo con il vostro coniuge e poco con persone dell'altro sesso? Attenzione, perché potrebbe calare la libido verso il vostro partner: questa è la mia conclusione, opposta a quella dei ricercatori dell'americana Cornell University che potete trovare qui.
Provate ad immaginare di essere trasferiti per lavoro a Venezia, o in un'altra meravigliosa città d'arte. Ogni mattina passate di fronte alla Basilica di S.Marco o alla Cà d'Oro, avete continuamente sotto gli occhi i dipinti del Canaletto e del Veronese, vivete in simbiosi con i migliori esempi della bellezza artistica. Il primo mese vi sentirete come immersi in una favola, il secondo mese direte a voi stessi di quanto siete stati fortunati nella vita, il terzo vi lamenterete dei turisti che inondano le calli e vi impediscono di arrivare in orario in ufficio, il quarto comincerete ad averne abbastanza dell'umidità e della nebbia.
C'è un limite anche al bello o, in altri termini, anche il meglio dev'essere preso a piccole dosi, pena il disinteresse fino alla noia mortale. E' quanto succede agli insegnanti francesi che si trasferiscono nelle ex-colonie delle Isole Vergini: di fronte all'estate perenne durano al massimo cinque anni, dopo di che devono tornare alla pioggia e al vento dell'autunno parigino.

Ho sempre dubitato del vissero felici e contenti delle favole, o delle lune di miele solo letto e sesso per settimane o mesi. Alla fine il troppo storpia. O è patologico o è irreale. Anche del migliore cavaliere azzurro o della più fatale delle donne fatali se ne può avere abbastanza, a prenderli overdose.
Il rimedio è l'evasione. Andatevene ogni tanto, frequentate altra gente, soprattutto di sesso opposto. Ri-conoscerete il valore del vostro partner, lo riapprezzerete, o – se incontrerete qualcun altro migliore – tornerete fra le braccia di vostro marito o di vostra moglie con rinnovata voglia.
Il massimo sarebbe avere un lavoro che vi porta lontano tutta la settimana, per avere un rientro tutto fuochi d'artificio.

/M

Io però non posso che sottoscrivere questo:

La soluzione, secondo i ricercatori, potrebbe essere trovata nel permettere all’uomo di trascorrere più tempo, da solo, con i propri amici maschi e poter parlare di quello che interessa loro. Anche perché, suggeriscono gli scienziati, l’uomo che trascorre poco tempo libero con le persone dello stesso sesso – e troppo con lei – potrebbe alla fine essere meno attratto sessualmente dalla propria partner.

Insomma, tutti hanno bisogno di un po' di privacy, perfino di quella straordinaria negazione di privacy che è l'uscita con le amiche – naturalmente parlo per le donne. Anche se non riesco a vedere il nesso tra un'assidua frequentazione degli amici di lui e la sua difficoltà diciamo nel desiderio. Qual è la molla che scatta? Il fatto che una donna molto socievole "porta fuori" dalla coppia delle cose che dovrebbero rimanere dentro? La confidenza con gli amici, che crea gelosia?

Cioè, finché parliamo di eccessiva vicinanza capisco, e, ripeto, sottoscrivo le conclusioni: uscire, uomini, andate a divertirvi con i vostri simili, noi siamo contente, davvero. Ma il nesso tra gli amici di lui e il di lui distacco mi sfugge. Qualcuno ha un'ipotesi?

/G

Altri post che ti potrebbero interessare:

Pubblicato in Vita di coppia | Tagged as: , , | 7 commenti

Tre è un numero perfetto, solo in matematica

La fantasia erotica più diffusa fra gli uomini, ma è in crescita anche nel gradimento delle donne, è il sesso a tre. Fantasia che nella stragrande maggioranza dei casi rimane tale per l'indisponibilità dell'altra, o dell'altro, a praticarla almeno una volta nella vita. Ogni coppia ne ha discusso, come di tutti gli altri aspetti della propria sessualità, dalla posizione preferita alla pratica di maggior gradimento per ognuno dei partner.
Che, badiamo bene, il rapporto a tre non è un tradimento perché c'è il consenso di entrambi: non c'è sotterfugio, non c'è segreto, tutto viene fatto alla luce del sole, beh, almeno di un'abath-jour.
Di fronte al rifiuto, magari reiterato, la domanda viene accantonata nel cassetto dei desideri, assieme ad una vacanza di due mesi alle Isole Vergini, all'abito di Valentino e al giro in Ferrari. Ma perché si dice no?

Una prima risposta è perché dopo "mi sentirei in imbarazzo". Ritrovare un'amica con la quale si è condiviso il marito ed il letto creerebbe un disagio nella normale vita di relazione sociale, ed il pensiero andrebbe sempre a "quella" volta. Come se nella vita non si potesse più incontrare, ed avere un buon rapporto amichevole, con un ex.
In subordine a questa obiezione è la condizione che per farlo si possa ricorrere ad una/uno sconosciuto. Sarà ben più facile andare a letto con una persona di cui si conoscono già pregi e difetti, piuttosto che affidarsi al primo che capita.
Altre volte si ha paura di passare per gay: farlo una volta diventerebbe un marchio indelebile sulla propria fedina sessuale, come se nella normale vita di coppia non si fossero mai scambiati i ruoli. E' come dire che una persona diventa vegetariana per il solo fatto di essere andati a mangare una volta al Joja di Milano.

Ma il no può nascondere timori più o meno inconsci.
C'è una condizione di possesso e di esclusività dell'altro/a: tu mi appartieni, ora e per sempre, e non voglio dividerti con nessun altro, neanche per gioco. E' un po' la reazione di fronte al "troppo" lavoro a discapito della famiglia, o al rituale della partita di pallone con gli amici o al giovedì sera esclusivamente femminile.
In ultima analisi credo che il motivo di fondo sia un altro: l'insicurezza di se stessi. Si ha paura che il terzo sia migliore in prestazioni sessuali (e ridaje!) o che sia talmente bello che possa cambiare i propri gusti e quindi la propria vita. Rifiutiamo cioè la diveristà perché ci fa paura, come di fronte all'appartenente ad un'altra razza o ad una situazione che non abbiamo mai affrontato.
In questo c'è forse anche una certa pigrizia mentale, nel rifiutare un caos psicologico in cambio di uno stile che può anche essere noioso, ma comunque sempre rassicurante.
C'è molta materia per discutere.

/M

A me non è mai capitato. Né di discuterne né di desiderarlo, mentre desidero intensamente fare un giro in Ferrari (non è che qualcuno dei nostri lettori…? No, eh?). Fuor di metafora, considero il rapporto sessuale un'esperienza esclusiva, che rimane all'interno della coppia, e su questo non mi sono mai posta il minimo dubbio.

Imbarazzo? Forse, ma neanche tanto. Un ex può rimanere un ottimo amico, non me lo immagino sicuramente come fu tra le lenzuola quando mi mostra le foto del figlio.

Paura di passare per gay? Con tutto il cuore: chi se ne frega. Se una cosa mi ha insegnato la mia lunga frequentazione della comunità gay è che un'esperienza non fa l'omosessualità. Esattamente come non sono diventata vegetariana dopo aver mangiato (benissimo) al Joia.

Infine: paura dei paragoni? Neanche per sogno: ogni partner è diverso dall'altro, impossibile e stupido pensare di fare dei paragoni. Una relazione sessuale non è fatta solo di tempi e tecniche, è fatta di intesa, di reazioni di un corpo all'altro corpo, e nulla di questo può essere oggetto di paragone.

Forse la chiave è qui. Non mi attira l'idea di trovarmi in una situazione in cui non ho l'esclusiva su chi mi sta accanto. In fondo abbiamo tutta la vita per lavorare sul fatto di entrare in sintonia con delle moltitudini, lasciateci almeno il letto per confrontarci solo con noi stesse e con il nostro partner. Via dalla pazza folla.

/G

Altri post che ti potrebbero interessare:

Pubblicato in Fantasie, Situazioni | Tagged as: , , , , | 7 commenti

© 2011-2012 Letti Gemelli All Rights Reserved -- Copyright notice by Blog Copyright